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Don Ciotti: Italia non ancora libera, abbraccio mortale con mafie

12 Mar Don Ciotti: Italia non ancora libera, abbraccio mortale con mafie

12.03.2016 | Askanews

“Il 25 aprile è la festa della Liberazione, ma il processo di liberazione dell’Italia non è terminato. E’ da 400 anni che parliamo di camorra, 150 di Cosa Nostra, 120 anni di ‘ndrangheta. La corruzione e la mafia, in questo abbraccio mortale, non ci rendono liberi. Il processo di liberazione deve andare avanti”. Don Luigi Ciotti parla dal palco dell’auditorium San Fedele a Milano in occasione del XXX anniversario delle Acli. Davanti a una platea affollata, che ha visto in prima fila il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e gli altri tre aspiranti primi cittadini – Giuseppe Sala, Stefano Parisi e Corrado Passera – il fondatore di Libera tocca temi su cui da anni porta avanti le sue battaglie, la corruzione, l’illegalità, le mafie. “Ci hanno rubato la legalità. Molti – ha detto a un certo punto del suo intervento – scelgono la legalità, quella malleabile e sostenibile, se mi conviene rispetto le regole altrimenti no”. Ma ha avvertito: “Il vero problema non sono solo i poteri illegali, troppo facile, ma i poteri legali, quelli che si muovono illegalmente sono il vero problema”. Dietro questo sistema corrotto Don Ciotti vede mali sociali, la povertà, l’esclusione, la solitudine per dirla con le parole del cardinale Martini. “Qualcuno – ha tuonato – si è dimenticato che l’inclusione sociale è alla base della democrazia. Non basta avere diritti civili o anche politici se non hai i diritti sociali”. E qui ha toccato due urgenze: la povertà e l’immigrazione. “Bisogna trovare il modo per chiedere alla politica di fare quel reddito minimo di inclusione, lo fa tutta Europa perchè noi no? – si è chiesto – Se non ci mettiamo nei panni degli altri, io per primo, rischiamo che le nostre parole non siano di carne. La corruzione è degenerazione delle coscienze e questa malattia le rende sorde”. E sugli arrivi di migranti: “E’ ipocrita la differenza molto strumentale tra profughi di guerra e migranti economici. Noi diciamo no a un mondo a doppia corsia. L’immigrazione ci pone una sfida: lo diceva bene Pisapia, una cultura viva, solida non ha mai paura di aprirsi”.



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