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Droga: più consumatori, meno risorse

11 Nov Droga: più consumatori, meno risorse

drogaPresentato l’ultimo rapporto dell’osservatorio europeo sulla droga (Oedt), dal quale emerge che il consumo di cocaina nei Paesi dell’unione, Italia compresa, è in crescita, con 4 nuovi milioni di consumatori nell’ultimo anno. Raddoppiata in dieci anni la percentuale di ultraquarantenni in cura per tossicodipendenza, come anche il numero dei decessi causati dalla cocaina nel 2009 rispetto all’anno precedente. Tra mancanze di fondi e consumi che cambiano, i servizi di cura cercano nuove strade. E in alcune nazioni europee si sperimenta la cura via internet. Abbiamo chiesto una lettura approfondita dei dati dell’Oedt a Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele e  consulente per il Ministero delle politiche sociali durante l’ultimo governo di centro-sinistra.

Oggi circa il 20% delle persone che si rivolge per la prima volta ai servizi di cura delle tossicodipendenze indica come prima sostanza di abuso la cocaina. Come si risponde a questa emergenza? 
Per la cura della dipendenza da cocaina le terapie farmacologiche sono oggi insufficienti, quindi è necessario un investimento nelle terapie psicosociali, come ad esempio l’organizzazione di weekend “monitorati” per le persone che vogliono disintossicarsi in alternativa ad atteggiamenti di consumo che si concentrano prevalentemente nei fine settimana. Per svolgere azioni terapeutiche di questo tipo rispondendo ad esigenze che sono cambiate, i servizi, dai Sert alle accoglienze, sono chiamati a unire le forze, anche per fare fronte ai tagli che negli ultimi anni interessano proprio il settore della cura e della prevenzione. I servizi devono inoltre distinguere tra consumatori che hanno approcci diversi alla sostanza: non ci può essere medesimo trattamento per chi sniffa, fuma o inietta cocaina. È necessario infine potenziare la rete degli interventi, affinché le azioni messe in atto in questo campo siano frutto di una politica di concerto, dai pronto soccorso ai controlli stradali.

L’Osservatorio europeo sulle droghe segnala l’aumento dei consumatori ultraquarantenni in cura, passati dal 10 al 19 percento in dieci anni. In questa fascia pare incidano molto la condizione sociale e gli elevati tassi di disoccupazione. Come leggi questo dato, è una tendenza riscontrabile anche nel nostro paese?
Difficilmente si può individuare un “identikit del consumatore”. Il consumo di cocaina è traversale, riguarda occupati, disoccupati, studenti e anche casalinghe. Tendenzialmente la cocaina richiede una certa disponibilità di denaro e quindi per quanto riguarda il modo di consumo prevalente, quello di sniffarla, si tratta in genere di persone che dispongono di un reddito adeguato, essendo bassa in questo caso l’associazione tra cocaina e delinquenza per procurarsi il denaro per la sostanza. Le caratteristiche dei consumatori però cambiano se si guarda alle persone che si iniettano la cocaina in vena.

Le morti causate dal consumo di cocaina  sono raddoppiate in un anno. Secondo il direttore dell’osservatorio Wolfgang Goetz: “Troppi europei considerano ancora il consumo di cocaina come un accessorio relativamente innocuo di uno stile di vita di successo”. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo. Il fatto che la cocaina sia prevalentemente sniffata fa sí che non venga percepita dal consumatore come una droga particolarmente rischiosa. Inoltre le morti da cocaina sono spesso sottostimate a livello statistico, perché i loro sintomi assomigliano molto a quelli dell’infarto. Le conseguenze per la salute sono invece gravi, così come quelli sull’alterazione dei comportamenti. È una sostanza per cui il controllo da parte della persona che ne fa uso, sebbene sia maggiore rispetto a quello dell’eroina, è per molti comunque “al limite”.

Per quanto riguarda il consumo di eroina, il rapporto segnala che, dopo una diminuzione nei primi anni Duemila, la tendenza è stabile o in aumento. A che punto siamo con le politiche di riduzione del danno?
È necessario lavorare su una nuova fascia di consumatori di eroina che si affacciano ai servizi e che usano la sostanza in maniera diversa dai loro predecessori: fumandola. Per loro i servizi di cura devono sicuramente lavorare sulla riduzione dei consumi, ma soprattutto sull’ “aggancio” precoce, facendo percepire il rischio di cadere nella dipendenza, di cui sono generalmente poco consapevoli, associando la dipendenza dalla sostanza all’utilizzo della siringa. Oggi però, a fronte delle necessità di rispondere ad un panorama dei consumi che, come denuncia l’Osservatorio europeo, evolve e solleva problemi nuovi, ci si trova a doverli gestire con meno risorse di prima. Questo non è serio se si vuole condurre una vera e propria lotta sui fronti della prevenzione, della cura e della gestione del fenomeno.

In alcuni paesi come Germania, Regno Unito, Olanda si sta facendo strada un approccio innovativo, il trattamento via internet. Cosa ne pensi?
Internet può essere uno strumento per fare prevenzione, attraverso una buona informazione. Si possono mettere in Rete test che restituiscano alle persone la percezione del proprio stato di dipendenza e fornire l’occasione per un aggancio alla cura. Ma non vedo oggi una possibilità di cura attraverso internet, se non come strumento che può al limite accelerare i tempi di cura, perché si intercetta prima il bisogno e perché si aiuta a raggiungere la consapevolezza di trovarsi in una condizione di dipendenza.

Secondo il capo del dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni e il sottosegretario Carlo Giovanardi i dati dell’Oedt per l’Italia non sono attendibili. Risalgono infatti al 2008 e non tengono conto della relazione annuale del parlamento che ha rilevato, nel 2009, una forte diminuzione dei consumatori. Un’obiezione plausibile?
Trovo questa polemica sterile. I cambiamenti non si misurano sulla distanza di uno o due anni. Per poter affermare che l’andamento dei consumi sia effettivamente cambiato bisognerebbe aspettare almeno cinque anni. Inoltre le ragioni di eventuali cambiamenti sono ascrivibili a processi molto complessi, in cui la mera azione di governo incide solo fino a un certo punto.

(manuela battista)



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