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Caporalato in Piemonte, un tema in sordina

09 Sep Caporalato in Piemonte, un tema in sordina

Presentazione, alla Fabbrica delle “e”, delle tappe piemontesi della Carovana Internazionale Antimafie (11-13 settembre), manifestazione promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico con Cgil, Cisl e Uil. Il ventunesimo anno dell’itinerario, lanciato nel 1994 da Lucia Borsellino all’indomani delle stragi palermitane, è dedicato alle “Periferie al centro”. Per questo, le associazioni e le sigle sindacali piemontesi hanno deciso di porre l’accento da un lato sui fenomeni che generano emarginazione e, dall’altro, su quelle pratiche positive che ne costituiscono una forma di prevenzione. Nei tre giorni di iniziative (da Alba a Torino, passando per il cuneese) si ragionerà dunque su caporalato e sfruttamento lavorativo ma anche sull’uso dei beni confiscati, strappati alle mafie.
D’altronde, che si renda necessario un innalzamento dei toni della discussione, lo spiegano bene i dati diffusi, a inizio 2015 dalla Flai Cgil nel report Agromafie e caporalato, redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto. Nel solo settore agricolo, sono infatti in Italia oltre 400 mila i lavoratori che trovano un impiego tramite caporali, 100 mila dei quali in condizione di grave sfruttamento lavorativo e in precarie condizioni abitative e igienico-sanitarie. Ma se la maggior parte di questi braccianti è concentrata nel meridione (e in particolare nelle campagne di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia) è pur vero che i recenti fatti di cronaca hanno squarciato il velo di silenzio su un territorio, fin qui, per lo più nascosto: quello che riguarda il Nord Italia.
Resta il fatto che, in tutto il Paese, dall’introduzione nel codice penale del reato di caporalato (art. 603bis del codice penale) sono circa 355 i caporali arrestati o denunciati, di cui 281 solo nel 2013, per un’ottantina di epicentri dello sfruttamento dei caporali. Più del 60% dei lavoratori e delle lavoratrici costrette a lavorare sotto caporale – la maggior parte stranieri comunitari e non – non ha accesso ai servizi igienici e all’acqua corrente. Più del 70% presenta malattie non riscontrate prima dell’inserimento nel ciclo del lavoro agricolo stagionale.

(piero ferrante e toni castellano)



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