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Clandestinità, un reato inutile anche per chi lo deve giudicare

21 Jan Clandestinità, un reato inutile anche per chi lo deve giudicare

okDopo un lungo dibattito il governo ha deciso di lasciare fuori dal pacchetto depenalizzazioni il reato di immigrazione clandestina. La norma, introdotta dal governo Berlusconi nel 2009 all’interno del pacchetto sicurezza, prevede un’ammenda dai 5.000 ai 10.000 euro. In questi anni il reato di immigrazione clandestina ha attirato su di sé molte critiche: è stato bocciato da numerosi costituzionalisti poiché punisce ciò che si è e non ciò che si fa; perfino il capo della polizia Alessandro Pansa si è dichiarato contrario a una norma che “intasa le Procure”.
Nel sistema giuridico italiano a trattare il reato di immigrazione clandestina sono i giudici di pace. Recentemente si è espressa su questo tema Maria Flora di Giovanni, presidente dell’Unione nazionale giudici di Pace, dichiarando a Radio24 che “il reato d’immigrazione clandestina non serve a nulla perché è un’inutile duplicazione di un procedimento d’espulsione che noi già facciamo in via amministrativa”.
Su questo tema il Dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre, l’International University College of Turin insieme all’Università di Firenze e Bari hanno avviato un osservatorio sulla giurisprudenza del giudice di pace.
Una delle studentesse che ha partecipato a questo progetto è Paola F., 25 anni, romana. “Uno dei problemi principali per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese è conoscere quali sono i propri diritti. Le sentenze della Cassazione sono chiare: lo straniero non ha solo diritto all’assistenza di un difensore di fiducia, una pronuncia del 2001 stabilisce anche la nullità del decreto di espulsione nel caso in cui non venga rispettato il requisito della traduzione. Eppure ne ho visti tanti di provvedimenti scritti solo in italiano….
La procedura prevista attualmente per il reato di clandestinità è piuttosto farraginosa: per ogni soggetto accusato viene istruito un processo al termine del quale il giudice di pace stabilisce se si tratta o meno di un clandestino e se deve essere espulso. Il giudice percepisce 10 euro a sentenza mentre il costo medio a carico dello Stato per un avvocato d’ufficio è 500 euro a difesa. Prima di arrivare alla sentenza occorrono almeno tre udienze ed è obbligatorio interrogare il poliziotto o il carabiniere che ha istruito la pratica. In caso di condanna lo straniero, spesso nullatenente e senza dimora, deve pagare un’ammenda che va dai 5.000 ai 10.000 euro.
Il reato di immigrazione clandestina – continua Paola –  nasce come deterrente ma si è rivelato tutt’altro: basti pensare che nel momento in cui uno straniero viene denunciato non solo non collabora più al riconoscimento degli scafisti ma perde anche l’obbligo di rispondere alle domande che vale solo per i testimoni e non per gli imputati”.
Paola è stata volontaria anche presso la Clinica Legale per l’immigrazione dell’Università di Roma Tre, uno sportello che offre aiuto agli stranieri. “Dal 2013, quando è iniziata l’attività, abbiamo lasciato i nostri volantini nelle Caritas, nella comunità di S.Egidio e le persone hanno iniziato ad arrivare. La maggior parte degli utenti si rivolge a noi perché ha bisogno di aiuto per la richiesta di permessi di soggiorno. Abbiamo trattato casi di protezione internazionale, ma anche permessi richiesti per motivi di studio o di lavoro”. A lavorare in questo sportello, oltre agli avvocati professionisti, sono proprio gli studenti della facoltà di Giurisprudenza coordinati dalla professoressa Enrica Rigo. “Le istituzioni italiane non sono assolutamente all’altezza di un momento storico come quello che stiamo vivendo, per questo è fondamentale il ruolo svolto dalle onlus, dalle associazioni e anche da una struttura come la nostra. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio poi però quando leggiamo sui giornali le analisi su quanto è accaduto a Colonia capiamo che la strada da percorrere è ancora lunga. Certo, se i giornalisti evitassero certe strumentalizzazioni e si ricordassero che sono mariti, ex mariti e compagni i principali responsabili della violenza contro le donne la strada sarebbe ugualmente lunga sì, ma magari un po’ meno impervia”.

(valentina casciaroli)

 



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