About Us

‘Droghe, la politica faccia le sue scelte’. Sei reti dei servizi scrivono alle istituzioni

04 Jan ‘Droghe, la politica faccia le sue scelte’. Sei reti dei servizi scrivono alle istituzioni

Pubblichiamo la sintesi che Redattore Sociale ha realizzato dell’appello lanciato alle istituzioni da parte di numerosi associazioni che si occupano delle droghe in Italia, tra cui il Cnca, coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, di cui il Gruppo Abele fa parte.

cncaPolitiche antidroga orfane di una delega (che non sia il presidente del Consiglio), una Conferenza nazionale sulle droghe attesa da anni e nel frattempo un mondo, quello delle dipendenze, che cambia anno dopo anno. Quella dell’assenza delle istituzioni su di un tema spinoso come quello della tossicodipendenza è storia vecchia, ormai, così come gli appelli di chi si occupa di questi temi. Tuttavia, nonostante da mesi si ripeta il solito refrain, dal dopo Giovanardi-Serpelloni è silenzio assoluto. A muovere le acque ci hanno provato quelli del coordinamento Intercear, il coordinamento nazionale dei coordinamenti degli enti autorizzati e accreditati, che dopo aver inviato una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, lanciano un appello sottoscritto anche da Fict, Cnca, FederserD, Sitd e Acudipa oltre che al presidente del Consiglio, anche al ministero della Sanità, all’Istruzione, alle due aule del Parlamento, al presidente della commissione sanità al Senato, a quello della commissione affari sociali alla Camera e al presidente della conferenza Stato Regioni. La questione cruciale è “porre nuovamente al centro del dibattito il tema delle dipendenze e del sistema di prevenzione, cura e riabilitazione”. Un documento, spiega Umberto Paioletti, presidente di Intercear, “scaturito da un incontro in Senato con la presidente della Commissione sanità del Senato, il senatore Lumia, perché insieme alle altre reti nazionali abbiamo cercato di riportare l’attenzione della politica e delle istituzioni sul tema, a nostro giudizio molto trascurato, delle dipendenze, sia formulando delle richieste di attenzione ma anche entrando nel merito”.

Il fenomeno delle dipendenze, spiega il testo della missiva, si è diversificato rispetto agli anni 80 e 90, ma è cambiato anche il contesto socioeconomico in cui operano enti pubblici e privati. “Accanto a mutamenti di tipo culturale e socio economico permangono difficoltà del ‘sistema’ di presa in carico dovute in parte a una non piena attuazione della normativa dall’altra ad una eccessiva regionalizzazione. I nuovi bisogni di cura che emergono, sommandosi ai vecchi richiedono una rilettura del sistema al fine di renderlo adeguato a fronteggiare questo fenomeno in continua crescita ed espansione”. Un contesto che, secondo le diverse organizzazioni, avrebbe richiesto un “lavoro di forte confronto tra i vari livelli istituzionali e i soggetti a vario titolo coinvolti” che in questi anni “non è avvenuto” , causando “una accentuata differenziazione nei vari territori che, forte anche di una spiccata autoreferenzialità degli attori, ha portato a mettere in discussione il principio stesso di uguaglianza di trattamento tra i soggetti affetti da dipendenza in funzione della regione in cui risiedono”.
Per questo, spiegano le sei organizzazioni firmatarie dell’appello, occorre che la politica e le istituzioni si facciano sentire su alcune questioni. Prima, fra le richieste, quella di una delega politica “al fine di garantire la giusta attenzione dell’esecutivo al tema del coordinamento delle politiche e delle azioni sul tema droga”. La seconda richiesta riguarda la “piena attivazione e istituzionalizzazione dei luoghi di confronto a livello nazionale, regionale , aziendale e tra Stato e Regioni con la partecipazione degli attori pubblici e privati del sistema ed una rivisitazione della loro funzione”. Per i firmatari dell’appello serve anche una “piena applicazione e verifica dell’attuazione dei Lea nel settore delle dipendenze su tutto il territorio nazionale con pari dignità ma anche pari requisiti di qualità e standard”. Non meno importante la convocazione della Conferenza Nazionale sulle droghe “come luogo di definizione di un nuovo patto tra le istituzioni e le agenzie di cura e prevenzione”. La richiesta di Parioletti è di poter “partecipare alla costruzione del processo della conferenza, per evitare che la conferenza sia un posto dove ognuno fa l’esposizione delle proprie posizioni e finisce per tradursi in una passerella”.
Per le sei organizzazioni serve anche un piano nazionale della prevenzione dalle dipendenze con il ministero dell’istruzione, da prevedere nelle scuole e la necessità di continuare a garantire l’importantissimo ruolo svolto dai docenti comandati presso gli Enti Accreditati per le dipendenze. Tra le richieste anche il rifinanziamento del Fondo nazionale lotta alla droga. “Sono anni che confluisce al fondo che va al sociale e fuoriesce dagli interventi diretti sul trattamento delle dipendenze – spiega Paioletti -, quando invece sarebbe necessario perché la funzione di questo fondo è quella di sostenere quelle azioni innovative che non sono a regime, ma che attraverso questi finanziamenti potrebbero essere sperimentate”. A fronte della necessità di innovazione, però, occorre anche intervenire in merito all’adeguamento degli organici dei Servizi per le Dipendenze, “oggi sottostimati e non in grado di fronteggiare al meglio l’evoluzione del fenomeno”, continua la nota, e all’autonomia dei Dipartimenti delle Dipendenze così come previsto dalla normativa vigente.
Infine la lettera chiede la revisione della legge 309/90 (Testo unico sulle droghe). “Una normativa che necessità di avere più che una manutenzione, un aggiornamento alle esigenze che sono in continuo cambiamento – spiega Paioletti -. Nel merito dobbiamo entrarci. È questo quello che chiediamo: di iniziare a discuterne. La soluzione deve venir fuori da un confronto. Oggi abbiamo il sistema di servizi diverso per ogni regione. Forse oggi è il caso di fermarci e di uniformarlo”. Alla politica la richiesta di un cambio di rotta. “Il tema delle dipendenze deve essere discusso sapendo che ci sono modi diversi di vedere le cose: alla politica va il compito di fare una propria sintesi e fare le proprie scelte”. Il rischio da scampare, però, è quello dell’immobilismo. “Non parlandone, il tema delle dipendenze finisce per non essere più importante, e così facendo anche le risorse economiche che devono alimentare il sistema di cura finiscono per assottigliarsi. Così si va incontro al crollo del sistema di cura che abbiamo creato”.



Facebook

Twitter

YouTube