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Carcere, meno sovraffollamento ma tanto lavoro ancora da fare

10 Mar Carcere, meno sovraffollamento ma tanto lavoro ancora da fare

La Corte europea per i diritti umani (Cedu) ha tolto dall’obiettivo il sovraffollamento sistemico delle strutture carcerarie italiane. Il ministro di Giustizia Orlando ha detto: “La Cedu ci ha comunicato che è stata archiviata in maniera definitiva la vicenda Torreggiani in materia di sovraffollamento delle carceri italiane. E’ stato apprezzato il lavoro che abbiamo fatto, le riforme adottate e quelle in itinere, i risultati raggiunti. Il nostro Paese viene indicato dal Consiglio d’Europa come esempio da seguire nell’affrontare il tema del sovraffollamento. C’è tanto lavoro ancora da fare per rendere la pena aderente al dettato costituzionale, ma sono fiero di aver contribuito di evitare un’onta al nostro Paese”.
La vicenda era cominciata nel 2013 quando la stessa Cedu aveva condannato l’Italia, con la suddetta sentenza Torreggiani, a risarcire un detenuto che aveva passato periodi di reclusione in celle al di sotto dei 3 mq di spazio per persona (violazione dell’art. 3 della Convenzione europea: trattamenti inumani e degradanti). D’improvviso l’Italia scoprì di avere un grosso problema, il sovraffollamento carcerario. La Cedu concesse all’Italia un anno di tempo per risolverlo. Allora la popolazione ristretta ammontava a 66.685 persone e la capienza regolamentare a 45.000 posti. Il tasso di sovraffollamento toccava quota 142,5%. A maggio 2014 il numero dei detenuti era sceso a 58.871 e i posti letto saliti a 49.797 (Fonte DAP). L’Italia aveva scampato le sanzioni.
Il 9 marzo 2016 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, organo incaricato di verificare gli adempimenti delle sentenze Cedu, dopo aver monitorato l’effetto delle riforme ha archiviato la sentenza Torreggiani. Rispetto ai 54.252 detenuti registrati il 1° settembre 2014, al 28 febbraio 2016 si contano 49.504 posti, ossia 110 detenuti per 100 posti disponibili (nel 2013 il rapporto era 148 a 100).  La ricerca Space I dell’Università di Losanna sintetizza il cambiamento nel passaggio da 3 a 9 mq di superficie in cella destinata a ciascun detenuto.
Per arrivare a questi numeri si sono incrementate proposte diverse dalla carcerizzazione, come la custodia cautelare, la messa in prova, l’affidamento e le misure alternative più in generale, senza dimenticare i tentativi di revisione culturale della funzione del carcere (rieducativa e non punitiva) verso l’opinione pubblica e il ripensamento della vita quotidiana dentro alle strutture, con il lavoro e l’accesso ad attività educative.
Come ha detto il ministro Orlando, “è stato apprezzato il lavoro che abbiamo fatto”. Tuttavia, molto rimane ancora da fare: come ha fatto notare il UilPa Polizia Penitenziaria, il numero dei ristretti supera ancora il numero dei posti totali che le strutture penitenziarie possono offrire. All’organico fissato per legge della polizia penitenziaria mancano ancora 8.000 unità. Gli spazi continuano a essere sporchi, umidi e insalubri. Il servizio di interpreti, visto l’alto numero di internati stranieri, continua ad essere effettuato con mezzi vecchi e scarsi. Infine, l’atmosfera che si respira in carcere è ancora quella della violenza.

 

(toni castellano)



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