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Albanesi in Italia: facebook e skype per sentirsi vicini a chi è rimasto in patria

17 Nov Albanesi in Italia: facebook e skype per sentirsi vicini a chi è rimasto in patria

17.11.2010 | Redattore sociale

Il tema discusso dal Gruppo Abele con alcuni rappresentanti della comunità albanese di Torino. Anamaria Skanjeti: “Molto importante la rete delle relazioni con la famiglia e con gli amici, per la ricerca del lavoro o sostegno a vari livelli”.

Torino – Facebook, skype, telefonini e tv satellitare. Così le famiglie albanesi che vivono in Italia si tengono in contatto con i parenti rimasti in patria. E’ questo uno dei temi discussi ieri a Torino alla Fabbrica delle “E” del Gruppo Abele, all’incontro “Questa sera parliamo dell’Albania”. Ospiti Benko Gjata, dell’Associazione Italo-Albanese Vatra e Anamaria Skanjeti, dell’Associazione Comunità Cattolica Madre Teresa di Torino.
“Subito dopo il 1995, dopo la sanatoria – ha detto Anamaria Skanjeti – in Italia ci sono stati molti ricongiungimenti degli immigrati albanesi con i parenti e questo ha reso la vita migliore agli individui. Nella famiglia albanese, i motivi di emigrazione sono stati di natura sociale ed economica, soprattutto per offrire un migliore futuro ai figli. Le famiglie danno più stabilità all’individuo che emigra, una vita migliore, più tranquilla, migliori condizioni economiche e socio affettive”.

La famiglia immigrata però è anche un luogo dove i genitori sono sovraccarichi di lavoro e si sente moltissimo la mancanza dei nonni. “Ne risentono i bambini – ha proseguito Skanjeti – vi è difficoltà nella trasmissione della cultura della terra di origine, racconti, leggende, e della lingua di cui i ragazzi sanno poco. Ed è difficile in questa condizioni alimentare la stima per il proprio paese”.

Tra i vari elementi emersi dallo studio sulle famiglie albanesi condotto con il Gruppo Abele e presentati da Anamaria Skanjeti, c’è l’ambiguità dei rapporti con il vicinato italiano, con cui questi nuclei intrattengono a volte delle relazioni fredde e formali in genere per la diffidenza ingenerata dalla scarsa conoscenza reciproca. Gli albanesi non hanno un  particolare senso della comunità connotata dalla medesima provenienza, ma è molto importante per loro la rete delle relazioni con la famiglia e con gli amici, anche per la ricerca del lavoro o per sostegno a vari livelli, con una certa tendenza alla chiusura nelle difficoltà.

I contatti con la madre patria però sono importanti e vengono tenuti durante le ferie estive con un controesodo dall’Italia verso casa e quotidianamente con il telefono, con la tv satellitare o con internet: utilissimi Facebook o Skype. Il lavoro trovato in Italia, fondamentale obiettivo per dare un futuro a se stessi o ai propri figli, generalmente non rispecchia il livello di istruzione ottenuto in Albania anche a causa del non riconoscimento immediato del titolo di studio conseguito in patria. “La burocrazia è anche per loro un inferno – ha proseguito Anamaria Skanjeti – si patiscono gli iter lunghi e tortuosi oltre ai vari disagi dovuti alla migrazione. Il tempo libero manca. Le famiglie albanesi non ne hanno. E dove si sente a casa un albanese migrato in Italia? “I ragazzi, le seconde generazioni, in Italia; i genitori né in Italia né in Albania”.



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