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Chiudono per sempre i manicomi criminali. E aprono le Rems

02 Mar Chiudono per sempre i manicomi criminali. E aprono le Rems

86793_a37048f123_38055399Se fosse ancora vivo, Franco Basaglia, forse esulterebbe: nonostante i ritardi, la legge 81 Disposizioni urgenti in materia di superamento egli ospedali psichiatrici giudiziari , che ha disposto la chiusura definitiva di tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) entro il 31 marzo del 2015 ha finalmente raggiunto il suo obiettivo: l’ultimo Opg rimasto operativo in Italia, quello di Barcellona Pozzo di Gotto, sta serrando i battenti proprio in questi giorni. Ma cosa sorgerà ora al posto dei manicomi criminali?
Il provvedimento dispone l’istituzione delle Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems), un luogo in cui può essere destinato, da un giudice, un reo considerato incapace di intendere e volere ma giudicato socialmente pericoloso. Di stampo riabilitativo e non contenitivo, le nuove residenze sanitarie sono strutture diverse rispetto agli Opg molto più simili a vere e proprie comunità di recupero che non a prigioni. Attualmente sono in tutto 30, e altre due sono in costruzione. Secondo i sostenitori del provvedimento non vedremo più finestre sbarrate e guardie armate all’ingresso, essendo le nuove residenze organizzate in modo da essere attraversabili e visitabili, gestite nel riconoscimento dei diritti delle persone assistite e degli operatori, senza segregazione né l’utilizzo di mezzi coercitivi. Tuttavia, e non solo secondo i critici, non mancano i nodi da sciogliere: in primo luogo stabilire i criteri in base ai quali una persona sia compatibile con le Rems; in secondo luogo come gestire gli alti numeri di potenziali ospiti a fronte di pochi posti disponibili. E come rispondere alle critiche di chi sostiene che queste non siano altro che una mera riproposizione degli Opg solamente con un altro nome?
Abbiamo espresso i nostri dubbi a Franco Corleone, da poco ex Commissario unico per il superamento degli Opg – la carica è estinta – uno dei principali promotori della riforma che ha portato alla dismissione di questa pagina oscura della storia del nostro Paese.

Dottor Corleone, finalmente ha chiuso anche l’ultimo (Opg) di Barcellona Pozzo di Gotto, come stabilito dalla legge 81/14. Giudica il percorso cominciato nel ’78 con la legge Basaglia, che sancì la chiusura dei manicomi civili, concluso?
Sostanzialmente siamo alla chiusura degli Opg e all’apertura di un nuovo percorso, nonostante rimangano ancora poche persone rinchiuse nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, che sarà chiuso a giorni. La legge Basaglia, che portò alla chiusura dei manicomi civili, è stata una rivoluzione nella psichiatria e nella concezione del malato di mente. In realtà la chiusura non fu immediata e il processo di realizzazione fu lungo: la legge fu approvata nel 1978, ma solo 20 anni dopo venne chiuso l’ultimo dei manicomi in Italia. Certo, con i manicomi civili si faceva riferimento a decine di migliaia di persone, mentre per la chiusura del manicomio criminale si parte di numeri molto più bassi: nel periodo di maggiore presenza negli Opg si parla di 1200 – 1300 persone. Ma dal punto di vista della sostanza la chiusura dei manicomi criminali è epocale anche rispetto alla chiusura del manicomio civile. Possiamo dire che da un certo punto di vista chiude il cerchio con questa riforma che attendavamo da molto tempo, una riforma che ha agito su molti punti ma senza toccare il Codice penale: questo è un punto di riflessione per il futuro. Comunque posso dire che il processo iniziato tanti decenni fa oggi si conclude positivamente. Ovviamente esistono ancora molti problemi da affrontare per garantire un successo pieno della riforma.

 Al posto degli Opg sono sorte le Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems), strutture di tipo riabilitativo e non contenitivo.Il Comitato nazionale contro gli Opg ha visitato più dei 2/3 delle Rems, lamentandone l’impostazione custodialistica: sbarre alle finestre, metal detector e guardie armate all’ingresso.
Non c’è il pericolo che queste siano una riproposizione degli Opg e abbiano solo cambiato nome rispetto a questi?
A me pare che occorre vigilare perché le Rems rispettino alcuni pilastri fondamentali, in particolare tre: quello della territorialità, quello del numero chiuso, e quello del rifiuto della contenzione. Patendo dal rispetto di questi principi, mi pare che il rischio di una riproposizione del manicomio criminale non ci sia. Prima di tutto gli Opg erano carceri veri e propri, con la polizia penitenziaria, le porte blindate e i ritmi di vita di un carcere: un apparato di contenzione che è quello proprio dell’istituzione totale, carcere e manicomio allo stesso tempo. La differenza di fondo è che le Rems hanno un numero di presenze molto ridotto, e solo quello di Castiglione delle Stiviere ospita circa 120 persone: un grande problema che mi auguro venga affrontato il prima possibile dalla Regione Lombardia e dagli organismi che saranno messi in campo per monitorare e dare indicazioni. Le altre strutture hanno numeri piccoli, da due posti in Friuli Venezia Giulia ai 10-14 dell’ Emilia Romagna; la maggior parte contengono circa 20 posti, ma si arriva al massimo ai 40 posti di quelle a doppio modulo. Rispetto alle centinaia di persone che erano rinchiuse negli Opg siamo in una situazione completamente diversa. La situazione terapeutica è poi gestita in maniera completamente differente: con le residenze sanitarie siamo in una comunità e non in un regime carcerario,  il personale è molto motivato e consapevole di partecipare a una grande impresa di riforma civile. Vi è la presenza di una guardia giurata all’ingresso della struttura solamente per controllare chi entra e per prendere nota del documento dei visitatori. Però è vero che non tutte le strutture sono uguali, alcune sono un modello da imitare, mentre altre hanno un apparato di sicurezza eccessivo: bisognerà lavorare perché ci sia una maggiore armonia fra esperienze diverse, prendendo il meglio e lasciando indietro le pratiche più negative. Mi sento comunque di dire che il rischio di una riproposizione degli Opg sia da escludere. Certo, occorre monitorare il funzionamento di queste strutture, visto che c’è sempre il rischio che l’entusiasmo venga meno e si torni ad una situazione di ordinaria amministrazione.

Lei è quindi ottimista. Tuttavia, magistrati e pm hanno lamentato che con la chiusura degli Opg molti internati “socialmente pericolosi” usciranno dal carcere, costituendo un problema di ordine sociale. Come risponde a queste critiche?
Diciamo che la legge 81 è ancora poco conosciuta e mi auguro che dal Csm, che ha compiuto un’indagine conoscitiva su questa realtà nuova, arrivino delle indicazioni ai magistrati per un’applicazione corretta della legge 81. La Rems deve essere l’ultima risorsa: nonostante vi siano molte alternative alle misure di sicurezza detentiva, molti gip richiedono troppo spesso l’inserimento in questo nuovo tipo di strutture che considerano semplicemente sostitutivo dell’Opg. Questo pone un altro problema: in alcuni casi pare che la decisione di misura di sicurezza sia assunta senza una perizia, cosa che considero molto grave. Ancora più grave è il fatto che molte perizie non siano adeguate rispetto alla realtà della persona e del paziente: il proscioglimento per incapacità di intendere e volere viene applicato troppo eccessivamente rispetto alla realtà dei fatti. Questo è un tema che meriterà di essere approfondito, perché altrimenti le Rems non saranno mai sufficienti: adesso abbiamo strutture con una capienza di 600 posti, e quelle che hanno posti disponibili saranno riempite rapidamente. Poi ne saranno istituite ancora altre due in Sicilia e Toscana nei prossimi mesi, ma non andremo oltre 650 posti disponibili. Su questa base bisogna fare i conti. Le richieste della magistratura sono eccessive, ma secondo me per superare questo problema,che rischia di far fallire la riforma, occorrono alcune modifiche del Codice penale, per rendere chiaro che le residenze sanitarie sono per le misure di sicurezza definitive e non per quelle provvisorie. Queste ultime devono trovare una diversa soluzione, e per questo mi auguro che la discussione al Senato sulla riforma del Processo penale, soprattutto per ciò che riguarda l’ordinamento penitenziario, affronti questo nodo. Spero che venga approvato l’emendamento presentato dalla presidente della Commissione Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, sull’istituzione di un’alternativa alle Rems per coloro ai quali venga diagnosticato un problema psichiatrico in carcere anche prima della sentenza. In questo modo il problema si potrà risolvere da una parte attraverso la ridefinizione della funzione della Rems, dall’altra attraverso l’uso di strumenti come la libertà vigilata o altre possibilità che esistono all’interno di Dipartimenti di salute mentale e di tutte le strutture della psichiatria territoriale.

(giacomo pellini)



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