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A Rizziconi per dare un calcio alla ‘ndrangheta

13 Nov A Rizziconi per dare un calcio alla ‘ndrangheta

luigirizziBuffon, Marchisio, De Rossi e naturalmente Balotelli. C’era anche Gattuso, per l’occasione. La partita, del resto, era di quelle storiche. Perché il calcio, gli Azzurri di Prandelli, lo hanno dato alla ‘ndrangeta. A Rizziconi, paese di 8mila anime in provincia di Reggio Calabria, un’intera città per mesi ha aspettato la Nazionale, che ieri si è allenata su un terreno confiscato alle cosche. A lanciare l’idea è stato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele: quel campo da calcio in contrada Li Morti fino a qualche anno fa apparteneva alla cosca Crea. Una famiglia senza la quale a Rizziconi non si muove foglia. Ecco perché da 17 anni in quel campetto mai nessuno ha messo piede.
Nel 1994 la Procura sequestra l’appezzamento di terra, nel 2000 la Cassazione rende definitiva la confisca e lo dona alla città, nel 2002 il Comune viene sciolto per infiltrazione mafiosa e passa sotto la guida dei commissari della Prefettura, che realizzano il campo di calcio e gli spogliatoi e li lasciano in eredità alla nuova amministrazione. Ma il nuovo sindaco non è affatto entusiasta della cosa, anzi: il campo, nuovo e pronto, resta chiuso e abbandonato per anni, diventando piano piano oggetto di attentati e atti vandalici. Dopo qualche mese cade di nuovo la giunta e in città tornano i commissari, che trovano porte divelte, armadietti distrutti, muri crollati. Nel 2007 il campetto viene rimesso in sesto ma da allora nessuno ci ha messo piede, né nessuna partita è stata giocata: i Crea, a Rizziconi, fanno ancora molta, molta paura. L’inaugurazione si fa senza i ragazzi, perché “casualmente” l’autista dello scuolabus che deve accompagnarli al campo quel giorno si ammala, e non si trova nemmeno una ditta disposta a fare le pulizie.
Libera, dopo l’arrivo di un’ennesima, nuova amministrazione, si dà da fare per far tornare porte, erba e illuminazione artificiale. Il campetto c’è, di nuovo pronto. E ieri sono arrivati gli Azzurri. A vederli, a Rizziconi, c’erano centinaia di ragazzi. Tanti i delusi perché i posti erano limitati: quello di Rizziconi è pur sempre un campetto di periferia. Tra chi ha potuto vederla, la partita di domenica, il papà e la mamma di Domenico-Dodò Gabriele, ucciso per sbaglio in un agguato a Crotone mentre giocava a calcetto, e i ragazzi dello Zen di Palermo. Oltre ai pulcini della scuola calcio di Rizziconi, che sperano che l’arrivo degli Azzurri aprirà loro le porte anche per l’arrivo di un nuovo pulmino “Chissà che la Nazionale non ci dia una mano a comprarlo”. Tra un calcio al pallone e un sorriso al ct Prandelli, sognare sembra più facile.


(federica grandis)



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