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Accoglienza migranti e richiedenti asilo: le proposte del Gruppo Abele alla politica

15 Feb Accoglienza migranti e richiedenti asilo: le proposte del Gruppo Abele alla politica

Il Gruppo Abele ha sottoscritto un appello al ministro dell’Interno uscente Marco Minniti, esponendo la difficile situazione in cui si trovano diverse associazioni e realtà del privato sociale che si occupano di accoglienza migranti e richiedenti asilo, in seguito al ridisegnamento dei criteri di affidamento di fornitura dei beni e servizi per la gestione dei centri di primo soccorso ed accoglienza, dei centri di prima accoglienza e delle strutture temporanee, avanzando proposte per risolvere le criticità

 

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Con la presente vogliamo sottoporre alla Sua attenzione la difficile situazione in cui si trovano diverse associazioni e realtà del privato sociale che fino ad oggi si sono occupate di accoglienza di migranti richiedenti asilo in seguito al Decreto Ministeriale del 7 marzo 2017 che ha ridisegnato i criteri di affidamento di fornitura dei beni e servizi per la gestione dei centri di primo soccorso ed accoglienza, dei centri di prima accoglienza e delle strutture temporanee.
Negli ultimi dieci anni un significativo apporto all’accoglienza di flussi sempre maggiori di migranti che arrivavano nel nostro Paese è stato assicurato dall’impegno di un gran numero di realtà del privato sociale e del volontariato che si sono prodigate per assicurare a questi migranti luoghi dignitosi in cui soggiornare e progetti di integrazione sociale e di inserimento sul territorio. Realtà spesso piccole che hanno saputo assicurare una buona convivenza e integrazione sui territori di appartenenza.

Per una molteplicità di ragioni legate sia a lentezze amministrative sia a resistenze politiche locali non tutti i progetti di accoglienza diffusa e integrata nel territorio sono nati o sono riusciti a trasformarsi ancora in SPRAR ma, sul piano giuridico-formale, sono ancora dei CAS. Siamo consapevoli che in ragione della grande richiesta di posti di accoglienza molte realtà hanno fatto dell’accoglienza dei migranti un’attività economica orientata al profitto e che di conseguenza spesso ci sono stati abusi e scarsa qualità nei servizi di accoglienza sia tra le realtà di accoglienza del privato sociale che delle realtà profit. Tuttavia le realtà fortemente radicate nei territori hanno lavorato affinché si giungesse invece, anche nell’attivazione dei CAS, a un modello di accoglienza diffusa che fosse sostenibile per i territori di accoglienza e che contemporaneamente potesse divenire una risorsa per l’intera comunità.
Ci sembra che questo patrimonio di esperienza e di qualità di servizio rischi oggi di essere vanificato dai criteri introdotti dal citato Decreto Ministeriale che sembra orientato invece a premiare le realtà che propongono l’accoglienza di grandi numeri di persone attraverso la fornitura di beni e servizi standardizzati. Se questo può forse garantire una maggiore trasparenza sulla qualità dei servizi resi nelle grandi strutture collettive, costringere “l’accoglienza diffusa” ad adottare gli stessi parametri di servizio è incongruo e produce l’effetto paradossale di fare cessare proprio la modalità di accoglienza avente una maggior qualità in quanto assimilabile spesso agli standard SPRAR. Molte realtà di consolidata esperienza stanno infatti oggi scegliendo di non partecipare ai bandi per la fornitura di beni e servizi per i richiedenti asilo dal momento che i nuovi criteri di accesso, ove fossero applicati alla lettera, renderebbero insostenibile economicamente un lavoro di qualità orientato a piccoli numeri di persone accolte e alla qualità dell’accoglienza, rischiando di fatto una “resa” rispetto all’accesso ai servizi socio sanitari del territorio. In particolare ci teniamo a sottolineare alcuni aspetti:

a)Il Decreto Ministeriale introduce un nuovo servizio di Assistenza Sanitaria demandando di fatto ai centri di accoglienza l’attività di primo soccorso e vigilanza sanitaria. E’ dimostrato dalla storia degli ultimi anni che i CAS, lungi dall’essere strutture di accoglienza straordinaria, si sono trasformati in centri di permanenza a lungo termine che sopperiscono alla mancanza di posti nello SPRAR. Riteniamo che nelle strutture di accoglienza diffusa sia errato (e ingestibile) istituire degli ambulatori di fatto privati anziché investire su un buon raccordo con i servizi sanitari territoriali. Un potenziamento di questi ultimi in termini di servizi resi avrebbe in questo caso potuto essere di giovamento all’intera popolazione residente che avrebbe beneficiato di una ricaduta positiva in seguito alla presenza sul territorio di una realtà di accoglienza.
A queste considerazioni si aggiunge la preoccupazione di un’eccessiva medicalizzazione degli interventi dal momento che si prevede che le situazioni meritevoli di attenzione dal punto di vista di assistenza sociale e psicologica siano demandate dagli operatori al medico responsabile sanitario del centro che dovrà decidere quali percorsi attivare.

b)Per quanto riguarda il Servizio di Distribuzione di Beni sicuramente la previsione di una dotazione di base, in termini di beni e di servizi resi, da fornire ai richiedenti asilo ha il merito di assicurare un’omogeneità di trattamento nonché il riconoscimento di dignità alle persone accolte. Tuttavia questa omogeneità va declinata in modo diverso a seconda della natura della struttura di accoglienza evitando situazioni di passività ed assistenzialismo degli ospiti. Se ad esempio nelle strutture collettive di medie-grandi dimensioni è necessario allestire una mensa, richiedere lo stesso approccio in un appartamento è assurdo e contrastante con le previsioni di cui al “Manuale operativo SPRAR” che spinge proprio verso l’autonomia degli ospiti.

c)I criteri introdotti dalla nuova normativa impongono un numero minimo di personale dipendente, scelta quanto mai opportuna al fine di evitare speculazioni al ribasso da parte di alcuni enti gestori. La misura va però concretamente implementata tenendo conto che nell’accoglienza diffusa, diversamente dal grande centro collettivo, la presenza del personale va intesa come presenza organizzata “a rete” e non presenza fisica in un solo posto.

Gli esempi di come l’organizzazione dei servizi si debba declinare in modo diverso a seconda della tipologia di struttura sono molti e per brevità non li elenchiamo tutti. Ciò che ci preme è infatti richiamare la Sua attenzione sulla urgenza e necessità che il Ministero emani chiare indicazioni alle Prefetture precisando che ove l’accoglienza venga effettuata secondo l’approccio diffuso ed integrato con il territorio ovvero in appartamenti o in centri collettivi di piccola o modesta capienza (es: fino a 20 persone), l’erogazione dei servizi di accoglienza e assistenza avvenga facendo riferimento alla disciplina contenuta nel “Manuale operativo SPRAR” (ed. settembre 2015, vedasi sito web http://www.serviziocentrale.it. Solo in tal modo infatti sarà possibile proseguire virtuosamente sulla strada, indicata dallo stesso Ministero, di progressivo “assorbimento” dei CAS nello SPRAR utilizzando il nuovo capitolato d’appalto dei CAS per accelerare questo processo. Una interpretazione ed applicazione del capitolato diversa da quella qui proposta è invece destinata a provocare gravi guasti. Poiché sappiamo che questo non è certo nelle Sue intenzioni ci rivolgiamo a Lei affinché le problematiche qui presentate vengano prontamente risolte.

Ci preme infine sottolineare la situazione del tutto peculiare delle vittime di tratta o potenziali vittime che sono presenti in numero importante tra i richiedenti asilo. In questi anni sul territorio si sono sperimentate, a livello informale, realtà di accoglienza specifiche, in accordo e spesso su richiesta delle Prefetture. La specificità di questi interventi richiede la predisposizione di servizi di accoglienza esclusivamente basati su piccoli numeri mentre i nuovi criteri ancora una volta rischiano di rendere difficile se non impossibile la realizzazione di detti progetti.
Sarebbe inoltre importante che ogni Prefettura assicurasse allo stesso modo una reperibilità 24/h, che al momento non è assicurata in modo uniforme su tutto il territorio. In particolare sarebbe bene che fosse nominato nell’ambito di ogni Prefettura un referente sul tema della tratta per coordinare gli interventi con carattere di urgenza.

PRIME ADESIONI/FIRMATARI

ASSOCIAZIONE GRUPPO ABELE don Luigi Ciotti
ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) Lorenzo Trucco
CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) 1 don Armando Zappolini
COORDINAMENTO EUROPA ASILO 2 Gianfranco Schiavone
FONDAZIONE “MIGRANTES” don Giovanni De Robertis
USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia) 3 – Servizio Tratta – Suor Azia Ciairano
EMMAUS ITALIA 4 Franco Monnicchi
COORDINAMENTO NON SOLO ASILO 5 Diego Montemagno
ON THE ROAD Vincenzo Castelli
LIBERAZIONE E SPERANZA Elia Impaloni
TAMPEP O.N.L.U.S. Piera Viale
COMUNITÀ SAN BENEDETTO AL PORTO Fabio Scaltritti
DISCEPOLE DEL VANGELO Antonella Fraccaro

1 Aderiscono al CNCA circa 250 realtà (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, enti religiosi) disseminate su tutto il territorio nazionale.  

2 Aderiscono al Coordinamento Europa Asilo: Associazione progetto accoglienza, Camelot Officine Cooperative, Cooperativa Sociale K-Pax ONLUS, GLI ALTRI Cooperativa Sociale, Asilo in Europa, CIAC ONLUS, Arca di Noè Società Cooperativa Sociale, Gruppo Lavoro Rifugiati Onlus, Ethica Cooperativa Sociale, ADL Zavidovici, Non Solo Asilo, ICS, Associazione Culturale Multietnica “La Kasbah” ONLUS.

3 Aderiscono a USMI oltre 100 Istituti religiosi femminili impegnati in forme / servizi differenti di accoglienza di migranti (donne e bambini) e, specialmente, donne potenzialmente vittime della tratta.

4 Compongono Emmaus Italia 17 realtà territoriali presenti in 7 Regioni italiane.

5 Aderiscono al Coordinamento Non Solo Asilo: ACMOS, Associazione Cambalache, Associazione Soomaaliya, Casa di Carità, CCM, CISV, COP , Cooperativa Alice, Cooperativa Nanà, Cooperativa Orso, Cooperativa sociale Mary Poppins, Mosaico – azione per i rifugiati, ENAIP, ENGIM Piemonte, Gruppo Abele, LVIA, PIAM, Società San Vincenzo de Paoli Torino, Ufficio Pastorale Migranti



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