About Us

Da Genova alla Costa Smeralda, il mattone illegale e il saccheggio dei beni ambientali

17 Nov Da Genova alla Costa Smeralda, il mattone illegale e il saccheggio dei beni ambientali

costa_smeralda (1)Il 13 novembre 2014, è andato in scena il solito copione di corruzione e mala gestione del territorio e dei beni comuni. Nello stesso giorno, a Genova i carabinieri del Noe hanno smantellato un presunto sistema corruttivo imperniato sugli appalti per la gestione dei rifiuti, dei lavori post alluvione e delle emergenze invernali, mentre ad Arzechena, dall’altra sponda del Tirreno, la procura di Tempio Pausania arrestava un dirigente comunale, un geometra e il titolare di una società immobiliare con l’accusa di corruzione in campo edilizio. Appena si tratta di scucire quattrini pubblici o di svendere pezzi di territorio, evidentemente, le cricche si mettono subito in azione.Nel primo caso – pare ci sia anche lo zampino della ‘ndrangheta – , alla fine saranno ben 7 le persone arrestate, tra cui tre dirigenti Amiu, l’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti, e gli imprenditori Gino e Vincenzo Mamone. I reati contestati sono quelli di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta, omessa denuncia e falsità ideologica. Per la precisione, Gino Mamone era già stato condannato in primo grado a tre anni e sei mesi per corruzione. “I rapporti tra Grondona e gli imprenditori Mamone e Deiana – scrive il gip Roberta Bossi nell’ordinanza di custodia cautelare – appaiono di tale natura da configurare una situazione di asservimento della pubblica funzione esercitata in seno all’Amiu dal funzionario agli interessi degli imprenditori”.Nel secondo caso, lungo la sponda Sarda lo spaccato corruttivo attiene al ciclo del cemento nella provincia di tempio Pausania, con lo scambio di denaro in cambio del rilascio di autorizzazioni edilizie, in particolare per l’ampliamento oltremisura di un villone della Costa Smeralda. Il mattone illegale da queste parti è un nemico sempre dietro l’angolo, che come una sanguisuga prova a succhiare bellezza per ricavarne facile denaro. Come ha dichiarato il procuratore capo Domenico Fiordalisi, nemico storico dell’abusivismo edilizio, questa indagine rivelerebbe l’esistenza di un vero e proprio “sistema corruttivo” accettato e ben conosciuto nel mondo imprenditoriale e sociale di Arzachena.Due storie che assomigliano mostruosamente alle migliaia raccontate nei rapporti Ecomafia di Legambiente, dove la green corruption appare con forza il principale e indiscusso protagonista del sistematico saccheggio dei beni ambientali. Saccheggio che grazie alla corruzione riesce a moltiplicarsi all’infinito, essendo il lubrificante migliore persciogliere la farraginosità normativa, condizionando i controlli e svendendo sistematicamente funzioni pubbliche sull’altare degli interessi privati. Green corruption capace di trasformare gli uffici pubblici, previsti per garantire il primato della legge e dell’eguaglianza dei cittadini, nei fortini in cui funzionari e pubblici ufficiali si barricano per accumulare denaro e potere. Sia che si tratti di gestire rifiuti, di urbanistica o di autorizzazioni all’esercizio di una qualche attività lagreen corruption interviene a creare un avvilente mercato parallelo di do ut des, di cui la parte sana del nostro Paese vorrebbe volentieri farne a meno.A muoversi su questo terreno sono sistemi criminali ben congeniati, che non sempre si fregiano dei galloni delle mafie. Che andrebbero combattuti non in una logica meramente securitaria. Serve un salto di qualità culturale, capace di riportare l’etica e il senso di responsabilità e di condivisione di valori e storie comuni al centro dell’azione pubblica. Una società abbrutita dal vizio del denaro, che come spiegava più di un secolo fa George Simmel da mezzo diventa fine-in sé, è una società rassegnata al declino. È quindi la società intera che dovrebbe avere gli anticorpi utili per debellare questa malattia morale che affligge l’Italia, senza soluzione di continuità dall’Unità a oggi. Senza questi anticorpi saremo costretti a scrivere sempre le stesse storie, all’infinito, almeno finché avremo inchiostro o un lembo di paese da saccheggiare.



Facebook

Twitter

YouTube