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Doping, Donati: “Liberalizzazione sbagliata. Ha conseguenze più deflagranti della droga”

12 Nov Doping, Donati: “Liberalizzazione sbagliata. Ha conseguenze più deflagranti della droga”

12.11.2012 | Agenzie varie

Redattore Sociale
Doping: nel 2011 consumate 371 milioni di dosi, con un costo di 425 milioni
Alla presentazione del libro di Donati, Libera cita i dati italiani. Dal 2000 sequestrate circa 105 milioni di dosi di farmaci, alla media di 8 milioni di dosi sequestrate all’anno. Grande il divario di positività tra professionisti e dilettanti.

Redattore Sociale
Doping, Donati: “Liberalizzazione sbagliata. Ha conseguenze più deflagranti della droga” 
Presentato presso la Fnsi, l’ultimo libro di Alessandro Donati “Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte”. 35 anni di lotta al doping in una testimonianza ricca di particolari. “Al doping assegnato un significato meno negativo della droga”.

Agi
Doping: Libera, usati da 254mila sportivi per giro affari 425 milioni

Parallelamente alla diffusione del doping è cresciuto “l’interesse criminale, che è enorme se si pensa che un euro investito può portare un guadagno fino a 100-200 superiore all’investimento” ha sottolineato il generale Piccinno, spiegando: “il
nostro problema principale riguarda chi si dedica allo sport amatoriale e in particolare i giovani: devono capire che il doping fa male e in alcuni casi ha effetti letali, di cui non abbiamo statistiche”. Dal canto suo Alessandro Donati, maestro dello sport del Coni, è stato allenatore delle squadre nazionali di atletica e componente della commissione di vigilanza sul doping, e ora è consulente della Wada (World anti-doping agency). E nel libro ripercorre i suoi 35 anni nel mondo dello sport e le battaglie per contrastare un fenomeno sempre più diffuso. E oggi ha ricordato come queste lo abbiano progressivamente emarginato: “il ritardo delle strategie antidoping rispetto all’evoluzione del doping – ha spiegato – ha permesso per anni di utilizzare sostanze proibite, aprendo la strada ai preparatori e ai medici piu’ spregiudicati, che hanno epurato gli altri provocando effetti che dureranno ancora a lungo”. Nel volume si fanno nomi e cognomi di tanti protagonisti dello sport italiano. Di atleti professionisti caduti nella tentazione di migliorare artificialmente, ma anche di allenatori e “network internazionali” creati da dottori noti alle cronache, nei cui studi “si svolge un pellegrinaggio di atleti da tutto il mondo”. Ma anche di dirigenti perche’, spiega Donati “a pagare sono solo gli atleti, come da ultimo Alex Schwazer, ma non si indaga mai cosa c’e’ dietro”. Questo perche’ in Italia non si è riusciti a “spezzare la contraddizione tra controllori e controllati, e sono pressochè assenti i controlli a sorpresa: la Wada dovrebbe diventare pubblica e indipendente come tutte le altre agenzie
antidoping, compresa quella italiana che invece e’ di casa al Foro Italico”.
Durante la presentazione odierna, Donati ha anticipato alcuni dati di un dossier consegnato proprio alla Wada, sull’esperienza del doping in Italia. In cui si afferma che rimane sconosciuta la reale diffusione del doping tra gli atleti di elevato livello: a fronte del 4,5% di casi positivi riscontrati nel sport amatoriale dai controlli della Commissione antidoping del Ministero della Salute, la percentuale dei casi positivi riscontrati dal Coni sugli atleti ‘top’ si attesta intorno allo 0,70%; e il comitato olimpico non pubblica piu’ su internet i risultati dei suoi controlli dal 2007. Di “una denuncia coraggiosa, seria, attenta, rigorosa e competente” parla don Luigi Ciotti, che leggendo il libro di Donati ne e’ uscito “col mal di pancia: ti accorgi che dietro molte belle storie di vittorie c’e’ invece l’umiliazione dello sport. Specchio di un coma etico e di deriva della societa’ in cui domina la cultura della prestazione e del successo”.

LaPresse
Cento inchieste giudiziarie, 2000 sequestri, 105 milioni di dosi

Sono le cifre, denunciate da Libera in occasione della presentazione del nuovo libro di Sandro Donati, maestro dello sport, dal titolo “Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte”. In Italia, secondo l’associazione, solo nel 2011 si sarebbero consumati farmaci per un giro di affari di 425 milioni di euro. Un’attività che ha coinvolto atleti (circa 185.000) e body builder (circa 69.000) per un totale di 254.000 assuntori. “Si tratta certamente di una sottostima – dice Libera – causata dal fatto che l’assunzione di molti farmaci con valenza doping non è rilevabile nei controlli anti-doping per cui sfugge, per ora, a qualsiasi valutazione”. “E’ dunque evidente – spiega Libera – che si tratta di tesserati sportivi o di frequentatori di palestre di body building che praticano sport a livello amatoriale o, comunque, distante dal livello nazionale”.
Rimane sconosciuta la reale diffusione del doping tra gli atleti di elevato livello che, evidentemente, presentano un rischio doping sensibilmente maggiore che, però, per una serie di ragioni, non traspare dai risultati dei controlli anti-doping. Sono i dati emersi nel corso della presentazione da parte di Libera del libro di Sandro Donati: ‘Lo Sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte’. “E’ significativo – sottolinea Libera – il fatto che a fronte del 4,5% di casi positivi rilevati nello sport amatoriale dai controlli della Commissione anti-doping del Ministero della Salute, la percentuale dei casi positivi nei controlli attuati dal Coni sugli atleti di alto livello si attesta intorno allo 0,70%”.



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