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Carceri: un anno all’Italia per rispettare i diritti umani

10 Jun Carceri: un anno all’Italia per rispettare i diritti umani

Immagine 10A maggio del 2013 la Corte Europea per i diritti dell’uomo (Cedu) aveva dato all’Italia un anno di tempo per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario. Allora la popolazione ristretta ammontava a 66.685 persone e la capienza regolamentare era di 45.000 posti. Il tasso di sovraffollamento toccava quota 142,5%. Maggio 2014 è finito e l’Italia non è stata sanzionata. In un anno il numero dei detenuti è sceso a 58.871 e i posti letto sono arrivati a 49.797 (giugno 2014. Fonte DAP). Lo sforzo è stato riconosciuto. Ci è stato concesso un altro anno: a maggio 2015 le carceri italiane dovranno essere in linea con le direttive europee. Abbiamo intervistato il presidente dell’Associazione Antigone, per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Patrizio Gonnella.

Il Comitato ministeriale del Consiglio d’Europa ha dato all’Italia un altro anno di tempo per portare la situazione carceraria nelle norme. Qual è l’analisi del giudizio?
È una decisione giudiziaria di un organo – il Comitato dei ministri valuta l’esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo – che non ha natura giudiziaria.
Ovviamente tiene conto, con una decisione politica, di quello che è avvenuto in quest’ultimo anno. Ed effettivamente c’è stato un tentativo, unico rispetto ai venti anni precedenti, di riforma del sistema. Da un lato c’è stata, a seguito di una serie di interventi normativi, una deflazione carceraria che ha ridotto il numero dei detenuti.
Dall’altro lato si è concretizzato il tentativo, da parte dell’amministrazione penitenziaria, di cercare di rendere meno dura la vita dietro le sbarre.
Tuttavia, la situazione di irregolarità non è ancora rientrata e il sovraffollamento ha una percentuale del 134%. La corte europea ha dato un’ulteriore scadenza: l’Italia dovrà rendere conto a maggio 2015 del prosieguo di queste politiche.
Altro punto è quello riguardante i circa settemila ricorsi pendenti per coloro che hanno vissuto in celle italiane con spazi inferiori ai 3 metri quadrati. Ricorsi già presentati. Rispetto ai quali dovrà necessariamente pronunciarsi la Corte europea, visto che costoro hanno già subito una violazione. In questo caso è stato espressamente detto che partirà un provvedimento legislativo italiano nel quale si mette in moto un meccanismo di compensazione deciso direttamente dalle autorità italiane.
Questo decreto ancora non è stato redatto, ma sembra sia una questione di settimane. È un meccanismo concordato con l’Europa stessa. Come successe per la durata dei processi e la compensazione prevista dalla legge Pinto, studiata per evitare l’ingorgo giudiziario dei tribunali europei.
Non è un meccanismo trasparente dal punto di vista dei principi, ma è un meccanismo concordato.

Poche settimane fa la Cassazione si è espressa positivamente sul ricalcolo delle pene per i condannati per piccolo spaccio, dalla legge Fini-Giovanardi. Quante persone potrebbero usufruirne?
Non esiste un numero preciso. L’amministrazione penitenziaria dice che ci sono tra le 3.000 e le 4.000 persone che potrebbero usufruirne. Si tratta di persone che hanno avuto una condanna molto alta per traffici di droghe leggere e che a seguito dell’abrogazione della Corte costituzionale della legge Fini-Giovanardi, hanno diritto a una revisione della pena. Una revisione caso per caso di circa 4.000 sentenze. Il punto è che non tutti chiederanno la revisione. Non tutti possono permettersi un buon avvocato e molti non sono “attrezzati”, dal punto di vista economico, culturale o sociale, per adire una causa. Quindi c’è il rischio che persone che ne hanno diritto non facciano domanda. Sarebbe auspicabile una norma di legge che faccia in automatico quello che dovrebbero fare i circa 4.000 giudici. Ma sappiamo che non avverrà.

Quella del Comitato ministeriale del Consiglio d’Europa non è stata una condanna, ma neppure un riconoscimento. Su cosa bisogna continuare a lavorare per uscire definitivamente da questa situazione?
Le misure prese in quest’ultimo anno e mezzo sono state per lo più sviluppate con decreti legge, ansie e affanni. Pressioni dovute al tentativo di evitare una condanna. Quella della Corte europea. Sono misure positive, ma non hanno creato un modello penale ragionato come dovrebbe essere.
Insomma, bisognerebbe cogliere quest’anno di tempo per razionalizzare il sistema. Per esempio, oggi i magistrati di sorveglianza fanno il loro lavoro in modo diversificato, con contenuti non omogenei. In quest’anno potremmo cogliere l’occasione per lavorare a un nuovo codice penale. Quello vigente risale al 1930, all’epoca fascista. Prevede pene altissime per alcuni reati. Si potrebbe risistemare e modificare la parte speciale dei titoli di reato.
Altro esempio: potremmo impiegare il tempo per rivitalizzare il sistema delle misure alternative. Riadattare le regole alle esigenze europee che dicono che la vita penitenziaria deve assomigliare alla vita normale.
Tutto questo, usando la strada più matura della discussione in Parlamento. Sperando ovviamente che gli interventi siano migliorativi.

(toni castellano)



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