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Acqua in bocca sul Forum di Marsiglia

22 Mar Acqua in bocca sul Forum di Marsiglia

Immagine 15Nel sostanziale silenzio dei media si sono chiusi pochi giorni fa a Marsiglia sia il sesto forum mondiale sull’acqua che il contro-forum promosso da movimenti e associazioni che si battono contro la privatizzazione dei servizi idrici e a per l’acqua bene comune. Oggi in tutto il mondo si celebra l’elemento imprescindibile della nostra esistenza. Noi abbiamo chiesto a Marco Iob, esponente del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, di aiutarci a fare il punto sul dopo Marsiglia.

Durante l’ultimo World Water Forum si è decretato il raggiungimento di uno degli obiettivi del millennio (MDG): dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che non hanno un accesso sostenibile all’acqua potabile, mentre è migliorato, ma non sufficiente per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, l’accesso ai servizi igienico-sanitari. Cosa ne pensate?
Il rapporto presentato a Marsiglia sostiene che alla fine del 2010, l’89% della popolazione mondiale (ovvero 6,1 miliardi di persone) abbia avuto accesso all’acqua potabile. L’un percento in più rispetto all’obiettivo del Millennio. È un fatto molto positivo che si facciano dei progressi nel migliorare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, ma mi preoccupa che un rapporto di questa portata ritenga in via di risoluzione il problema dell’accesso all’acqua, quando in realtà accade esattamente l’opposto.

I dati del rapporto Onu sono inesatti?
Non dico questo. Il problema sono i parametri adottati per ottenere questo dato, perché si considera che una persona abbia accesso all’acqua quando possa rifornirsi di almeno 20 litri al giorno da un punto d’acqua potabile permanente situato a meno di 1 km di distanza. Un risultato non particolarmente brillante… Inoltre, si fa il conto del numero di tubazioni installate, senza considerare se dal tubo esca acqua pulita, o se questa risorsa venga fornita ad un prezzo accessibile a tutte le persone.
E poi ci sono gli insediamenti di sfollati e baraccati che non sono conteggiati nelle relazioni nazionali, anche se non hanno l’acqua corrente. L’agenzia Onu per gli insediamenti urbani dice che entro il 2030, più della metà della popolazione dei grandi centri urbani sarà rappresentata dagli abitanti delle baraccopoli senza accesso all’acqua o ai servizi igienici di qualsiasi tipo, perciò in questo senso i dati del rapporto sono a nostro giudizio più ottimistici della reale situazione. Soprattutto per quanto riguarda i Paesi in via di sviluppo. Infine, i cambiamenti climatici non faranno che aggravare questa situazione, considerando anche il fatto che nel 2030 la domanda di acqua supererà le possibilità di fornitura del 40%, come riporta l’ultimo rapporto della Banca Mondiale.

Il vostro movimento insieme ad altri gruppi di attivisti per i diritti dei cittadini sui beni comuni ha organizzato un “contro-forum” in Marsiglia, con flash mob e iniziative di sensibilizzazione. Siete riusciti ad instaurare un confronto con gli organizzatori del Forum? Quali difficoltà avete incontrato?
Il Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua è stato realizzato perché l’organizzatore del Forum ufficiale è il Consiglio Mondiale dell’Acqua, ovvero un organismo privato il cui presidente è Loïc Fauchon, uomo della Veolia, una delle più potenti multinazionali dell’acqua.
Il Forum Mondiale potrebbe essere di per sé un’importante occasione di confronto ed elaborazione di politiche globali sull’acqua, ma non certamente se organizzato e guidato dalle multinazionali. Per questo motivo non intendiamo confrontarci con il Consiglio Mondiale dell’Acqua, al contrario, come riportato nella dichiarazione finale del Forum Alternativo, chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di organizzare un vertice democratico globale sulle risorse idriche nell’ottobre 2014, anche al fine di impegnare in forma obbligatoria gli Stati membri ad attuare il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. La crescente crisi idrica, rende ancora più urgente un legittimo, responsabile, trasparente, democratico vertice sull’acqua, che dovrà essere aperto alla discussione con le comunità locali, con i lavoratori, con i popoli indigeni e con la società civile nel suo complesso, e deve dar luogo a impegni vincolanti e non a dichiarazioni ministeriali elaborate e controllate dall’alto come avviene invece nel Forum ufficiale.

In Italia il 12 e 13 giugno 2011 un referendum ha sancito la volontà degli italiani di non portare avanti un processo di privatizzazione forzata della rete idrica. Cosa è cambiato da quella consultazione popolare?
Innanzitutto il processo di privatizzazione obbligatoria della gestione del Servizio idrico integrato è stato fermato, e questo non è poco, considerando che era un percorso iniziato da anni e portato avanti da governi di diversi “colori”.Senza referendum oggi in Italia non ci sarebbero più o quasi gestori pubblici dell’acqua! L’attuale crisi economica, sta concentrando su di sé l’attenzione delle persone, del governo, del Parlamento e dei media. E questo rischia di far passare in secondo piano i tentativi che si stanno facendo per annullare, aggirare o mitigare il voto referendario.
Ad esempio, non è stato ancora applicato l’esito del secondo quesito, quello che cancella dalla tariffa la “adeguata remunerazione del capitale investito” ovvero una modalità per i gestori privati del servizio di realizzare profitti garantiti, nonostante il decreto del Presidente della Repubblica ne abbia sancito la cancellazione il 21 luglio scorso.
La proposta di creare una grande multiutility del nord è oggi all’ordine del giorno in numerosi comuni da Milano a Genova a Torino, Bologna e altri nel Nord Italia e rappresenta un altro tentativo di aggirare l’esito referendario attraverso la vendita dei servizi pubblici essenziali, acqua compresa. Un’operazione che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Anche questo tentativo è favorito dalla crisi, che spinge i Comuni a mettere sul mercato i propri servizi per assicurare delle entrate, invece di favorirne una gestione più prossima ai cittadini, trasparente e partecipata.

Su quali iniziative sta lavorando il Forum attualmente?
Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, soprattutto per ciò che riguarda il secondo quesito, allora saranno i cittadini a farlo. Con questa convinzione abbiamo lanciato in tutto il Paese la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare che ha eliminato il profitto dalle bollette.

Di che cosa si tratta?
La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011 (data di entrata in vigore degli esiti del referendum), applicandosi una auto-riduzione, pari a quella “remunerazione del capitale investito” che è stata abrogata appunto dal voto referendario. Non si tratta di “disobbedienza civile”, perché in questo caso ciò che chiediamo ai cittadini è di “obbedire” alle leggi in vigore.

Quali altre iniziative portate avanti in Italia?
Per contrastare il progetto della Multiutility del Nord è stata avviata una campagna specifica e si stanno raccogliendo migliaia di firme per un appello al quale hanno già aderito importanti personalità, tra i quali: Dario Fo (Attore, premio Nobel), Franca Rame (Attrice), Moni Ovadia (Attore), Stefano Rodotà (Giurista), Elio e Mangioni (Le storie tese).

Ci sono in campo anche delle iniziative a livello europeo?
Dopo l’esperienza del Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua di Marsiglia, il Forum Italiano amplierà la sua azione anche al livello internazionale.
A Marsiglia, anche sull’onda del successo referendario italiano, è nata Rete Europea per l’Acqua, i cui principi e finalità sono contenute nella “Carta di Napoli“.
La prima attività su scala europea che coinvolgerà ovviamente anche i cittadini italiani sarà quella di utilizzare l’Iniziativa dei cittadini Europei, cioé quello strumento di democrazia diretta recentemente introdotto dal trattato di Lisbona, con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme in sette Paesi per invertire le scelte privatizzatrici dell’Unione Europea e proporre un’iniziativa legislativa alla Commissione.
Il successo referendario italiano ha suscitato molto interesse ed entusiasmo nei movimenti europei e anche grazie allo stimolo che l’Italia ha dato in questo campo, è nata Rete Europea per l’Acqua la battaglia per l’acqua pubblica si estenderà prossimamente in tutta Europa.

(manuela battista)



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