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Città delle donne: ripartire dalla speranza

01 Mar Città delle donne: ripartire dalla speranza

SAMSUNG CAMERA PICTURESCome ogni anno dal 2013 a questa parte, la Tavola Valdese accorda un finanziamento per un progetto specifico di cooperazione internazionale gestito dal Gruppo Abele. Nel 2015 l’obiettivo era di promuovere l’inserimento socio-economico di ragazze vittime di sfruttamento sessuale e in situazione di grave disagio. La nostra équipe educativa che opera in Costa d’Avorio ha messo in atto un piano di reinserimento elaborato a seguito di un’inchiesta condotta dal nostro Centro di Documentazione, che ci aveva permesso di far luce sul fenomeno della “prostituzione di sopravvivenza” a Grand Bassam. Grazie al contributo dell’Otto per Mille della Tavola Valdese il progetto ha coinvolto 45 beneficiari:  35 ragazze (14-21 anni) inserite in formazione professionale e nel programma completo sopra delineato; 5 bambine (10-14 anni) troppo piccole per partecipare alla formazione professionale ma inserite nel percorso di istruzione di base, sostegno psicoaffettivo e presa in carico alimentare e sanitaria e 5 bambini (3-5 anni) inseriti nel servizio di assistenza all’infanzia, in modo che potessero giocare sotto la sorveglianza di personale specializzato mentre le giovani madri frequentavano i corsi, beneficiando anch’essi del servizio mensa gratuito.
Il maltrattemento di bambine e giovani ragazze in Costa d’Avorio purtroppo è una realtà molto frequente. Parenti o genitori ne sono colpevoli, direttamente o perché comunque assenti nel tutelare il benessere e talvolta la vita stessa di queste ragazze. Storie di abbandono, violenza e fuga; il cui epilogo non è mai il lieto fine, ma una vita di strada, di prostituzione e droga. Attraverso il nostro Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione, il Gruppo Abele ha indagato il fenomeno a Grand Bassam, sede da oltre 30 anni della nostra Communauté Abel, e sulla base di queste osservazioni l’équipe educativa ha studiato una strategia di risposta: era necessario allontanare queste ragazze da quel contesto di degrado e sofferenza anche solo per qualche ora al giorno; far loro sperimentare una vita “quasi normale” di incontro e scambio con coetanee, di studio e di gioco; diventare in qualche modo quelle figure positive di riferimento che sono loro mancate, per guidarle verso un’autonomia minima, non solo economica ma anche psicologica.

Tra le ragazze che hanno frequentato il corso di formazione in sartoria solo 5 di loro lo hanno abbandonato: 3 per scelta dell’allieva o della famiglia; 1 per cause di salute; 1 per gravidanza. Tra quelle che hanno proseguito, 11 sono state inserite “a bottega” presso dei Mastri Artigiani Formatori, dove potranno perfezionarsi e cominciare a produrre per conto terzi; 9 hanno cominciato una piccola attività in proprio; 10 non hanno raggiunto quelle competenze che potessero permettere loro di essere autonome rispetto al percorso fatto  (saper prendere le misure, tracciare il modello su carta, tagliare i tessuti, imbastire, utilizzare la macchina per cucire) e riprenderanno un nuovo anno di formazione all’interno della Communauté Abel al fine di raggiungere le competenze necessarie per intraprendere un percorso lavorativo.
Grazie al contributo Valdese, per un anno abbiamo imparato e siamo cresciuti insieme a queste ragazze, che ora affrontano la vita con sguardo diverso: anche chi magari non è ancora pronta per “spiccare il volo”, chi sta cominciando con fatica una nuova attività, tutte comunque ora sanno che il mondo può essere buono, che loro stesse possono essere “migliori”, che esiste dentro e fuori di loro qualcosa di bello.

(francesca piccinini e cristina garavoglia)



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