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Credere, oggi

22 May Credere, oggi

20150517_160516Nell’ambito del Salone Off, abbiamo intervistato alcuni degli autori del libro edito da Edizioni Gruppo Abele 5 variazioni sul credere. Il saggio raccoglie i contributi di un cattolico, di una musulmana, Shahrzad Houshmand, di un ebreo, Benedetto Carucci Viterbi, le considerazioni di Gabriella Caramore, autrice della trasmissione di cultura religiosa di Radio Tre “Uomini e profeti” e anche di un ateo e filosofo, Maurizio Viroli.

 

Chi o cosa ci spinge, indipendentemente dal credo, ad affidarci a qualcuno, a una comunità, a una chiesa?
Marco Bouchard: Siamo spinti a credere in qualcosa per cercare una dimensione di salvezza già qui e ora, ai nostri giorni. Un tempo l’idea di salvezza era qualcosa che si proiettava esclusivamente al di là del tempo, dopo la morte. Oggi il pensiero più forte è cercare segni di questa salvezza già oggi, nella nostra attività quotidiana, nelle nostre vite.

Gabriella Caramore: Anche se non tutti si affidano a una comunità o a una chiesa, credere, quindi, avere fiducia, in qualcuno, è una tendenza dell’animo umano. Ognuno trova poi nella propria tradizione strumenti per approfondire o meno questo desiderio e questa speranza verso qualcosa.

Perché credere oggi?
Marco Bouchard: A questa domanda, nel libro, tutti arrivano ad una risposta comune: credere oggi vale la pena più di un tempo, perché si tratta di rendere una testimonianza forte, in un tempo difficile. Shahrzad Houshmand dice che bisogna credere per non cedere di fronte al male, che è all’esterno del uomo. Benedetto Carucci Viterbi dice che credere è necessario, di fronte ad una società sempre più dominata dalla tecnica, sempre più impersonale. E avere una fede, dice Maurizio Viroli, è importante perché solo chi ha fede è veramente libero, chi non ha fede rischia di essere servo.
Shahrzad Houshmand: L’uomo ha avuto sempre bisogno di credere. Credere nella vita, nel bene nella giustizia, o in un Dio che comprenda tutti questi concetti. Credere significa credere di dover vivere, poter vivere e godere della vita. Di questo abbiamo bisogno assolutamente: di credere tutti in qualcosa. Quel qualcosa cambia da una tradizione all’altra, da un tempo all’altro, a partire da quando l’uomo ha camminato sulla Terra.

Le persone sono ancora preoccupate di cosa succederà loro nell’aldilà?Gabriella Caramore: È difficile rispondere in via generale a questa domanda, perché viviamo in un tempo in cui la storia si affaccia con tempi diversi nelle diverse culture. Alcuni possono essere ancora molto preoccupati di cosa accade nell’aldilà. Mediamente in Occidente il giudizio morale sulla vita di ciascuno è anticipato al tempo presente. Non siamo più molto focalizzati su cosa succederà dopo, ma maggiormente su quanto riusciamo a realizzare per il bene degli altri qui e ora, subito.

La religione viene intesa come negazione della libertà?
Shahrzad Houshmand: Sì, a volte la religione è stata concepita come la negazione di libertà, lo abbiamo visto più volte nella storia. I potenti della religione, coloro che pretendono di disporre del sapere divino, hanno limitato oppure a volte cancellato la libertà dell’altro. Però alla radice delle religioni, soprattutto delle tre monoteiste, non c’è la negazione della libertà, anzi, propri il contrario: le religioni danno fiducia all’essere umano e affidano a noi, donne e uomini, il pianeta Terra e la gestione della nostra vita, che ci è donata.

(delia coroama)



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