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Censis: bilancio di sostenibilità del welfare italiano

22 Oct Censis: bilancio di sostenibilità del welfare italiano

maniAlmeno una persona su due ha rinunciato ad una prestazione sanitaria nell’ultimo anno, colpa delle lunghe liste di attesa nella sanità pubblica e dei costi proibitivi in quella privata. Questo è solo uno dei dati che emerge nel rapporto Censis Bilancio di sostenibilità del Welfare italiano realizzato per il forum Ania-consumatori.
In questi anni, proprio mentre la popolazione invecchiava sempre di più e i cittadini non autosufficienti arrivavano a tre milioni, la spesa sociale ha subito tagli molto pesanti. Inoltre, complice la crisi economica, le voci di spesa per prestazioni di welfare hanno pesato maggiormente sui budget familiari. Secondo il Censis ciò ha generato un cambiamento che riguarda “il dna stesso della protezione sociale che da sistema di produzione di sicurezza sociale è diventato fonte di ansia e preoccupazione per le famiglie. E’ infatti alta la quota che dichiara di essere molto o abbastanza preoccupata che ulteriori incrementi di spesa per il welfare a proprio carico possano far traballare ulteriormente la fragile sostenibilità raggiunta”.
Occorre sottolineare che i tagli al welfare che si sono succeduti negli ultimi anni hanno colpito “in misura maggiore le famiglie più fragili. Le famiglie con figli, quelle con disabili e le monogenitoriali sono le tipologie più colpite dalla contrazione della copertura di welfare pubblico e dal conseguente trasferimento di spesa e costi sulle famiglie”. Infatti, come si legge nel rapporto “si può affermare che la protezione sociale, nata per generare inclusione e dare supporto ai nuclei familiari più fragili e che, in questa fase storica, dovrebbe essere d’ausilio a quelli più colpiti dalla crisi, in realtà finisce per ampliare le disuguaglianze”. In un simile contesto sono molti i nuclei familiari, soprattutto quelli in maggiore difficoltà, che si rivolgono al sommerso cercando di spuntare prezzi più abbordabili: “paradossalmente il sommerso di welfare diventa un veicolo di inclusione sociale”.  Il 32,6% degli intervistati ha dichiarato che nell’ultimo anno è capitato a lui direttamente o ad un membro della sua famiglia di pagare prestazioni sanitarie o di welfare al nero.
Una delle poche buone notizie è rappresentata dal Terzo Settore: “oltre l’11% delle famiglie dichiara di avere un membro che ha ricevuto, negli ultimi dodici mesi, una qualche forma di aiuto economico o di erogazione di servizi da organismi dell’economia sociale”. E’ interessante notare come il ricorso all’economia sociale sia inversamente proporzionale al reddito degli intervistati: si passa dal 6,3% delle famiglie ad alto reddito, al 9,3% tra quelle con medio reddito, ad oltre il 12% per quelle con reddito medio-basso sino al 17,8% per quelle a basso reddito. Complessivamente è possibile stimare che, in Italia, quasi 2,8 milioni di famiglie hanno almeno un membro che, negli ultimi dodici
mesi, ha ricevuto una qualche forma di aiuto economico o di erogazione di
servizi e/o interventi da organismi dell’economia sociale.

(valentina casciaroli)

 

Secondowelfare.it



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