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Come abbiamo trascorso il nostro Natale

29 Dec Come abbiamo trascorso il nostro Natale

tavolo dormitorioIl tavolo è quello di tutti i giorni, dove si fa una leggera cena prima di abbandonarsi al sonno, necessario e ristoratore per chi vive in strada e trova accoglienza al dormitorio del Gruppo Abele. Ma le pietanze, portate dai volontari, sono poggiate su una tovaglia rossa e decorata, e i volti delle persone sono più distesi. Sembra un pranzo in famiglia. In effetti lo è. I giorni di festa sono più difficili per chi vive un periodo di disagio, per chi ha una situazione famigliare complessa. Tutte le mancanze si fanno sentire più forte.

“Imbandire la tavola e condividere i piatti ‘delle feste’ cucinati dagli operatori e dai volontari è sicuramente una piccola cosa, ma di anno in anno rinnoviamo questa tradizione – spiega Marco, responsabile della Casa di accoglienza notturna del Gruppo Abele – perché regala un momento di serenità agli ospiti e una possibilità in più per gli operatori di trovare un contatto anche con quelli più schivi e riservati”. Tra i convitati, a chiacchierare con ospiti e volontari, c’è anche Luigi Ciotti. I giorni delle feste per lui si snodano tra le celebrazioni delle Messe nelle cinque comunità del Gruppo Abele e le consuete attività per l’associazione, che fu fondata da lui 53 anni fa, proprio a Natale.ciotti rivalta

Da oltre trent’anni, una delle Messe natalizie del Gruppo Abele si celebra nella nostra comunità di Rivalta, Il filo d’erba. Anche quest’anno vi hanno partecipato più di 250 persone, in una serra del vivaio della comunità. “Luigi ha ricordato come il senso del Natale vada ricercato nel volto dei più fragili e di chi fa più fatica”, dice Federica che, anche se è molto giovane, ha partecipato a quasi tutte le Messe di Natale celebrate al Filo d’erba, perché ci ha abitato per venticinque anni. In questa comunità, dal mese di aprile, grazie all’iniziativa dei Corridoi umanitari, è ospitata una famiglia siriana. La loro bimba più piccola, Amàl, ha 4 anni e prima di arrivare a Rivalta aveva avuto solo un campo profughi in Libano come casa.
“Accogliere significa arricchire la propria conoscenza e allargare il proprio sguardo sul mondo – ha detto don Ciotti durante la celebrazione della Messa – i migranti non è vero che arrivano senza niente, al contrario arrivano con un bagaglio enorme di coraggio e di cultura”. Sicuramente, nello scandire queste parole, il fondatore del Gruppo Abele ha in mente l’accoglienza negata, il 23 dicembre, a 800 mila bambini e ragazzi nati nel nostro paese da genitori stranieri. Per loro l’accoglienza dovrà attendere, per ora hanno trovato solo spalle voltate. 

 



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