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Don Ciotti: scritte non fermano percorso

30 Mar Don Ciotti: scritte non fermano percorso

30.03.2017 | Ansa

Bologna – “In tutti questi anni non abbiamo solo ricevuto minacce, ma anche qualcosa in più. Non è questo che cambia la direzione del nostro impegno, anzi, lo rafforza sempre di più”. Così si è espresso il fondatore di ‘Libera’ don Luigi Ciotti, a Palazzo Malvezzi a Bologna per inaugurare il corso universitario ‘Mafie antimafie’. “Non posso dimenticare – prosegue don Ciotti – quando tre anni fa Totò Riina, intercettato a sua insaputa in carcere, aveva espresso il desiderio di farmi fare la fine di don Puglisi: non sono certo le scritte dei giorni scorsi che fermano un percorso, anzi lo rafforzano perchè sono tante le realtà che crescono, s’impegnano e si mettono profondamente in gioco. Poi c’è Luigi Ciotti, c’è un ‘noi’ che si è costruito e si continua a costruire nel Paese”.

Bologna – “Non è possibile che in Italia ci siano 2.500.000 di giovani che hanno finito di studiare e non trovano lavoro. Il lavoro è una delle grandi tensioni e priorità che un Paese deve avere: un Paese che non costruisce questi percorsi uccide un po’ se stesso e le speranze di tanta gente”, ha proseguito don Ciotti, sottolineando l’importanza del lavoro anche come contrapposizione alla criminalità organizzata. “Abbiamo un milione di persone senza occupazione – ha concluso – io credo che si possano cercare modalità per investire, per dare dignità e libertà alle persone. Il lavoro non è solo un diritto o un optional: le mafie non sono figlie della povertà e dell’arretratezza, ma si avvalgono poi di questo, trovando terreno fertile e cercando di coinvolgere persone che non sanno più dove sbattere la testa”.

Bologna – “Ben venga che nel nostro Paese si lavori con più chiarezza: le mafie che piacciono a qualcuno, con modalità diverse rispetto al passato, sono tornate molto forti”. Così si è espresso il fondatore di ‘Libera’ don Luigi Ciotti a proposito dello scioglimento per mafia del comune di Brescello, confermato la scorsa settimana da una sentenza del Tar del Lazio. “Non c’è una regione in Italia che può dichiararsi esente – aggiunge don Ciotti – ed è uno dei grandi interrogativi per cui dobbiamo darci una scossa. La magistratura e le forze dell’ordine fanno la loro parte, ma senza una rivoluzione culturale, politica ed etica non ne usciremo mai fuori”.



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