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Anche il Piemonte dice basta agli sprechi

19 Jun Anche il Piemonte dice basta agli sprechi

Fruit__Vegetables_and_Grain_NCI_Visuals_Online“La Regione Piemonte, per sviluppare la cultura del consumo critico in quanto modello di vita virtuoso avente vantaggi sia economici che ambientali e sociali, sostiene progetti volti al recupero ed alla valorizzazione dei beni invenduti sul territorio regionale”.Questo l’incipit della legge regionale n. 41 presentata il 30 luglio 2014, approvata all’unanimità il 16 giugno scorso dal Consiglio regionale del Piemonte.
Accolto come novità normativa nell’ambito del riutilizzo dei beni per le politiche sociali, il documento prevede la promozione e il sostegno delle attività di recupero dei prodotti di prossima scadenza, siano essi cibi, pasti non serviti dalla ristorazione collettiva, medicine o altri beni. L’obiettivo primario è quello di andare incontro alle fasce più deboli della cittadinanza, ma non sono da sottovalutare effetti secondari come la riduzione dei rifiuti e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Quello dello spreco è un problema confermato a livello mondiale, tanto che secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) gli alimenti che vengono gettati via sono oltre il 35% della produzione totale mondiale senza contare che nei campi, ogni anno, rimangono circa 1,4 milioni di tonnellate di prodotti mai raccolti. Proprio recentemente la Francia ha approvato una legge che vieta ai supermercati di smaltire l’invenduto (ancora edibile) gettandolo nella spazzatura.
In Italia, il Piemonte, insieme alle Marche, è al momento l’unica Regione a prevedere il recupero dei beni invenduti, anche al di fuori del campo alimentare. Proprio per questi obiettivi, nel bilancio della Regione è previsto un finanziamento ad hoc di 500 mila euro. Tramite appositi bandi, la Regione valuterà e finanzierà i progetti di recupero e valorizzazione di beni invenduti presentati da associazioni e cooperative già attive su questo fronte da almeno tre anni. Oltre al cibo (da supermercati o ristoranti) questa legge comprende anche i prodotti farmaceutici, agroalimentari di prossima scadenza e agricoli non raccolti. C’è spazio persino per beni di lusso.

(delia coroama)

 



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