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Ciao papà Angelo, ciao Michele

18 Oct Ciao papà Angelo, ciao Michele

angelo2Angelo, mio papà, e Michele, ci hanno lasciati a poche ore di distanza. Voglio ricordarli insieme. Il Gruppo è nato anche per questo, per saldare la dimensione personale degli affetti con quella più ampia dell’accoglienza. Angelo è stato per il Gruppo e i tanti che l’hanno conosciuto una presenza essenziale, silenziosa, autentica. Una persona che affidava ai fatti, prima che alle parole, il significato del suo essere con gli altri e per gli altri. Angelo e mamma Olga hanno dato a me e alle mie sorelle non solo la vita, ma la possibilità di viverla. C’era sobrietà e dignità, in casa nostra, ma anche la dimensione della festa, del calore umano. Non ci hanno mai fatto pesare, nei sacrifici di quegli anni, il distacco doloroso ma inevitabile dalla nostra terra, dal Cadore, dalle “nostre” montagne.  Angelo mi è stato sempre accanto: nel Ministero Sacerdotale, in quella Parrocchia che Padre Michele Pellegrino mi affidò: la strada; nel cammino del Gruppo, del Cnca e della Lila, e in questi anni di Libera, stupito e rincuorato dai tanti giovani che vedeva impegnarsi in quei percorsi di libertà, di responsabilità, di giustizia sociale.
Da gran lavoratore qual era – conscio che il lavoro e gli affetti sono i muri portanti della nostra identità – non ha mai mancato di dare una mano ad alcune nostre attività. Molti lo ricordano, già avanti con gli anni, sgobbare tra il verde dell’Oasi di Cavoretto, dove era per tutti il “nonno”. La sua fede era asciutta, essenziale e verticale come le montagne che tanto amava.
Michele Mazzilli è stato con noi in questi ultimi sei mesi, ospite del “Centro crisi” di via Leoncavallo a Torino. Era già molto provato da una vita difficile, dal confronto logorante con la strada, da una malattia che lo aveva reso negli anni sempre più debole. Cercava dignità e senso, accoglienza e riconoscimento: noi, con i nostri molti limiti, glieli abbiamo dati. Ricevendone in cambio molto di più. Arricchendoci della sua generosità, della sua ironia, della sua grande passione per la cucina: cucinare per noi, diceva, era un modo per dirci che ci voleva bene.
Pur essendo molto malato, Michele non ha voluto risparmiarsi, dare retta a chi lo invitava a riguardarsi di più. Ascoltava ma poi faceva di testa sua. Troppo grande era il suo amore per la vita, la vita che stava cominciando a riassaporare.
Non si sono mai conosciuti, Angelo e Michele, ma oggi si sono incontrati. Si sono incontrati e riconosciuti in quel luogo che è l’abbraccio con Dio, in quella dimensione a cui ci indirizza il nostro bisogno di giustizia e il nostro desiderio di libertà. Dimensione in cui ci ritroviamo compiutamente umani, prossimi e consapevoli – come ci insegnano Angelo e Michele – che la vita vera è quella vissuta con gli altri, per gli altri, negli altri.

(don luigi ciotti)



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