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Alcol e droga. Quattro cartoline per parlarne

09 Nov Alcol e droga. Quattro cartoline per parlarne

cartolineGruppo Abele e associazione Aliseo hanno lanciato una campagna di comunicazione che raggiungerà i luoghi di aggregazione giovanile (locali notturni, scuole, associazioni ecc.) con l’obiettivo di presentare i servizi di accoglienza del Gruppo Abele a Torino, dove è possibile rivolgersi per ottenere informazioni o sostegno riguardo all’abuso di alcol o all’uso di sostanze psicoattive, per sé o per i propri amici. Abbiamo intervistato gli operatori del servizio di Accoglienza di via Leoncavallo.

Come nasce l’idea di “scrivere” ai giovani della città di Torino?
Sono stati i giovani che si sono rivolti alle nostre Accoglienze e che abbiamo incontrato in un Centro Commerciale all’interno del progetto TempoZero a suggerirci di scrivere ai loro coetanei. Dai loro racconti emergevano infatti comportamenti diffusi di consumo di sostanze psicoattive ed alcol all’interno dei loro giri di amici e compagnie. Proprio dalle loro parole e dall’osservazione di essere di fronte ad un fenomeno di abuso sommerso che solo in piccola parte accede ai diversi servizi presenti sul territorio, è nato il nostro desiderio di rivolgerci ai giovani per far conoscere loro un servizio che può aiutare a far fronte a situazioni complesse.

Sono tanti i ragazzi che si rivolgono al servizio di accoglienza del Gruppo Abele?
A Torino nel corso dell’ultimo anno sono stati circa 50 i ragazzi che si sono rivolti a noi, chiedendo un aiuto o un consiglio rispetto a comportamenti di consumo e abuso di sostanze psicoattive e alcol. In particolare, dal nostro osservatorio possiamo segnalare che tra i 18 e i 24 anni è il consumo di  cannabis ad essere prevalente, mentre tra i 24 e i 30 anni compare un consumo maggiore di cocaina, sia fumata che inalata. L’eroina, alla quale i giovani si avvicinano fumandola o inalandola, è molto presente in entrambe le fasce d’età. I giovani che fanno uso di droghe sintetiche come anfetamine, MDMA, ecstasy, LSD, Ketamina, Smart Drugs, difficilmente si rivolgono alle nostre accoglienze. Questo dato ci fa pensare ad una realtà sommersa, che accede con molta fatica ai differenti servizi di orientamento e sostegno presenti sul territorio. L’uso delle varie sostanze è  accompagnato anche dal consumo e abuso di alcol, che i giovani tendono a non stigmatizzare, nonostante abbiano coscienza del fatto che la poliassunzione di sostanze stupefacenti e alcol provochi effetti molto rischiosi e generi comportamenti fuori controllo.

Per quali motivi i giovani si rivolgono a voi?
Solitamente si rivolgono a noi quando non riescono più a padroneggiare il proprio abuso di alcol o consumo di stupefacenti e chiedono come prima cosa un aiuto per riuscire a riappropriarsi di quegli aspetti della loro vita che non riescono più a portare avanti, come il posto di lavoro, le relazioni interpersonali e la scuola. Altre volte sono le difficoltà sorte a causa del comportamento dei ragazzi a spingere non i diretti interessati, ma i loro familiari a ricercare una soluzione al problema o una mediazione rispetto alle conflittualità che questo problema crea in famiglia. Infine, alcuni ragazzi si rivolgono al nostro servizio per chiedere aiuto nel risolvere situazioni connesse ad aspetti legali, come il ritiro della patente o il fermo in possesso di sostanze illegali.

Quali bisogni portano?
Dipende dalla motivazione con cui sono arrivati a bussare alla nostra porta. Quando il bisogno di aiuto parte da loro stessi, ci chiedono di essere guidati e sostenuti per poter affrontare tutte le conseguenze che il consumo prolungato di sostanze ha comportato per loro, per le proprie famiglie  e per i loro amici. Se invece è la famiglia ad essere il motore della richiesta e portatrice di una forte domanda di riappacificazione all’interno del nucleo, la cessazione del consumo o una differente modalità di uso di sostanze può passare anche attraverso una mediazione di varie problematiche relazionali interne alla famiglia. Quando si riescono a soddisfare questi primi bisogni, emergono dalla “nebbia” altre necessità, che hanno a che fare con le peculiarità di ciascuno, le proprie difficoltà personali e interpersonali.

Quali risposte si possono offrire?
Innanzi tutto l’ascolto dei loro problemi e delle loro vicende. I giovani hanno bisogno di esprimersi per poter raccontare le difficoltà che sperimentano, soprattutto in questo periodo in cui si guarda al futuro con poche speranze.
A seconda delle situazioni, si costruisce poi insieme un progetto personalizzato che consente di affrontare i problemi andando ad individuare i punti di forza delle persone e del loro contesto per conseguire i primi obiettivi raggiungibili. Certe volte possono bastare alcuni incontri in cui risultano utili i suggerimenti che emergono, altre volte si prospetta un passaggio ai Ser.D. (servizi per le dipendenze) di zona o si inserisce il giovane all’interno di un vero e proprio percorso di “trattamento” che può includere a seconda delle necessità un sostegno psicologico, un inserimento in gruppi terapeutici, incontri di mediazione con i familiari.

 

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(manuela battista)



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