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Clandestinità: l’Unione europea “boccia” l’Italia

29 Apr Clandestinità: l’Unione europea “boccia” l’Italia

Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea “boccia” la norma italiana che prevede il reato di clandestinità. Ad oggi la legge del nostro Paese definisce la clandestinità come un reato e prevede misure penali che si concretizzano in condanne da uno a quattro anni di carcere.
La direttiva europea sull’immigrazione clandestina prevede un trattamento non penale degli immigrati: l’intento è quello di favorire un rimpatrio o un allontanamento efficace dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare, nel rispetto dei diritti fondamentali. In concreto, sanzioni e ammende sono gli strumenti più utilizzati dall’Ue prima del respingimento. In Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Belgio, Danimarca, Grecia, quando uno straniero entra o soggiorna senza i necessari documenti richiesti dalla legge, oppure vi resta oltre il termine previsto dal visto d’ingresso, rendendosi clandestino, viene perseguito con ammende, sanzioni e detenzioni (solo in extremis) con durata massima di un anno.
Le misure previste dall’Italia in merito al reato di clandestinità, secondo i giudici europei, «non devono compromettere l’effetto utile» della direttiva europea. Come si legge in una nota, «una sanzione penale quale quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali». Concorde alla sentenza è anche la Commissione europea, certa che il pronunciamento della Corte aiuterà a ridurre «l’incertezza giuridica provocata dalla mancata trasposizione in Italia della direttiva rimpatri».  Bruxelles ora attende che ogni Stato membro dell’Unione valuti le conseguenze del pronunciamento dei giudici comunitari e tragga le debite conclusioni. Non solo l’Italia, infatti, ha normative così restrittive in materia di immigrazione.



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