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Donne e persone di un paese normale

15 Feb Donne e persone di un paese normale

Dopo la manifestazione Se non ora, quando!, che ha coinvolto un milione di persone, in Italia e nel mondo, abbiamo intervistato l’attrice e regista Irene Zagrebelsky, che da piazza Vittorio a Torino ha letto, per il comitato torinese “Di nuovo”, l’appello ripetuto in oltre 230 piazze in difesa della dignità delle donne e degli uomini.

A Torino così come in tutta Italia, la manifestazione Se non ora, quando! è stata un successo per il numero di persone coinvolte, donne e uomini. Che impressione hai avuto di questa “onda rosa” che hai vissuto in prima persona?
Domenica è stata una bellissima giornata. La meravigliosa sensazione di vivere in un paese normale, dove se le cose non funzionano lo si dice e si prova a cambiarle. E che meraviglia questi fili di lana colorata che univano persone di generazioni diverse e di estrazioni sociali diverse! Io non ho potuto infilarmi bene bene nella rete perché ero con mia figlia di 4 mesi sul passeggino e perché dovevo andare in cima al corteo per leggere l’appello. E quindi mi è rimasta un po’ la voglia di srotolare gomitoli, ma in cambio ho avuto l’onore di prestare la mia voce in un’occasione così importante e bella!

Su il manifesto di venerdì 11 febbraio Ida Dominijanni ha detto di non condividere la relazione reciproca tra dignità femminile e dignità della nazione a cui hanno fatto appello gli organizzatori della manifestazione di domenica scorsa. Che ne pensi?
Non ho letto questo articolo e quindi non posso parlarne. Personalmente penso che il modo in cui sono considerate le donne e lo spazio a loro riservato dica molto sul grado di civiltà di un paese. Devo dire, che in questo momento così faticoso per l’Italia, non riesco tanto a star dietro a tutte le diverse prese di posizione che più che alimentare un reale dialogo creano piccole ed infinite contrapposizioni. Per me, il dato rilevante è che in tanti, domenica, abbiamo sentito l’urgenza di manifestare il nostro scontento, la nostra preoccupazione e la nostra rabbia. Invece di star chiusi in casa a rimuginare, schiacciati dal senso d’impotenza, abbiamo reagito e affermato che, non solo un altro mondo è possibile, ma che noi lo vogliamo. Il lamento sterile ha lasciato spazio alla protesta.

Da quello che abbiamo potuto vedere nella piazza torinese e dalle immagini arrivate dalle altre piazze italiane, non c’è stata una grande partecipazione delle donne migranti alla manifestazione. A cosa credi sia dovuta questa assenza? Non pensi che la lotta per la dignità femminile debba coinvolgere anche loro?
Probabilmente a molte  donne immigrate, ma forse anche a molte italiane, non è arrivato l’invito a partecipare. O forse hanno pensato che non fosse importante anche la loro di voce?… O forse hanno guardato i bambini e gli anziani per permettere agli italiani di andare a manifestare? Sappiamo quanto sia difficile, in Italia, per le donne conciliare la dimensione lavorativa con quella familiare. Quando ci riescono è spesso grazie al lavoro delle donne immigrate, che si occupano dei loro figli e dei genitori anziani. Donne italiane e donne immigrate sono legate tra loro e camminano insieme. Ed è importante che il grande contributo che danno le donne immigrate sia riconosciuto. La dignità, come l’uguaglianza, è reale se è per tutti.

Tra gli slogan scanditi durante la manifestazione è tornata più volte la frase “Questo è solo l’inizio”, come nel ’68 del maggio francese. Come pensi dovrebbe proseguire l’impegno delle donne adesso?
Beh, intanto mi pare importante continuare a parlare di donne in un certo modo. Se penso, per esempio, a quanto spazio, sui mezzi d’informazioni, è occupato da gossip e altre sciocchezze. Se si iniziasse a parlare di più di donne che quotidianamente lavorano, crescono figli, fanno i salti mortali per far quadrare il tutto. Si parlasse di più dei talenti, dei saperi e della forza delle donne. E ovviamente dei problemi che le donne incontrano, protestando, pretendendo che la classe politica lavori per migliorare la situazione. Io sono fiduciosa. Domenica è stata la dimostrazione che ci sono tante donne e tanti uomini che vogliono un’Italia diversa e che sono pronti a dare il loro contributo perché ciò avvenga.

(manuela battista)



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