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Crescono le disugaglianze di reddito: 356 euro al giorno dividono un operaio da un dirigente

02 Sep Crescono le disugaglianze di reddito: 356 euro al giorno dividono un operaio da un dirigente

operaiTrecentocinquantasei euro al giorno. Tanto separa lo stipendio di un dirigente da quello di un operaio medio. E rispetto alla retribuzione di un “quadro”, un operaio prende ogni giorno 127 euro in meno. A fornire questi dati sulle diseguaglianze retributive nel nostro Paese sono le Acli, che ieri, 1 settembre, hanno aperto il loro annuale appuntamento di studio, quest’anno dedicato al “Lavoro scomposto”.

Numeri e non solo
Rispetto alla retribuzione media giornaliera (82 euro), il rapporto presentato giovedì evidenzia come un dirigente guadagni 340 euro in più al giorno, un quadro 111 euro, un impiegato 6 euro in più. Ma la differenza si amplifica nei confronti di un operaio, la cui retribuzione è di 16 euro inferiore alla media. Peggio di lui solo il lavoratore apprendista, che guadagna in meno 31 euro al giorno. E le donne, rispetto agli uomini, ricevono in media al giorno 27 euro in meno. “I dati mettono in evidenza una divaricazione eccessiva delle retribuzioni – sostiene il presidente delle Acli, Andrea Olivero – che non può non essere presa in considerazione in queste ore in cui si discute di sacrifici per il Paese. Occorre assolutamente ripristinare nella manovra economica il contributo di solidarietà e la misura patrimoniale”.

Ancora tanto “nero”
Quello sui salari è solo uno dei dati presi in considerazione dal rapporto delle Acli per mostrare le contraddizioni del mondo del lavoro. Critici anche i numeri sul lavoro sommerso (12 posti di lavoro su 100 sono oggi irregolari) e sulla ricerca. Nel settore privato in Italia oggi ci sono poco più di 35mila ricercatori. Si pensi solo che in Germania il totale dei ricercatori nel privato è di tre volte superiore (341mila).

Sempre più atipici
Oggi un lavoratore su quattro (23%) ha un’occupazione “non standard”, ovvero non a orario pieno nè a tempo indeterminato: il 12% degli italiani lavora a tempo parziale, mentre l’11% ha un lavoro atipico (tempi determinati e collaboratori). Il lavoro a tempo parziale interessa maggiormente le donne: le lavoratici part-time sono un 1milione e 800mila. Per gli atipici il rapporto di genere è pressoché pari, mentre l’età evidenzia una buona quota di giovani (39%), ma soprattutto un’elevata percentuale di adulti (il 48% degli atipici ha tra i 30 e i 49 anni).

Gli scoraggiati
L’Italia fa parte del triste gruppo di Paesi europei nei quali i disoccupati di lunga durata (almeno 24 mesi) superano il 45% del totale dei disoccupati. C’è poi quella quota di inattivi che si è soliti definire “scoraggiati”, ovvero individui disponibili a lavorare ma che dichiarano di non cercare lavoro perché sfiduciati rispetto alla possibilità di ottenere un impiego. In Europa questo dato continua a oscillare attorno al 4%, in Italia invece il dato tra il 2009 e i 2010 è cresciuto di quasi un punto percentuale, arrivando al 10%.

(federica grandis)



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