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Diritti Globali 2014: don Ciotti, non curare povertà è reato

08 Jul Diritti Globali 2014: don Ciotti, non curare povertà è reato

08.07.2014 | Ansa

Roma – “Di fronte alle difficoltà crescenti un’azione politica e di governo responsabile e lungimirante deve adoperarsi per sostenere le famiglie e le fasce sociali più colpite”, ma “i dati italiani mostrano il contrario”. Questa è una “vera e propria omissione di soccorso”. Lo dice don Luigi Ciotti nella sua prefazione al rapporto sui Diritti Globali, realizzato dall’Associazione Società in Formazione di Sergio Segio e sostenuta da diverse soggetti operanti nel sociale tra cui il Gruppo Abele. Il rapporto è stato presentato oggi a Roma. Il fondo nazionale per le politiche sociali, che nel 2008 era di 929 milioni, è uno degli esempi portati da don Ciotti, “negli anni successivi è stato progressivamente prosciugato sino ad arrivare a 70 milioni del 2012, per risalire a 317 milioni nel 2014, ma solo grazie alla tenace trattativa di sindaci e presidenti delle Regioni e alla determinata pressione di sindacati e associazioni”. Anche il fondo per la non autosufficienza è stato rifinanziato per 275 milioni quest’anno, “ma solo grazie alle lotte disperate nell’autunno 2013 dei malati di Sla”. “Per il 2014, insomma – sottolinea il presidente di Libera – qualche risorsa è stata strappata dai dissestati bilanci pubblici”, “restii e avari nel soccorrere i deboli e i malati, ma più celeri e prodighi nel sostenere le banche e gli istituti finanziari”. “Il problema – protesta don Ciotti – è che si continua a non pensare al welfare come investimento e come spesa per lo sviluppo”, ma “la povertà non è una colpa e neppure una sfortuna”, è “una malattia, che occorre curare con le misure appropriate e l’urgenza necessaria”. “Se non lo si fa – continua – si è davanti a una vera e propria omissione di soccorso, cioè un reato”.

Diritti Globali 2014: Più che crisi è ‘catastrofe’. Raddoppiate persone in povertà assoluta. Poche misure da Governo
08.07.2014 | Ansa
Roma – “Più che di crisi, si rischia di dover parlare di catastrofe globale”, “sono i dati e le statistiche che parlano per tutti”. In sei anni, raddoppio delle persone in povertà assoluta, tasso di occupazione sotto il 60%, 134 mila piccole imprese scomparse, e ora anche ripercussioni sulla salute per la rinuncia alle cure,a causa dei “tagli che hanno drasticamente abbassato quantità e qualità della protezione sociale e dell’accesso alle cure”. Dove non ha potuto la crisi è arrivata “la medicina amara”dell’austherity, è l’analisi del dossier, promosso dalla Cgil e da una rete di associazioni tra cui Arci, Antigone, Cnca, Libera e Gruppo Abele. “Adesso – commenta Sergio Segio, che da undici anni cura il rapporto per l’Associazione Società Informazione -anche i principali sostenitori di quelle politiche made in Germany, istituzioni europee, Fmi, singoli governi, paiono svegliarsi dal sonno ipnotico degli anni scorsi e cominciano adire che, in effetti, forse, le politiche di austerità vanno corrette, se non proprio abbandonate”.   Negli anni delle crisi – sono le cifre riportate – in Europa 10 milioni di persone hanno perduto il lavoro, portando a 27 milioni il numero dei disoccupati, 13 milioni sono i nuovi poveri, in totale gli europei sotto la soglia di povertà sono 115,7 milioni. “Nel suo piccolo – riferisce il dossier -l’Italia contribuisce significativamente a questa mappa della privazione e dell’esclusione”, tra il 2007 al 2012 le persone in povertà assoluta sono raddoppiate, da 2,4 a 4,8 milioni, l’8%della popolazione; sul piano del lavoro stanno peggio solo greci, con un tasso di occupazione del 53,2%, croati, 53,9% e spagnoli, 58,2%). Il reddito annuale di una famiglia mediaitaliana è calato di 2.400 euro tra il 2007 e il 2012.   L’austherity – secondo il rapporto – rischia di far maleanche alla salute. L’11,1% degli italiani rinuncia ad almeno una prestazione sanitaria per  motivi economici. Le cure che ricadono quasi completamente sulle spalle dei cittadini come quelle odontoiatriche sono in calo, nel 2012 si curano 4,8 persone ogni 100, nel 2005 erano 6,4. Il 4,1% di chi avrebbe bisogno di un farmaco vi rinuncia, e tra loro tre su quattro perché avrebbe dovuto pagarli interamente e uno su quattro perché trova il ticket troppo oneroso.   Con il nuovo governo, “sul piano delle politiche di contrastoalla povertà e di sostegno al reddito”, il rapporto vede “pochenovità”. Sono “molte le proposte” prive di riscontri: restano inattuati un Piano di lotta alla povertà, coerente e organico, e l’istituzione di una misura di reddito minimo. L’attenzione del nuovo governo si è concentrata “sulla misura poco più che simbolica” del bonus Irpef di 80, una manovra “dagli incerti risultati macro-economici, che è stata finanziata seguendo gli imperativi della teoria dell’austerità espansiva”, più volte confutata dagli economisti di mezzo mondo.



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