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Droga, i grandi del mondo: “Finora abbiamo fallito, è il momento di legalizzare”

06 Jun Droga, i grandi del mondo: “Finora abbiamo fallito, è il momento di legalizzare”

canna“La guerra mondiale alla droga ha fallito. E le conseguenze per gli individui e per le comunità di tutto il mondo sono state devastanti”. A dirlo non è un gruppo di antiproibizionisti dell’ultima ora ma una commissione composta da esponenti della politica, dell’economia e della cultura di tutto il mondo. Tra i firmatari del documento che dice basta alla criminalizzazione di chi fa uso di sostanze e chiede la legalizzazione degli stupefacenti ci sono l’ex presidente dell’Onu, Kofi Annan, l’ex commissario Ue Javier Solana, ma anche il premio Nobel per la letteratura peruviano Mario Vergas Llosa, lo scrittore messicano Carlos Fuentes ed esperti come Michel Kazatchkine, direttore del fondo mondiale contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria. Sabato scorso, con una conferenza stampa tenutasi a New York, la commissione ha compiuto il primo atto di una grande campagna mondiale il cui obiettivo è tanto ambizioso quanto “di rottura”: cambiare radicalmente i mezzi che Stati e organizzazioni internazionali hanno impiegato, fino ad ora con risultati scarsissimi, per sradicare la tossicodipendenza. Lo scopo è quello di raggiungere un milione di firme da presentare alle Nazioni Unite. “Le politiche di criminalizzazione e le misure repressive rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori – recita il rapporto della Global commission on drug policy – hanno chiaramente fallito. E le solo apparenti vittorie nell’eliminazione di una fonte di traffico organizzato sono annullate quasi istantaneamente dalla puntuale e ciclica emergenza di altre fonti e trafficanti”. La commissione parla anche con numeri e statistiche. Nel 1998, secondo i dati forniti nel corso della conferenza stampa, il consumo di oppiacei riguardava 12.9 milioni di persone e nel 2008 17.35 milioni, per un incremento del 34.5 per cento. Nel 1998 il consumo di cocaina riguardava 13.4 milioni, dieci anni dopo 17 milioni, ovvero il 27 per cento in più. Nel 1998, infine, la cannabis era consumata da 147.4 milioni di persone, dieci anni dopo da 160 milioni: l’8.5 per cento in più. Secondo la commissione, “sono i numeri di una disfatta”.
Ma dalla Global commission on drug policy non arriva soltanto una denuncia. Il rapporto rappresenta anche la prima sistematica proposta di una risposta globale al problema delle dipendenze. Per questo si invitano i governi a sperimentare “forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazioni criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza sia dei cittadini sia dei coltivatori, corrieri e piccoli rivenditori, spesso vittime della violenza e dell’intimidazione”. Insomma, un’autentica rivoluzione. Che muove da quattro principi. Primo: le politiche antidroga devono essere “improntate a criteri scientificamente dimostrati e devono avere come obiettivo la riduzione del danno”. Secondo: le politiche antidroga devono essere “basate sul rispetto dei diritti umani mettendo fine alla marginalizzazione della gente che usa droghe o è coinvolta nei livelli più bassi della coltivazione, produzione e distribuzione”.  Terzo principio: la lotta alla droga va “portata avanti a livello internazionale ma prendendo in considerazione le diverse realtà politiche, sociali e culturali”. Ecco il perché del coinvolgimento di tante personalità dell’America Latina, un enorme mercato che finora si è cercato di sradicare soltanto a colpi di criminalizzazione e che è invece, come ha sottolineato in conferenza stampa l’ex presidente colombiano Gaviria, membro della commissione, “vittima di politiche antidroga fallimentari”. Principio numero quattro: la polizia non basta e le politiche per combattere le dipendenze devono coinvolgere scuole e famiglie. “Alcuni programmi messi in atto in Europa, Canada e Australia – sottolinea infine il rapporto – hanno dimostrato come un approccio umano e sociale per il trattamento dei tossicodipendenti abbia portato maggiori benefici della criminalizzazione e del proibizionismo: è tempo di cambiare strada”.

(federica grandis)



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