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Alla stazione per incontrare il mondo

29 Jun Alla stazione per incontrare il mondo

Chi ieri pomeriggio è passato per la stazione ferroviaria di Torino Porta Susa avrà sentito risuonare le note de La bergera, una tra le più famose canzoni piemontesi. Quello di cui forse non si è accorto è che a intonarla era un gruppo di giovani richiedenti asilo politico provenienti dall’Africa, i Coromoro. Insieme a loro, dal pomeriggio fino a tarda sera, si sono esibiti gruppi folkloristici provenienti dal Perù, dal Marocco, dall’Ecuador, dalla Romania e dal Camerun per la mostra spettacolo Le Terre attraverso il Mare:in viaggio verso la terra sognata.

 

Balli, canti, riti e sapori antichi che dimostrano come certe tradizioni si possono abbandonare ma, di certo, non si possono dimenticare. Ce lo ha raccontato Rodica, una donna proveniente dalla Bucovina (regione a nord della Romania) quando ha detto che le tradizioni sono più importanti per chi parte piuttosto che per chi resta: per chi vive lontano, infatti, gli usi e costumi locali costituiscono spesso l’unica ancora verso le proprie origini. Anche quando lasciare il Paese è un’esperienza di studio, positiva e temporanea, la terra d’origine chiama con forza e nostalgia: “Quando sono molto stanca – ha raccontato Qi-Shuang, studentessa al Politecnico di Torino – mi affaccio alla finestra e guardo le montagne. E quando lo faccio, mi manca mia mamma. Qui è molto bello, ma voglio tornare in Cina per stare con la mia famiglia”.

 

In un momento storico in cui si parla di immigrazione soprattutto in termini di “invasione”, una festa come quella de Le Terre attraverso il Mare, ogni tanto, è necessaria. Perché il viaggio verso la terra sognata è anzitutto un diritto, sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani. L’Italia è stata nei primi decenni del ‘900 terra di emigrazione per poi divenire, alla fine del secolo, terra di immigrazione, con i flussi consistenti provenienti dall’ex Jugoslavia prima e dal Nord Africa poi. Oggi, con la crisi economica, il nostro Paese torna ad essere un posto da cui scappare, come dimostra il cosiddetto fenomeno dei cervelli in fuga. Quella valigia piena di sogni e aspettative, magari disfatta da un nonno e ora di nuovo riempita da un nipote in partenza, è così viva nella cultura italiana. Forse per questo in sette ore di performance, oltre 1300 persone (qualcuna di passaggio, qualcuna appositamente arrivata da tutto il Piemonte) hanno visitato Le terre attraverso il mare. 

 Chi ha avuto la fortuna (o la curiosità) di fermarsi fino alla fine della giornata, ha visto un bellissimo Mandala, iniziato e terminato nel corso del pomeriggio, dissolversi come vuole la tradizione tibetana, al termine della mostra-spettacolo, con la polvere di mille colori mescolati da centinaia di piedi e altrettanti passi di danza. Una metafora emozionante della vita di ognuno di noi, cullati da correnti imprevedibili che ci portano in mondi e luoghi che non sempre possiamo immaginare.

 

(valentina casciaroli e manuela battista)



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