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Claudio Fava commenta gli attacchi de “Il Giornale” a don Ciotti

17 Apr Claudio Fava commenta gli attacchi de “Il Giornale” a don Ciotti

claudio_favaCon un post Facebook il vice presidente della Commissione parlamentare antimafia ha commentato le polemiche del quotidiano diretto da Sallusti sulla presunta reticenza del presidente di Libera e fondatore del Gruppo Abele in merito alle vicende di corruzione che hanno investito Lega Coop

Scrive Il Giornale su Luigi Ciotti definendolo, con sciatta ironia, “il campione della lotta contro le mafie, il prete che marcia in testa a qualsiasi corteo anti corruzione…”. Gli rimproverano di aver detto alla Lega delle cooperative che di “cacciare le cose che non vanno”, perché “non si sconfiggono le mafie se non si combatte la corruzione” e che bisogna piuttosto “imparare sempre più a fare scelte scomode”. Parole dure. Che non ha detto in sacrestia ma a casa loro, al congresso della Lega Coop. Le ha detto nei giorni scomodi dell’inchiesta su Buzzi e compari. Le ha detto mentre tanti tacevano o volgevano altrove lo sguardo. Eppure, per Il Giornale, Ciotti è reticente, generica la sua accusa, solo “parole di circostanza”. Forse gli rimproverano di non aver apposto anche la sua firma ai mandati di cattura. Chissà.
Di quest’attacco a Luigi Ciotti da parte del giornale di Berlusconi stupisce soprattutto la grossolanità, la mancanza di fantasia e di argomenti, il ragionare contorto e osceno (Legacoop collabora con il progetto di Liberaterra, dunque Ciotti è omertoso per denaro…). Poi ci pensi su e capisci che non c’è affatto da stupirsi. Se avessi visto per una sola volta un inviato de Il Giornaleimpegnato a scrivere sul 21 marzo quando si ricordano tutti gli ammazzati di mafia, se avessi letto su quel foglio in questi quindici anni una sola parola di onesta gratitudine per un prete (un prete!) che ha messo insieme un milione di firme per ottenere dal Parlamento una nuova legge sui beni confiscati alle mafie, se quella redazione avesse speso un solo articolo per sostenere una delle cento battaglie di Libera (quelle per le quali Ciotti è un condannato a morte di mafia), oggi avrei il diritto di stupirmi. Ma il Giornale crede che le uniche notizie degne d’inchiostro siano quelle che servono alla causa del proprio editore. Anche quando si scrive di mafia o di lotta alla mafia. Si può stare a destra, a sinistra o altrove, ma con onestà intellettuale. Oppure si può essere fedeli zerbini del padrone di turno. E di tutti gli zerbini, i giornalisti sono i più impolverati.

(claudio fava)



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