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Contro la tratta. La prima Giornata internazionale promossa dal Vaticano

08 Feb Contro la tratta. La prima Giornata internazionale promossa dal Vaticano

prison_162885_64021 milioni di vittime. I numeri della tratta degli esseri umani sono molto più che allarmanti. Sono un’offesa all’umanità, una strage del diritto. Ce ne si accorge quando si scava nel fondo delle fredde cifre e si entra nella vita di persone ridotte in schiavitù. Per sesso, per lavoro, per accattonaggio, per traffico d’organi, per servitù domestica, per matrimonio forzato, per adozione illegale, ogni anno si muove un mercato di 32 miliardi di dollari. Un business redditizio, terzo solo a quello della droga e delle armi. Ma il contraltare di chi guadagna sono le anime fantasma tolte al mondo per essere consegnate a una dimensione fatta di umiliazione e violenza, molte appena bambine. Nasce da qui, da uno spirito di reazione a queste ingiustizie, la Prima Giornata Internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, calendarizzata per l’8 febbraio e promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, dal Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, dalle Unioni Internazionali femminili e maschili dei Superiori Generali, e sostenuta personalmente da papa Francesco. Lui che, nel promuoverla, davanti al Consiglio d’Europa, espresse, lo scorso anno, queste parole: “Per quanti nelle diverse parti del mondo vivono la sofferenza di nuove schiavitù e sono vittime delle guerre, della tratta delle persone, del narcotraffico e del lavoro schiavo, per i bambini e le donne che subiscono ogni forma di violenza. Possa il loro silenzioso grido di aiuto trovare vigile la Chiesa, perché, tenendo lo sguardo fisso su Cristo crocifisso, non dimentichi tanti fratelli e sorelle lasciati in balia della violenza”. Per tutta la giornata di domenica, si avvicenderanno preghiera e riflessione, per provare a dare voce ai senza voce e sollecitare le istituzioni civili e le comunità ecclesiali affinché siano date delle risposte efficaci e concrete a questa forma di moderno schiavismo.



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