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Dalla radio una campagna “illuminante”

15 Feb Dalla radio una campagna “illuminante”

Immagine 7Hanno chiuso le luci di mezza Europa, acceso tricolori in tutta Italia, spento migliaia e migliaia di lampadine e di led. Si sono lanciati su campagne di car sharing, di raccolta differenziata, di riduzione dello spreco di cibo, e chi più ne ha più ne metta. Anzi, ne tolga, perché l’idea è quella di ridurre i consumi e gli sprechi al minimo, così da risparmiare quanta più energia possibile.
Sono anni che quelli di Caterpillar, il celebre programma radiofonico in onda su Radio Due, “s’illuminano di meno”, dando vita alla giornata del risparmio energetico. Un’occasione di confronto e di dibattito, ma soprattutto di impegno concreto, per concentrare in 24 ore tutte le azioni virtuose in grado di razionalizzare i consumi, tagliare gli sprechi, produrre energia pulita. A metà tra festa, concerto, occasione di partecipazione e campagna politica, “M’illumino di meno” è riuscita a mobilitare in otto anni centinaia di associazioni, privati cittadini, Comuni, Regioni, scuole ed enti di tutta Italia e non solo. Unico, comune obiettivo: risparmiare energia. Un’utopia? Un’illusione? O l’inizio di una pratica sostenibile? Abbiamo intervistato i conduttori di Caterpillar, Massimo Cirri e Paolo Maggioni, per tentare di capirne di più.
 
Una festa democratica, una campagna politica, la geniale trovata di programma radiofonico: che cos’è davvero M’illumino di meno? Perché è nato e cosa è cambiato in otto anni?

M.  Credo sia tutte e tre le cose messe insieme. E qualcos’altro ancora. M’illumino di meno è nato, idealmente, nel 2003. A fine settembre c’è il grande blackout elettrico che lascia al buio mezza Italia e spegne la Notte Bianca romana di Veltroni. Ne consegue un’ondata comunicativa sui temi dell’energia, l’elettricità in primis, con allegata, anche, una dissennata richiesta di tornare al nucleare. Il referendum del giugno 2011 ha messo fine ad un sommovimento a favore dell’uranio che era iniziato allora. Con Caterpillar seguiamo il dibattito: c’è bisogno di più centrali? Turbogas? Nucleare? Quanto conta la rete di distribuzione? Quanto si spreca? Andiamo avanti a raccontare anche quando il furore mediatico si spegne. Ci accorgiamo che il tema appassiona. Che ci sono pezzi di società civile che lo interpretano, sindaci che riflettono, insegnanti che ne parlano a scuola. Sono tutti più avanti della politica. Maurizio  Pallante, il teorico concreto della Decrescita Felice, ci accompagna nella riflessione. Così scopriamo qualcosa sul risparmio dell’energia e l’efficienza energetica. Perché continuare a produrre energia se ne sprechiamo troppa? Filippo Solibello ha l’intuizione: promoviamo una giornata del risparmio energetico? Lisa Tropea trova il nome pescando nella poesia: M’illumino di meno, dopo M’illumino d’immenso. Chiediamo a tutti di spegnere le luci alle 18 di quel giorno di febbraio 2004, che coincide con il compleanno del Protocollo di Kyoto. E di seguire un decalogo, semplice, su come risparmiare energia. Lo fanno in molti. Aderiscono famiglie, aziende, scuole, comuni. Raccontiamo, nelle prime edizioni, della possibilità di cambiare le lampadine di casa, passando da quelle a incandescenza a quelle a risparmio energetico. Adesso, già da qualche anno, le lampade a incandescenza sono banalmente fuori dal mercato. Così abbiamo raccontato l’ondata delle fotovoltaico sui tetti di casa e l’arrivo, copioso, industriale, delle energie rinnovabili.  Restando sempre una festa.

P. Io sono arrivato a Caterpillar da poco, è la mia prima campagna in onda, ma conoscevo M’Illumino di meno, lo seguivo da lontano a Radio Popolare, dove ho lavorato in questi dieci anni. Mi sembra che abbia anticipato una serie di temi che stanno entrando nell’agenda del paese e della politica. Vedo una connessione chiara tra il successo di iniziative come questa e la risposta delle urne su temi come il rifiuto del nucleare e la difesa dell’acqua pubblica. Come per i referendum, sono campagne che partono dal basso e che influenzano necessariamente la politica. Per chi fa la radio, coinvolgere attorno ad un progetto migliaia di persone è una grande soddisfazione e si avvicina al concetto più compiuto di servizio pubblico: prima gli “spegnimenti” (il nome della campagna è indicativo), adesso la riduzione degli sprechi. C’è un filo rosso molto chiaro.

Testimonial speciali dell’edizione di quest’anno saranno i sindaci di tutta Italia, chiamati a mettere in atto il maggior numero possibile di comportamenti virtuosi. Non solo: M’illumino di meno chiede ai cittadini di “mettersi alle calcagna” dei loro amministratori, in modo dadocumentare con foto e video gli sforzi di cambiamento dei sindaci. Esiste dunque un filo che lega la possibilità di risparmiare energia alla partecipazione democratica?

M. Il tema dell’energia è parte centrale del futuro. Incontra la sostenibilità, l’uso delle risorse, la consunzione del pianeta, le guerre per il petrolio. L’energia convoca la necessità di riflettere sugli stili di vita, sul rapporto con le merci, sulla produzione di rifiuti, sull’uso del territorio. In questo l’energia è bene comune. E va pensata come tale: usandola senza sprechi.  Anche se riesce difficile pensarlo quando si paga la bolletta del gas o si fa il pieno al distributore. La partecipazione democratica diventa bene irrinunciabile. Con il piacere per un semplice cittadino, nella giornata di M’illumino di meno, di poter seguire il suo sindaco come uno stalker autorizzato.

P. E’ un discorso che ormai riguarda il rapporto tra la politica e i cittadini. Nel clima di sfiducia generale verso la politica – è sufficiente un giro sui social network – il cittadino sembra predisposto naturalmente a controllare i suoi amministratori. M’illumino di meno cerca di far leva sulla testa e non sulla pancia: scegliere un tema decisivo per il futuro, chiedere ai sindaci di dare il buon esempio, delegare gli ascoltatori al controllo e al suggerimento di buone pratiche. Niente che abbia a che fare con l’antipolitica. E’ un esercizio partecipativo necessario, oltre che possibile.

In questi anni M’illumino di meno si è posto come una sorta di “catalizzatore” intorno al quale migliaia di persone, e di buone pratiche per la riduzione dei consumi e degli sprechi, si sono unite. Il tema dell’energia coinvolge certo le politiche sulla sostenibilità, e più in generale l’economia dei Paesi, ma riguarda anche, in primis, gli stili di vita. Qual è, dal vostro speciale osservatorio, il livello di sensibilità dimostrato dai singoli cittadini sul tema del risparmio energetico? E perché tra la sensibilità dei singoli e le politiche dei Paesi sembra esserci una distanza così grande?

M. La società civile pare più attrezzata della politica. Più desiderosa di cambiamenti, più capace di farne. Vale per gli usi dell’energia, per la riflessione sugli stili di vita, per la capacità di leggere le innovazioni tecnologiche – sono fortissime in questo cambio – e di interpretarle. La politica sembra accecata dall’immediato, abbagliata dalle strategie di comunicazione piuttosto che dal pensare il futuro, dal timore costante delle prossime elezioni. C’è un grande vuoto di rappresentanza. Ma c’è anche stata una grande riflessione sui beni comuni e c’è molta voglia di cambiamento, individuale e trasversale, per gruppi più orizzontali. Credo che M’illumino di meno, nonostante noi, rappresenti un po’ di questa tensione.

P. La mia esperienza radiofonica mi ha restituito un concetto chiaro: gli ascoltatori spesso sono molto più avanti di chi trasmette. Gli ascoltatori di Caterpillar mi sembrano informati e sensibili. La sfida è riuscire ad allargare conoscenza e partecipazione. In questo senso la comunicazione ha un ruolo fondamentale. Spesso la stampa ama “trincerarsi” dietro parole chiave che progressivamente si svuotano di senso: “sostenibilità”, “buone pratiche”, “eco-friendly”, solo per citarne alcune. L’effetto rischia di essere respingente per la gente. Non a caso, lo scorso 26 Gennaio abbiamo scelto di tornare all’Università, per conoscere, capire di più. Abbiamo contattato alcuni tra i migliori ricercatori italiani sui temi dell’innovazione energetica. E’ stato un incontro interessante: bisogna ridurre le distanze tra chi fa ricerca e chi la racconta.

Le scorse edizioni di M’illumino hanno evidenziato che gli esempi più virtuosi in tema di energie pulite arrivano dal basso, dalle istituzioni locali e dalla società civile. L’Italia degli strenui sostenitori del cemento, degli oneri di urbanizzazione che puntualmente salvano le varie amministrazioni dalla bancarotta e dell’incapacità di programmare politiche ambientali durature continua e continuerà ad avere la meglio?

M. Siamo davanti ad uno scontro epocale, più antropologico che politico. L’idea del futuro come crescita continua da una parte e l’idea che le risorse abbiano un limite dall’altra. Il consumo di suolo, la sua cementificazione, è l’emblema più violento di questo. Vincerà il cemento perché vince da cento anni o si comincerà a pensare che anche il paesaggio è un bene comune? Io son pessimista. Ma non si sa mai. Sennò che la faremmo a fare una festa come M’illumino di meno?

P. Penso al comune di Mirabello Monferrato, vicino a casa mia. Piccolo paese agricolo, molti anziani, teoricamente lontanissimo da questi temi, sarà il primo comune europeo completamente illuminato dai led. In pochi anni l’amministrazione ha costruito un efficiente sistema di raccolta differenziata e di riduzione degli sprechi, chiedendo ai cittadini azioni concrete e avvicinandoli alla gestione del paese. E’ un bel modo di fare politica, che tiene insieme la conservazione del territorio ed una certa idea di futuro. Mi piace pensare che il percorso verso un’Italia migliore passi da tanti piccoli-grandi comuni come questo.

(federica grandis)



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