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Donne e migrazioni: un seminario per fare rete

13 Dec Donne e migrazioni: un seminario per fare rete

13 e 14 dicembre 2016 | testate varie

L’OSSERVATORE ROMANO
Una rete di solidarietà

ANSA
Roma – “Lo abbiamo intitolato ‘Donne in fuga’ perché se le donne sono spesso costrette a fuggire, per le migranti il dramma è raddoppiato: la fragilità e debolezza le fanno vittime di ogni violenza, acchiappate nelle maglie della tratta”. Così Lucetta Scaraffia, responsabile del mensile “Donne Chiesa Mondo” dell’Osservatore romano, presentando il fascicolo di dicembre, dedicato alle donne migranti. “Non dimentichiamo – ha aggiunto – che le donne che dal Messico si apprestano a tentare di entrare negli Stati Uniti si preparano a questa traversata con iniezioni di ormoni per bloccare l’ovulazione, sanno che saranno violentate da tutti, dai trafficanti, dai poliziotti e dai loro stessi compagni di viaggio”. Scaraffia è intervenuta all’evento organizzato dalla ambasciata dell’Ordine di Malta presso la Santa Sede e dall’Osservatore romano, che ha riunito nella splendida sede sull’Aventino donne di diverse provenienze culturali e ecclesiali, laiche e religiose, alcune attive nella curia romana e nelle ambasciate, impegnate nella attività di accoglienza dei migranti. “Le donne – ha sottolineato Scaraffia – nelle migrazioni stanno pagando un prezzo altissimo, bisogna fare rete per aiutarle e osservo: quando c’erano i campi di sterminio e tutti hanno fatto finta di non vedere, non è che stiamo chiudendo gli occhi anche noi? Facciamo sì – ha aggiunto la storica – che queste cose non si possano più tacere né dimenticare”. L’incontro di questa mattina – al quale erano presenti diverse sigle italiane e internazionali, dalla Caritas al Gruppo Abele, dai gruppi per i migranti dell’Ordine di Malta alle suore delle congregazioni impegnate con i migranti, come le scalabriniane, e molti altri ancora – è stato presentato dall’ambasciatore dell’Ordine di Malta, Antonio Zanardi Landi, dal direttore dell’Osservatore romano, Giovanni Maria Vian e dal presidente del Pontificio consiglio per i migranti, cardinale Antonio Maria Vegliò. Vian, che ha definito il mensile “Donne Chiesa Mondo” “la più forte innovazione editoriale” del giornale che dirige, ha ricordato la “storia di altruismo” incarnata dall’Ordine di Malta. Ha quindi riocordato l’aspirazione di Montini, allora arcivescovo di Milano, alla “fraternità di rapporti e di linguaggi”, “una volontà di apertura e di desiderio di amicizia – ha commentato Vian – che erano nelle lettere del 2006 e del 2011 di papa Benedetto al direttore dell’Osservatore romano, e che sono espresse oggi in forma visibile dal mensile”.

ANSA
Roma – “Veniva dalla Siria, aveva tre figli di 11, 9 e un anno, e per tutto il viaggio il trafficante di esseri umani l’ha violentata quotidianamente davanti ai suoi figli: è arrivata qui al nono mese di gravidanza, ha partorito e ci ha detto che quel bimbo non lo voleva tenere”. E’ Anna Lobkowicz, del Malteser (servizio assistenza internazionale dell’Ordine di Malta) di Berlino, a raccontare una delle storie di violenza delle donne che ha incontrato, e come si tenta di aiutarle a superare traumi terribili. “Muoiono a zero passi dalle nostre motovedette, perché si buttano in acqua, dopo il primo si buttano tutti, ed è davvero difficile salvarli; sono tantissimi i bimbi, le donne, e molte di loro sono incinte, ne salviamo tanti, ma quanti ne muoiono”. Angela Bipendu dalla Repubblica democratica del Congo, ha studiato medicina in Sicilia, ora è cardiochirurgo e assiste i migranti da Lampedusa, e ha a fianco Marianna Mandich, giovane infermiera che riesce a far partorire con niente le donne sui gommoni. “Facciamo palloncini gonfiando i guanti medicali – dice Angela – e i bimbi ridono, ma appena li fai disegnare, disegnano il mare, e le croci, meno male che abbiamo finora una Chiesa che accoglie, e ce lo dice nelle omelie, mentre sentiamo altri dire che dobbiamo cacciare gli immigrati”. “Andiamo per strada a Caltanissetta, parliamo tigrino, urdu, swahili, siamo attente agli ‘invisibili’, sotto un ponte abbiamo trovato mille afgani e pakistani che non avevano niente, li aiutiamo, diamo informazioni, facciamo rete”, spiega suor Elisabetta Flick, del “baby progetto”, come lo definisce lei, delle suore in strada volute dal cardinale Montenegro per assistere gli immigrati. Sono tante le storie di tragedia e di assistenza che si ascoltano presso l’Ordine di Malta (SMOM) nell’incontro congiunto con l’Osservatore romano sulle donne migranti: il primo di un tentativo di fare rete per “tirare giù qualche idea e un approccio nuovo”, ha spiegato l’ambasciatore dello Smom presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi. Un incontro che è servito anche alla presentazione del fascicolo di dicembre del femminile del giornale vaticano, interamente dedicato alle donne migranti. “Lo abbiamo intitolato ‘Donne in fuga’ – spiega la responsabile Lucetta Scaraffia – perché se le donne sono spesso costrette a fuggire, per le migranti il dramma è raddoppiato”, “Non dimentichiamo – ha aggiunto – che le donne che dal Messico si apprestano a tentare di entrare negli Stati Uniti si preparano a questa traversata con iniezioni di ormoni per bloccare l’ovulazione, sanno che saranno violentate da tutti, dai trafficanti, dai poliziotti e dai loro stessi compagni di viaggio”. “Le donne – ha sottolineato Scaraffia – nelle migrazioni stanno pagando un prezzo altissimo, bisogna fare rete per aiutarle e osservo: quando c’erano i campi di sterminio e tutti hanno fatto finta di non vedere, non è che stiamo chiudendo gli occhi anche noi? Facciamo sì – ha aggiunto la storica – che queste cose non si possano più tacere né dimenticare”. Nel primo incontro di questa nuova rete si sono sentite molte storie e molti progetti, da diverse realtà laiche e religiose, in prevalenza cattoliche, ma non solo. Mirta Da Prà del gruppo Abele da Torino ha raccontato come dalle schiavizzate nigeriane il gruppo abbia imparato a lavorare sulla spiritualità, per superare vergogne e sensi di colpa. Suor Eugenia Bonetti ha denunciato i “consumatori” che acquistano i corpi delle ragazze; Mbie Diku, della diaspora dell’Africa nera in Italia ha raccontato l’impegno, che ha visto nel 2008 a Lampedusa dei giovani italiani che rianimano gli immigrati, “contro le voci – ha detto – che in altre parti d’Italia vorrebbero cacciarli”.



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