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Alzare lo sguardo per combattere l’emarginazione

10 May Alzare lo sguardo per combattere l’emarginazione

Don_Virginio_04Oggi vivono nelle grandi aree urbane di tutto il mondo 3,4 miliardi di persone. Il 60% della popolazione mondiale, una percentuale destinata a crescere. A Milano, la Casa della Carità diretta da don Virginio Colmegna e il Souq (Centro studi sofferenza urbana) organizzano un convegno internazionale sui problemi sociali, politici e sanitari legati allo sviluppo e al governo delle metropoli e delle megalopoli. Al centro dei lavori una riflessione sul governo delle grandi città in relazione a tre temi: la  marginalità giovanile, l’emarginazione psicosociale e la convivenza con gli immigrati.

Don Colmegna, come è cambiato negli ultimi anni il tessuto sociale metropolitano dal vostro osservatorio milanese?
In grandi città come Milano, ma anche nelle metropoli del resto del mondo, la condizione sociale di chi si trova “ai margini” è notevolmente peggiorata. Si è sviluppato un senso di frammentazione, di insicurezza e disagio che incide sulla condizione di vita dell’individuo. Il problema però non riguarda solo la povertà economica di una parte della popolazione, ma anche il diffondersi di una povertà culturale, che ha favorito l’instaurarsi di modelli sicuritari demagogici, dalla risposta facile, incapaci di dare soluzioni a lungo termine. Sul fronte del sostegno alle marginalità, si nota una crescita dell’assistenzialismo, di una “bontà residuale” elargita sotto forma di “dono”, mentre assicurare il benessere del cittadino dovrebbe discendere dal diritto inalienabile della persona ad un’esistenza dignitosa. L’immigrazione viene trattata come fenomeno deleterio da ricacciare e ci si trova a ragionare di politiche sociali più in questura e in prefettura che nei luoghi deputati. Ma una politica che trasforma il migrante in clandestino, che ne cancella l’identità, aumenta l’insicurezza, anziché favorire il dialogo e la convivenza.

Quali sono gli obiettivi del forum scientifico internazionale sulla sofferenza urbana?
Il forum nasce dall’esperienza di confronto e dialogo internazionale messa in atto con la creazione del Souq, centro studi sulla sofferenza urbana, realizzato grazie all’aiuto di Benedetto Saraceno, che per 15 anni ha diretto il Programma di salute mentale della Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra e che è direttore scientifico del Souq. Grazie al lavoro del Souq ci siamo resi conto che, mentre le nostre politiche sociali e culturali si rimpiccioliscono sempre più, abbiamo al contrario bisogno di uno sguardo globale su questo tema. Il nostro obiettivo è quello di tracciare una nuova mappa di speranze e di possibilità sulle quali lavorare. Per non confinare la marginalità in luoghi chiusi, ma partire proprio da lì per aprire brecce nelle paure della gente. Una sfida che partendo dalla sofferenza urbana, dal benessere e dalla salute mentale, non coinvolge soltanto questioni mediche, ma innesca una riflessione sulle buone e le cattive politiche, investendo la sfera dei diritti di cittadinanza e lo sviluppo di una società pienamente democratica.

A Milano come in altre parti d’Italia la politica dei “sindaci sceriffo” e degli “allarmi sicurezza” sembra non aver risposto alle esigenze di sicurezza dei cittadini. Cosa vi aspettate dalle prossime consultazioni elettorali amministrative?
Speriamo che le persone abbiano compreso l’inutilità di certe politiche. Nell’ultimo anno ci siamo schierati apertamente contro questo tipo di politica, che fa leva sul bombardamento dei mass media per lanciare allarmi e diffondere dati senza dare chiavi di lettura per comprenderli. A Milano la politica è scesa nei quartieri popolari con l’intento di conquistare un bacino elettorale sfruttando e alimentando le paure e la condizione di isolamento di persone, spesso anziane, che vivono in periferia. Facendo promesse che sono rimaste irrealizzate. Noi, per contro, abbiamo lavorato sulla coesione sociale. Una sfida in salita in questo momento storico, ma questa è la strada da percorrere, con coraggio e determinazione.

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(manuela battista)



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