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Don Ciotti, Rubygate? Non sono indignato, ho disgusto

19 Feb Don Ciotti, Rubygate? Non sono indignato, ho disgusto

19.02.2011 | Ansa

Napoli – “Praticando e vivendo la carità che incarna il nostro essere cristiani abbiamo il dovere di richiamare alle proprie responsabilità tutti quelli che non fanno il loro dovere a tutti i livelli”. Con questo richiamo alla responsabilità individuale, l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha concluso il convegno diocesano ‘Fare strada ai poveri senza farsi strada’ organizzato dalla Caritas di Napoli.
All’incontro, aperto dal direttore della Caritas diocesana di Napoli, don Enzo Cozzolino, l’arcivescovo ha detto: “Obiettivo principale è partire dai bisogni, risorse, emergenze, non solo per offrire un servizio ai poveri ma soprattutto realizzare percorsi educativi finalizzati al cambiamento concreto negli stili di vita ordinari di singoli e comunità sia in ambito ecclesiale che civile”.
Obiettivo condiviso dal fondatore del gruppo Abele e di Libera, don Luigi Ciotti il quale, rimarcando il forte legame fra carità e giustizia, ha denunciato l’assenza delle istituzioni rispetto alla forte sofferenza in cui versano i servizi sociali per i quali si tagliano continuamente le risorse. “Chi ha ruoli di governo – ha detto don Ciotti – ha la responsabilità di fare scelte di politiche pubbliche che ci mettano in condizione di garantire i servizi alle persone più deboli”. Ad una domanda sul Rubygate postagli nel corso del dibattito ha risposto: “Non sono indignato, ormai anche l’indignazione è diventata una moda, ho invece un sentimento di disgusto. Incalzato sulle posizioni delle gerarchie ecclesiastiche ha risposto: “La Chiesa deve portare avanti un processo di purificazione a tutti i livelli e presentarsi povera davanti al potere”.
Al convegno ha partecipato anche don Elvio Damoli, già direttore di Caritas Napoli e di Caritas Italiana che ha detto: “La cultura della carità non è elemosina perché la carità stabilisce una relazione fra chi riceve e che dà e ha l’obiettivo di emancipare il debole dal bisogno promuovendo la sua emancipazione”.



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