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Ancora prigionieri nel Sinai 300 migranti

30 Dec Ancora prigionieri nel Sinai 300 migranti

Non c’è tregua per i circa 300 migranti, in maggioranza eritrei, ostaggio dei trafficanti di esseri umani nel deserto del Sinai. La loro situazione, resa nota fin da novembre grazie alla testimonianza di padre Mosè Zerai, assume risvolti sempre più drammatici. Sembra infatti, racconta padre Zerai, che i sequestratori stiano dividendo i prigionieri fra coloro che, attraverso l’enorme sforzo dei famigliari, sono in grado di pagare un riscatto, e chi invece non ne ha la possibilità. Per questi ultimi, fra cui donne in gravidanza, si temono ulteriori abusi e torture, o che siano venduti ad altri gruppi criminali dediti al traffico di organi.
Ma non si “salvano” neppure i pochi che riescono a sfuggire ai predoni. Le ultime notizie ci dicono che 27 persone, rilasciate dopo il pagamento di un cospicuo riscatto, sono state subito arrestate e interrogate, in quanto “immigrate clandestinamente”, dalla polizia egiziana, intenzionata a rimandarle nei loro Paesi d’origine. Paesi dove, avvertono le associazioni per i diritti umani, le aspetta probabilmente il carcere a vita o la morte.
Diverse Ong – come l’israeliana “We Refugees”, e per l’Italia “EveryOne” – denunciano intanto l’inazione dei governi coinvolti: quello egiziano in primo luogo, sul cui suolo sono detenuti gli ostaggi, e quello del limitrofo stato di Israele. È proprio in forza degli accordi con gli israeliani, che vietano la presenza di armi pesanti nell’area di confine fra i due stati, che l’Egitto si rifiuta di intervenire per liberare i migranti prigionieri. «Spero – dice però padre Zerai – che non sia una scelta politica di questi Paesi che usano questa situazione drammatica come deterrente contro l’immigrazione».
Anche il nostro governo è indirettamente chiamato in causa, visto che alcuni degli ostaggi sarebbero persone rimandate in Libia con la pratica dei respingimenti in mare, e poi da lì, dopo un lungo periodo di detenzione, migrate verso l’Egitto e verso questa nuova terribile prigionia.

(cecilia moltoni)



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