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Dopo la gru, la vittoria: il Consiglio di Stato dà ragione ad Arun, Sayad e agli altri migranti

12 May Dopo la gru, la vittoria: il Consiglio di Stato dà ragione ad Arun, Sayad e agli altri migranti

gruCi sono voluti mesi per avere chiarezza. E manifestazioni pubbliche, appelli, scioperi della fame. Ma alla fine, Arun, Sayad, Rachid, Jimi e gli altri ragazzi saliti sulla gru lo scorso settembre, a Brescia, ce l’hanno fatta, e con loro sono riuscite ad ottenere giustizia altre migliaia di persone migranti arrivate in questi anni in Italia. L’intricata questione posta con la sanatoria 2009, relativa al reato di clandestinità e all’espulsione dei migranti, è stata definitivamente chiusa da una sentenza del Consiglio di Stato, resa nota martedì scorso. Il reato di clandestinità, secondo la sentenza, “non è ostativo al perfezionamento dell’emersione”. Ovvero la clandestinità non può costituire in alcun modo motivo di annullamento del processo di regolarizzazione. La decisione del Consiglio è strettamente legata alla recente pronuncia della Corte di Giustizia Europea in merito all’incompatibilità del reato di clandestinità con l’impianto della direttiva Ue 115 del 2008, che prevede un trattamento non penale degli immigrati. Le misure previste dall’Italia rispetto al reato di clandestinità, secondo i giudici europei, “comprometterebbero la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”.
Il cammino che ha portato a questo importante risultato è stato in realtà una vera e propria scalata, non soltanto per le persone migranti arrivate in Italia, costrette ad arrampicarsi su gru, torri e basiliche di tutto il Paese, ma anche perché dal punto di vista legale il percorso è stato non poco tortuoso e ripido. Ora i diversi giudici amministrativi chiamati a pronunciarsi sui ricorsi pendenti dovranno adeguarsi alla decisione dell’adunanza plenaria così come le Prefetture dovranno adattarsi all’indirizzo definitivo del Consiglio di Stato, evitando tra l’altro contenziosi e spese, sia per l’amministrazione che per gli eventuali ricorrenti. Finalmente conclusa, quindi, l’attesa per le migliaia di migranti che in questi mesi hanno protestato contro la posizione del Governo sulla cosiddetta “doppia espulsione” e hanno portato alla luce le loro rivendicazioni da Brescia a Milano, da Padova a Massa, passando per centinaia e centinaia di città italiane. Rimane ancora irrisolta la questione delle truffe commesse dai datori di lavoro che hanno promesso regolarizzazioni a fronte di pagamenti di migliaia di euro di tangenti, ma oggi, intanto, il Paese riacquista con tutti i migranti un pezzo di dignità.

(federica grandis)



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