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Cresce il no-profit (crisi a parte)

18 Apr Cresce il no-profit (crisi a parte)

volontariatoIl non profit come volano di sviluppo per il Paese. L’invito a cogliere le opportunità che il Terzo Settore offre nel rilanciare un’economia alternativa, in cui oltre al denaro valgano anche altri valori, viene in questi giorni da diverse parti.
Pochi giorni fa a Lucca si è tenuto l’annuale “Festival del Volontariato”, appuntamento che da tre anni offre un momento di confronto, riflessione e proposta alle organizzazioni sostenute principalmente dall’impegno volontario, accanto a quello professionale degli operatori del terzo settore.
Per questa edizione, il Festival non ha potuto non tenere conto dei riflessi che la crisi economica e sociale ha avuto sul mondo del non profit, che pure continua a crescere, come conferma un’indagine promossa e realizzata dal Centro nazionale per il Volontariato e la Fondazione Volontariato e Partecipazione.
I dati raccolti mostrano l’incremento delle organizzazioni non profit (Onp) in Italia, che salgono a 470 mila, quasi il doppio rispetto ai dati precedenti, coinvolgendo circa 5 milioni di volontari.
Difficoltà economiche, fragilità sociali, incertezza politica, sono stati i temi dibattuti durante il Festival, in quattro giornate animate da incontri, dibattiti e attività pratiche sui temi che raccolgono i diversi obiettivi delle Organizzazioni di volontariato nel panorama economico, culturale e sociale.
«Per capire l’importanza del volontariato – dice Edoardo Patriarca, presidente del Cnv – basta immaginare cosa accadrebbe se decidesse di fermarsi per un solo giorno, venendo a mancare nelle carceri, nel socio-sanitario, nella disabilità, nella non autosufficienza e in molte altre aree strategiche: il Paese si fermerebbe. Il volontariato investe nelle relazioni ed è ormai largamente condiviso che chi produce beni relazionali è un potente incentivatore di investimenti economici». È stato calcolato, ad esempio, che per ogni euro investito nei volontari, si ottiene un ritorno economico di 12 euro.
Intorno a questi argomenti è incentrato il focus dell’evento: i rapporti esistenti tra volontariato e le realtà organizzative italiane.  Di grande importanza è apparso il rapporto  tra volontariato e scuola, che riconosce ai giovani un ruolo importantissimo nello sviluppo di queste realtà, sia come servizio di volontariato e civile, sia per il loro ruolo attivo all’interno del non profit.
I dati indicano, infatti, che il 72% delle organizzazioni ha meno di 26 anni e il 42% è nato nel 2005. Risultati che stonano, invece, con l’età media effettiva dei Presidenti che risulta essere di 62 anni.
I Presidenti giovani sono pressochè un’eccezione. Solo il 5% delle OdV della donazione (sodalizi molto conosciuti come Avis e Fidas per la donazione di sangue, Admo per la donazione del midollo, Aido e altre per la donazione di organi) hanno al vertice una persona con meno di 35 anni, percentuale che addirittura scende al 3% per le OdV non operanti in questo ambito
Così come critici appaiono i dati relativi alla presenza di volontari extracomunitari. Infatti, solo il 14,9% delle OdV non operanti nel settore della donazione, dichiara di avere cittadini extra-comunitari tra i propri volontari. E’ un dato che indica una non continuità della scelta delle OdV, che rimanda piuttosto ad episodi sporadici.
Più impegnati risultano i cittadini non comunitari, nelle organizzazioni della raccolta sangue, midollo e per la donazione degli organi, dove l percentuale sale di oltre il doppio, con  il 33,8% di cittadini extra-comunitari tra i propri volontari.
Se i volontari sono la linfa vitae delle associazione non profit, il fundraising è ciò che contribuisce a mantenere solide le loro fondamenta. La delicata situazione economico-sociale si riflette, purtroppo, anche sui contributi in denaro dei sostenitori delle Onp passate in cinque anni sono passati dal 31% al 22%.
Un dato negativo, ma che può concepito anche come incentivo, da parte di chi opera nel non profit, nel realizzare strategie creative per finanziare i progetti attraverso strategie che mirano a far conoscere sempre di più il mondo non profit, imparando a conoscere i potenziali sostenitori, i loro valori, atteggiamenti e aspettative. I valori che le organizzazioni di volontariato e del non profit portano con sé hanno bisogno di una buona comunicazione che permetta loro di essere visibili alla società civile e politica.
A pochi giorni dal festival nazionale, Torino accoglie le riflessioni del Festival del Volontariato, con un appuntamento che coinvolge non solo i volontari, ma tutti gli operatori del Terzo Settore in una mattinata di confronto [link al social dì] e di ideazione di nuove proposte per continuare a camminare: “Volontariato, associazionismo e cooperazione sono un argine alla frammentazione sociale ed un motore di partecipazione – dicono Anna Di Mascio e Marco Canta portavoce del Forum del Terzo settore del Piemonte. La crisi chiama il Terzo Settore a nuove e più ampie responsabilità: i valori, le competenze, le esperienze, le pratiche sociali di cui siamo portatori non sono solo un nostro patrimonio ma una ricchezza da investire al servizio di tutto il Paese. Questo vale in modo particolare in questa fase in cui il ruolo dei partiti e delle istituzioni è messo fortemente in crisi a tutti i livelli. Noi sentiamo questa responsabilità”.
Il social dì organizzato dal 36 enti e associazioni del non profit operanti in Piemonte, si terrà venerdì 19 aprile all’Environmental Park di Torino e stilerà una serie di proposte per punti che il Terzo Settore, messo a dura prova dalla mancanza di fondi, dai ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione e dai tagli al welfare che si sono fatti sentire duramente dal 2009 in avanti (con un calo che supera il 90% dei fondi destinati dallo Stato al welfare).

(valentina pucci)



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