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Don Ciotti: “Riforma? No, questo è il sequestro della giustizia”

25 Apr Don Ciotti: “Riforma? No, questo è il sequestro della giustizia”

25.04.2011 | Reggionline

“Questa non è la riforma della giustizia, è il sequestro della giustizia”. Parole di don Luigi Ciotti, il sacerdote torinese fondatore di Libera e da sempre attivo nella lotta alla mafia. Don Ciotti era oggi al museo Cervi di Gattatico, per la festa della Liberazione. Nel corso dell’incontro Libera, Cgil, Anpi e Arci hanno siglato il patto “Radici nel futuro”, il gemellaggio con l’associazione “Libera” che ha per partner Boorea con il quale viene sancita un’alleanza e un terreno di collaborazione comune sui temi della democrazia e della legalità.
Il patto,alla presenza del giornalista Loris Mazzetti, è stato siglato davanti a un folto pubblico da don Luigi Ciotti, Rossella Cantoni, Simona Caselli, Enrico Panini, Fiorella Ferrarini e Federico Amico.  Don Luigi Ciotti  – che ha ricordato di avere due tessere Anpi –  in occasione della sigla del patto è intervenuto sottolineando il significato di questo impegno comune: “Oggi non è più il tempo dell’indignazione: è il tempo del disgusto. Resistere ha la stessa radice latina di esistere, resistere significa esserci. Anche se in Italia sento forti i rischi  della deriva dell’autoritarismo, il nostro Paese non ha bisogno di un condottiero, di un duca, o di un duce. La mafia è corruzione, e le leggi che depenalizzano il falso in bilancio agevolano la corruzione. Ma dov’è la riforma della giustizia di cui sento parlare? Questa non è una riforma della giustizia, è il sequestro della giustizia. Non voglio semplificare, ma perchè in carcere vedo solo giovani schiavi delle dipendenze e immigrati? Allora perchè da 150 anni ci trasciniamo dietro le mafie? Perchè il problema non sono un pugno di sgherri, il problema siamo tutti noi”.
Ha continuato don Ciotti: “Non possiamo rassegnarci e dire: “le cose vanno così, non possiamo farci niente”. Invece, anche se facciamo piccole cose, tante piccole cose insieme fanno il noi. E’ l’obiettivo che conta, non dobbiamo avere timore di mortificare le nostre etichette. Costituzione è una parola che in latina si dà a una cosa che dura, a una cosa forte, e la nostra Costituzione deve difendere e rafforzare la democrazia. La Costituzione è un’ancora, e invece dà fastidio, dà fastidio a chi non vuole che ci siano regole a limitare il proprio arbitrio. Mi chiedo se quei 314 deputati che hanno votato che quella signorina è la nipote di Mubarak hanno il coraggio di guardarsi allo specchio la mattina, anche se poi mandano i bacetti alla Madonna”.
E ha concluso: “Allora voglio ricordare don Tonino Bello e non posso non ricordare Placido Rizzotto: a lui abbiamo voluto dare il nome della prima cooperativa che abbiamo creato sui terreni sequestrati alla mafia, perchè Rizzotto fu prima partigiano nel Carso, poi segretario della Camera del Lavoro di Corleone, poi cercò di creare una cooperativa per i giovani del suo paese. Ecco, queste sono le nostre radici. Noi liberiamo la terra per liberare le persone. In Italia al Nord sono stati sequestrati 1.300 beni alle mafie: mi stupisco di quelli che ancora si stupiscono perchè al nord ci sono le mafie. E voglio anche ricordare quella partigiana che prima di essere fucilata scrisse alla figlia dicendole di studiare, studiare e poi ancora studiare. Perchè è la cultura che risveglia le coscienze”.



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