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Che aria tira in città?

23 Jan Che aria tira in città?

È di questi giorni la polemica milanese sulle nuove – elevate – tariffe di ingresso dei veicoli privati nel centro storico. Un provvedimento per migliorare la qualità della vita dei residenti, secondo l’amministrazione comunale. Ma proprio la maggior parte di quei residenti ha protestato, rivendicando come un diritto l’uso dell’auto senza limiti di alcun tipo. A Torino invece, molti negozi del centro espongono cartelli di protesta contro l’aumento del costo dei parcheggi, e volantini che “sdrammatizzano” gli effetti della ZTL, illustrando nel dettaglio ai cittadini orari e modalità per accedere comunque in macchina ai quartieri centrali.
Questi e altri esempi sembrano dimostrare che spostarsi in automobile è per gli italiani un’esigenza primaria, quasi irrinunciabile, di fronte alla quale altre preoccupazioni impallidiscono. Eppure, secondo un recente rapporto di Legambiente, l’uso – e l’abuso – delle vetture private è una delle cause principali dello smog che “assedia” molte nostre città.
Sono state ben 55, nel 2011, quelle che hanno superato per più di 35 volte il limite di legge giornaliero per la protezione umana del “Pm10″, una sigla che identifica quell’insieme di polveri, fumo, gocce in sospensione nell’atmosfera sotto forma di particelle microscopiche, che oltre una certa soglia risultano pericolose per la salute.
Ne abbiamo parlato con Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente Italia.

Il vostro dossier “Mal’Aria 2012″ segnala una volta di più le cattive condizioni dell’aria che si respira in gran parte delle città italiane. Quali sono le principali cause di questo inquinamento?
La fonte primaria di inquinamento è il traffico autostradale. Abbiamo la pessima abitudine di utilizzare oltremodo l’auto, soprattutto in città. In seconda battuta viene il riscaldamento. Gli impianti in molti casi non sono nemmeno a norma di legge: utilizzano ancora vecchi combustibili o vecchie caldaie  inefficienti che comportano un notevole aumento dei gas inquinanti.

Il rapporto giudica inadeguate le misure “una tantum”, come i blocchi periodici del traffico. Ma quando le amministrazioni cercano di contrastare lo smog disincentivando l’uso dell’auto con provvedimenti più restrittivi, le reazioni sono in genere negative. I cittadini non capiscono che in gioco c’è la loro stessa salute?
Il problema della mobilità privata presenta in Italia notevoli complessità. Viviamo in un Paese che ha il record assoluto di numero di auto per abitante, e dove l’utilizzo del mezzo privato è molto al di sopra di quanto realmente necessario.
I provvedimenti adottati dai sindaci di fronte alla pessima qualità dell’aria cittadina sono legati all’emergenza, nella maggior parte dei casi. Rispondono insomma a una necessità del momento e non hanno continuità. Inoltre sono spesso accompagnati dal malcontento dei cittadini. Se gli amministratori sono portati a prendere sul serio il problema dello smog solo “in extremis”, è anche perché questo è in genere sottovalutato dagli stessi abitanti.
Ci sono poi i problemi oggettivi: con queste modalità “una tantum”, le misure previste come parallele al blocco del traffico si rivelano non all’altezza. Alla disincentivazione del trasporto privato bisognerebbe affiancare l’incremento del trasporto pubblico locale, e la diminuzione dei costi. Il cittadino che intende lasciare a casa la macchina deve poter contare su alternative adeguate.
Per migliorare la qualità dell’aria in maniera radicale c’è bisogno di misure più strutturate e radicate, che portino a una diminuzione costante delle auto in circolazione. Parliamo dell’aumento del numero degli autobus, delle corsie preferenziali per il trasporto pubblico, del potenziamento del trasporto su ferrovia per i pendolari, dello sviluppo delle aree pedonali oppure raggiungibili solo con i mezzi pubblici.

È vero, come spesso si crede, che la vita nei piccoli centri è da questo punto di vista più sana? Ci sono nel mondo esempi di grandi città “virtuose” che sono riuscite a contenere lo smog entro livelli accettabili?
Sicuramente i livelli elevati di inquinamento atmosferico sono perlopiù riconducibili ai grandi centri urbani, anche se esistono città di piccole dimensioni, magari a ridosso di grandi impianti industriali o in zone portuali particolarmente trafficate, che possono avere gli stessi problemi delle metropoli.
Esistono però grandi città, soprattutto europee, che hanno cominciato a ragionare su come ridurre i tassi di inquinamento. Londra per esempio, da tanti anni ha attivato una tassa di ingresso per automobilisti, con l’obiettivo di disincentivare il traffico privato. A Stoccolma ci sono zone del centro in cui possono entrare solo alcune categorie di veicoli. Ad Amburgo, in gran parte della zona urbana è vigente il limite di velocità dei 30 km orari. In Italia queste cose tardano a venire: a Milano, in questi giorni, è partita l'”area C”, equivalente a 4 km quadrati del centro cittadino, in cui è previsto un biglietto d’ingresso per residenti e non residenti. Ad oggi è l’unico esempio di grande città che cerca di andare verso la diminuzione del traffico e dell’inquinamento, pur con grandi resistenze.

Al di là delle scelte della politica, il singolo cittadino cosa può fare per proteggere dall’inquinamento l’aria della sua città?
Può cominciare con alcuni comportamenti virtuosi, e poi cercare di diffonderli anche tra i suoi vicini. Si dovrebbe utilizzare meno l’auto, ricorrere maggiormente al trasporto pubblico locale, usare il riscaldamento della propria abitazione in maniera intelligente, senza pretendere di avere in casa una temperatura di 30 gradi ma accontentandosi di 19, 20 gradi, che poi è anche il limite stabilito dalla legge. Sono tanti piccoli accorgimenti che possono portare il singolo cittadino a produrre meno gas inquinanti. Ma anche un’intera popolazione a ottenere un netto miglioramento della qualità dell’aria.

(cecilia moltoni e toni castellano)

 

 Scarica il dossier “Mal’Aria 2012″ e gli altri materiali della campagna dal sito di Legambiente

 



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