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Calcio: Prandelli, sì a Nazionale su campo confiscato a mafia

18 Jun Calcio: Prandelli, sì a Nazionale su campo confiscato a mafia

18.06.2011 | Ansa

Roma – “Portiamo la nazionale ad allenarsi su un campo confiscato ai mafiosi”. Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, aderisce ad un invito di Don Ciotti, nel corso della consegna a Cesare Prandelli del Premio Bearzot organizzato dalle Acli. “Quel campo in Calabria – ha detto il presidente di Libera – é stato tolto alla ‘ndrangheta sette anni fa. Quando i nostri ragazzi lo hanno visto per la prima volta sono letteralmente inmpazziti di gioia. Ma poi, per sette lunghi anni, l’organizzazione mafiosa, con le pressioni e le minacce, ha fatto in modo che non vi si giocasse mai. Serve un segnale forte”. “Accettiamo la sfida – ha ribattuto Abete – quando sono positive, occorre sempre provare ad affrontarle”.

“Sì, portiamo gli azzurri ad allenarsi sul campo in Calabria confiscato alla mafia”. Il ct della Nazionale italiana, Cesare Prandelli, appoggia pienamente l’idea lanciata da Don Ciotti – nel corso della consegna al tecnico azzurro del Premio Bearzot organizzato dalle Acli – di portare la Nazionale ad allenarsi su un campo confiscato alla ‘ndrangheta sette anni fa, ma in cui non e’ stato mai possibile giocare a causa dell pressioni subite dall’organizzazione mafiosa. La sfida del presidente di Libera è stata accettata dal numero 1 della Federcalcio, Giancarlo Abete, e sottoscritta dallo stesso ct azzurro. “Sono pienamente d’accordo, è un’iniziativa che dà un senso alle cose che facciamo. Egoisticamente mi piacerebbe – ha aggiunto Prandelli con una battuta – perché vorrebbe dire che posso avere un campo dove allenare la Nazionale per qualche giorno”.

Reggio Calabria – Si trova a Rizziconi il campo confiscato alla mafia dove il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, accogliendo una richiesta di don Luigi Ciotti, intende portare ad allenarsi la nazionale italiana. La struttura è stata realizzata nel 2003 su un terreno che venne confiscato al boss della ‘ndrangheta Teodoro Crea. A realizzare il campo di calcio furono i commissari del Comune dopo aver demolito alcune strutture in cemento che erano state realizzate sull’area. Dopo la realizzazione il campo fu gravemente danneggiato e nel 2007, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, fu nuovamente inaugurato con una partita di calcio giocata da due squadre che furono capitanate da don Luigi Ciotti e dall’allora presidente della commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione. Da allora la struttura non viene utilizzata anche se è affidata ad una associazione sportiva privata che ha avviato una scuola calcio.

Roma – Portare gli azzurri ad allenarsi sul campo di Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, proprio in quella struttura realizzata dai commissari del Comune nel 2003, dopo la confisca, al boss della ‘ndrangheta Teodoro Crea, del terreno: terreno su cui non e’ stato ancora possibile giocare, dopo oltre sette anni, a causa delle pressioni e delle minacce dell’organizzazione mafiosa. A lanciare la sfida, proprio mentre lo scandalo del Calcioscommesse continua a menare fendenti alla credibilità del calcio italiano, è il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti: a raccoglierne immediatamente il guanto è il ct della Bazionale, Cesare Prandelli, che, spalleggiato dal numero 1 della Federcalcio Giancarlo Abete, promette: “Sì, porteremo l’Italia ad allenarsi su quel campo, perché la Nazionale deve essere non solo il simbolo del calcio pulito, ma deve anche saper rappresentare qualcosa di importante per la società civile, un punto di riferimento esemplare, soprattutto in un momento così difficile per il calcio”. Una sfida, quella accettata dal tecnico azzurro, che secondo Don Ciotti può rappresentare una risposta concreta a quell’esigenza impellente di un calcio pulito, capace di mandare segnali forti anche al di fuori del pallone. “La Nazionale è un veicolo fondamentale. E’ per questo che mi sono permesso di fare questa proposta – ha spiegato Don Ciotti, intervenendo alla 1/a edizione del Premio Enzo Bearzot organizzato dall’Us Acli e assegnato a Prandelli – è un’iniziativa che può essere un segnale importante per la società. Portiamo questo pallone un po’ fuori dal suo mondo, perché c’é l’esigenza di un calcio pulito che ci faccia toccare una sfida più ampia”. Una sfida, in questo caso alla malavita, che può anche rappresentare, in un momento difficile per il calcio italiano, un’occasione di riscatto. “Quel campo in Calabria è stato tolto alla ‘ndrangheta nel 2003 – ha precisato Don Ciotti – Quando i nostri ragazzi lo hanno visto per la prima volta sono letteralmente impazziti di gioia. Ma poi, per sette lunghi anni, l’organizzazione mafiosa, con le pressioni e le minacce, ha fatto in modo che non vi si giocasse mai. Ora serve un segnale forte”. Dopo la realizzazione (furono demolite alcune strutture in cemento che erano state realizzate su quell’area a Rizziconi), il campo fu gravemente danneggiato, e nel 2007, ultimati alcuni lavori di ristrutturazione, fu nuovamente inaugurato con una partita di calcio giocata da due squadre che furono capitanate da don Ciotti e dall’allora presidente della commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione. Da allora la struttura non viene utilizzata, anche se è affidata ad un’associazione sportiva privata che ha avviato una scuola calcio. Ma ora il sogno è di portarci presto gli azzurri di Prandelli. “E’ un’iniziativa che darebbe un senso alle cose che facciamo. Tra l’altro, egoisticamente – ha aggiunto Prandelli con una battuta – mi piacerebbe perché vorrebbe dire che posso avere un campo dove allenare la Nazionale per qualche giorno”. Un’entusiasmo, quello del ct azzurro, condiviso dal presidente federale, Giancarlo Abete. “La Figc accetta le sfide quando sono positive, occorre sempre provare ad affrontarle”, ha detto.



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