About Us

Corruzione: Libera, al via raccolta firme per confisca dei beni

07 Dec Corruzione: Libera, al via raccolta firme per confisca dei beni

07.12.2010 | Ansa

Roma – Una valanga di cartoline per seppellire la corruzione: un milione e mezzo di appelli è l’obiettivo di una campagna di Libera per chiedere al Presidente della Repubblica di intervenire affinché governo e parlamento diano “finalmente piena attuazione alla norma già prevista nella finanziaria 2007 per la confisca e il riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai corrotti” e adeguino il nostro codice alle leggi internazionali anticorruzione. E’ la nuova campagna di Libera e Avviso Pubblico che da domani e fino al 12 dicembre raccoglieranno adesioni in 300 luoghi d’Italia e per un mese in 400 botteghe di Altromercato, Botteghe del Mondo e sui siti internet delle associazioni e delle testate giornalistiche
che aderiscono.
“Nel 1996 Libera – ha ricordato il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, in una conferenza stampa a Roma, in contemporanea con altre 20 in tutta Italia per lanciare la campagna – raccolse un milione di firme per migliorare la legge Rognoni-La Torre e chiedere l’utilizzo sociale dei beni confiscati: era un
battaglia partita dal basso e chiediamo di fare lo stesso”.
La Corte dei conti stima in 60 miliardi il costo della corruzione sulla collettività e “non si può e non si deve tacere. Questo milione mezzo di firme – secondo don Ciotti –  è una presa in carico di una vicenda che ci sta impoverendo. A ogni cittadino italiano vengono rubati mille euro”. E se la stima del Viminale è di 18 miliardi di beni recuperati in due anni, “vuol dire che il malaffare vince uno a cinque”.
Libera ha dedicato la raccolta firme alle vittime del terremoto dell’Aquila e in particolare ai ragazzi della Casa dello Studente , “dove la corruzione ha toccato il suo massimo”.

Roma – Secondo l’ultimo rapporto Trasparency international – ricorda Libera – l’Italia è al 60/o posto per
trasparenza nelle decisioni pubbliche, il livello più basso dal 1995. Ma non solo. Un sondaggio Eurobarometro ha rilevato nel 2009 che il 17% degli italiano si è sentito chiedere una tangente, quasi il doppio della media europea che è il 9%. “E – ha ricordato don Ciotti – mentre la corruzione dilaga la
giustizia arretra”: il numero delle condanne definitive è crollato, erano state (per corruzione e concussione) 512 nel 2001, sono diventate 255 nel 2008. Per “reagire” si chiedono “cose semplici”: in primo luogo, la ratifica della convenzione di Strasburgo del 1999 che prevede l’introduzione nel nostro codice di delitti come il traffico di influenze illecite, la corruzione tra privati, l’autoriciclaggio. Sarebbe poi “estremamente utile modificare i termini di prescrizione e introdurre la figura del collaboratore di giustizia anche per i reati di corruzione”.
Il 9 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la corruzione, il network Flare, cui Libera aderisce, organizza una due giorni al Parlamento Europeo a Bruxelles per sensibilizzare l’Europa al contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e alla corruzione.

Roma – “La legislazione italiana tende a discostarsi da quella degli altri Stati europei sia sotto il profilo relativo alla previsione di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, sia di effettività del contrasto
alla corruzione, attraverso norme premiali e tecniche di indagine adeguate”. Lo scrive l’ex magistrato di Mani pulite, oggi giudice di Cassazione, Piercamillo Davigo in un messaggio di adesione alla campagna di Libera e Avviso Pubblico per estendere la legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie anche ai corrotti.
“L’Italia – afferma – è purtroppo percepita come un Paese fortemente corrotto e ciò influisce negativamente sulla sua immagine e sugli investimenti dall’estero”. Le convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese, ma non sempre ratificate e attuate, e che la campagna chiede di adottare,
secondo Davigo, “tracciano un percorso che può aiutare l’Italia e risolvere questi problemi”. E’ perciò “urgente ratificare la convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa e dare effettiva attuazione alla previsione delle altre convenzioni internazionali e del diritto comunitario”.

Torino – La corruzione nel nostro paese è diffusissima, anzi il suo meccanismo è entrato nel sistema
della nostra “democrazia” economica basata sui favoritismi e i regali, e questa “normalizzazione” ha portato al calo drammatico delle denunce di corruzione, ma in realtà non è cambiato nulla rispetto agli anni ’80-’90. E’ l’allarme lanciato oggi a Torino dalla sede della Provincia da dove è partita la tranche piemontese della campagna di Libera e di Avviso Pubblico contro la corruzione presentata oggi a Roma da Don Ciotti.
Un esempio di tale pericoloso calo del numero delle denunce, hanno rilevato oggi a Torino Maria José Fava, referente piemontese di Libera e il procuratore aggiunto di Torino, Paolo Borgna, è quanto è avvenuto a Milano, città simbolo dell’era di Mani Pulite in questi anni. “Nell’anno giudiziario ’92-’93
solo nel distretto della Corte di Appello di Milano si contavano circa 2.000 denunce per corruzione e concussione – ha detto José Fava – in quello 2008/09 sono state 120, appena il 6%”.
Secondo Roberto Montà, di Avviso Pubblico, l’associazione che riunisce le amministrazioni locali italiane, “occorre che la gente sappia che non tutti i Comuni e Province italiane sono conniventi con la mafia e gli atteggiamenti mafiosi”. Montà ha sottolineato come la Provincia di Torino, a giorni, approverà l’ordine del giorno per la promozione della campagna in corso. Una campagna che vedrà da domani a Torino, in 50 dei 300 luoghi nazionali prescelti, i banchetti per raccogliere le firme sulle
cartoline da mandare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Non bisogna lasciare solo chi vuole opporsi a questo sistema – ha aggiunto Sergio Bisacca, presidente del consiglio provinciale – che, secondo i dati della Corte dei Conti, costa ai cittadini 60 miliardi l’anno. Una zavorra insopportabile, ancor più in questo periodo di crisi, che ci pone tra i paesi ‘civili’ agli ultimi posti per la trasparenza amministrativa”.



Facebook

Twitter

YouTube