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Approvata la Carta di Lampedusa

03 Feb Approvata la Carta di Lampedusa

Immagine 24“Non servirà negare il diritto di accoglienza a coloro che prima di tutto sono naufraghi delle politiche di sviluppo che l’Europa ha scelto per il loro Paese”, così venerdì, in apertura del meeting di Lampedusa, il sindaco della città siciliana Giusi Nicolini.
La tre giorni di incontri, approfondimenti e discussioni sull’isola è appena terminata, ma il percorso non è che all’inizio. Venerdì, sabato e domenica a Lampedusa si sono incontrati attivisti, associazioni italiane, europee e nordafricane, laiche e cattoliche, movimenti, sindacati, media indipendenti, rappresentanti di amministrazioni comunali e l’intera comunità dell’isola, con l’obiettivo di scrivere, dal basso, la Carta di Lampedusa. Una Carta dei diritti che si presenta come “un patto” e “non una proposta di legge o una richiesta agli stati e ai governi”. Il documento chiede libertà di movimento, di scelta (del luogo in cui abitare), di restare (senza essere costretti a lasciare il paese in cui si nasce o si abita), libertà personale, diritto all’abitare, diritto alla resistenza. E, nell’immediato, la chiusura dei Cie, l’abrogazione di Eurosur, di Frontex, del sistema dei Visti, del regolamento Dublino, del meccanismo che lega il permesso di soggiorno a un rapporto di lavoro. Punta anche a “non riprodurre le terminologie delle norme e dei codici” e proporre “un immaginario che pone l’essere umano al centro con la sua libertà di muoversi e abitare nel mondo”.
Lo scorso 3 ottobre, a poche miglia dal porto di Lampedusa, si verificava la più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. L’affondamento di un barcone carico di migranti, con 366 morti.
La risposta delle istituzioni, italiane ed europee, fu l’operazione militare-umanitaria Mare Nostrum.
La porta d’Europa, l’isola ponte con l’Africa, è oggi una zona militarizzata, con posti di blocco, elicotteri, caserme e centri di detenzione. In mare fregate lanciamissili, pattugliatori e droni. Ma le politiche di sicurezza volute e attuate in questi anni non hanno prodotto risultati. Anzi, l’incubo dei respingimenti in mare verso i paesi che non garantiscono la tutela dei diritti umani, pratica per cui l’Italia è già stata condannata nel 2012 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è tutt’altro che sfumato.
La Carta vuole essere la risposta alternativa della società civile, e punta a coinvolgere all’interno del patto più realtà possibili in Europa, che possano farsi portatori dei principi che la fondano.
Per far sì, come ha detto Giusi Nicolini che Lampedusa non sia più una “frontiera militarizzata” ma “un luogo che possa dimostrare a tutte le Lampeduse del mondo come potrebbero essere: la porta di ingresso per un’accoglienza dignitosa in cui anche i diritti degli abitanti siano rispettati”.

(toni castellano)



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