About Us

Carceri: parlano gli uomini ombra. Libro con prefazione di Luigi Ciotti

30 Aug Carceri: parlano gli uomini ombra. Libro con prefazione di Luigi Ciotti

30.08.2012 | Ansa

Roma  – Raccontano l’inutilità di avere in cella un calendario visto che non hanno nessuna speranza un giorno di uscire. Sono i 36, dei circa 1200 in Italia, condannati all’ergastolo ostativo, la pena che ‘osta’ a qualsiasi beneficio di legge, che in un libro Urla a bassa voce, curato da Francesca De Carolis,  raccontano la loro vita, il dolore di non poter vedere crescere i figli, i lunghi anni trascorsi in carcere, molti al 41 bis. Parole che pongono un interrogativo: è giusto, qualsiasi cosa sia stata commessa, essere “condannati” per sempre? E ciò non è in contrasto evidente con il principio della Costituzione che stabilisce il fine rieducativo della pena?
Don Luigi Ciotti, che firma la prefazione al libro, dice: “Le ragioni sacrosante e legittime di chi dal delitto è stato ferito nella vita e negli affetti non possono essere negate” ma, aggiunge, la giustizia deve riparare visto che è impossibile risarcire davvero perché alla perdita di una vita non c’è rimedio possibile. E’ necessario, dice don Ciotti “impedire che la giustizia ‘chiuda’ chi ha sbagliato nel suo errore”. Per questo il sacerdote ha aderito all’appello contro l’ergastolo partito da Carmelo Musumeci, una delle trentasei voci del libro, che nel 2011 ha scritto provocatoriamente al presidente Napolitano perché trasformi l’ergastolo ostativo in condanna a morte. “Signor Presidente noi ‘uomini ombra’ – scrivevano gli ergastolani ostativi nella lettera a Napolitano – non possiamo avere un futuro migliore, perché noi non abbiamo più nessun futuro”. “A che serve essere vivi se non abbiamo nessuna possibilità di vivere. Se siamo destinati ad essere colpevoli e cattivi per sempre?” Dal libro una testimonianza tra tutte, Alfio Fichera, 60 anni, di Catania:”sono l’unico delinquente della mia famiglia. Non ho mai usufruito di permessi, né libero, né scortato. Sono in isolamento. Vivo come vive un ramo staccato dal proprio albero. Mi dissecco ogni giorno di più”.



Facebook

Twitter

YouTube