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Droghe: una fase post proibizionista è possibile

28 Apr Droghe: una fase post proibizionista è possibile

ghhhhhhhhhhSovraffollamento carcerario, narcotraffico, prevenzione, trattamenti e riduzione del danno: dalla due giorni nazionale del Gruppo Abele su dipendenze e consumi arrivano forti denunce ma anche proposte. Un doppio binario sul quale si sono mossi i lavori di oggi, che produrranno un documento finale relativo ad ogni tema affrontato dai 30 relatori e dai lavori che hanno coinvolto gli oltre 500 partecipanti. Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, anticipa i contenuti del documento.

Carcere
Sono i numeri, più di tutti, a parlare chiaro: negli istituti penitenziari italiani ci sono67.600 detenuti per 45.320 posti. Nelle carceri europee l’indice di sovraffollamento è pari al 99%, mentre in Italia è del 149%. Non solo: mentre nell’Ue la custodia cautelare tocca il 28,8% dei detenuti, nel nostro Paese si arriva al 41,7%. Con un aumento dei procedimenti pendenti pari al 28,8% e un vero e proprio crollo degli affidamenti terapeutici. “Chi oggi parla di detenzione sociale – spiega il vicepresidente del Gruppo Abele –  non può purtroppo essere smentito”. Ma come è possibile oggi evitare l’ingresso in carcere? “Servono anzitutto modifiche legislative – chiarisce Grosso – la Fini Giovanardi e l’ex Cirielli vanno riviste e cambiate. Ma serve anche una più completa applicazione dell’articolo 89 che consente di evitare la custodia ad una persona tossicodipendente sottoposta a processo per direttissima che abbia intenzione di sottoporsi a terapia. Una possibilità molto importante soprattutto per i giovani. I servizi, però, devono essere messi nella condizione di fare il loro lavoro in questo senso: supportare e seguire queste persone diventa indispensabile”. La scarsità di risorse sta togliendo spazio anche allemisure alternative: “Sono sottoutilizzate – denuncia Grosso – i Sert non hanno più soldi, gli operatori non riescono a garantire continuità ai progetti”. E poi ci sono le persone straniere, per le quali molti giuristi parlano di “doppio ordinamento giudiziario: non hanno permessi premio né misure alternative. Per loro, il carcere, è più duro che per gli altri”. Dal 2007 al 2010 in tutti gli istituti penitenziari del nostro Paese si registra un peggioramento drastico della qualità vita, complice la riduzione della spesa media annua. “Siamo passati – denuncia il Gruppo Abele –  dai 13.170 euro pro capite spesi nel 2007 ai 6257 euro nel 2010. La spesa è stata dimezzata, e questa riduzione ha effetti importanti e drammatici sulla qualità della vita nelle carceri. La condanna detentiva non priva il detenuto del diritto alla salute e cura: si tratta di una pena aggiuntiva arbitraria”. Oggi per ogni educatore ci sono 250 detenuti e solo il 25% delle persone in carcere ha accesso al lavoro, per qualche ora e a rotazione. “Esiste anche – chiude Grosso – un problema di rapporto tra “dentro e fuori”: il detenuto che esce spesso non ha residenza né diritti”.

Narcotraffico
Il narcotraffico è l’affare illegale più redditizio al mondo e una delle voci più rilevanti dell’economia globale. Nel mondo vi sono interi Paesi strangolati dalle “narcocrazie”: in Messico, dal 2006, sono stati registrati 34mila omicidi, 15.273 vittime solo nell’ultimo anno, un morto ogni 34 minuti. “In Russia – denuncia il Gruppo Abele – muoiono per droga 30mila persone all’anno, e in tutta Europa sono 10mila. Anche per questo oggi la lotta non può concentrarsi solo sui sequestri ma dev’essere lotta al riciclaggio: nessuno, oggi, traccia i soldi. Servono norme contro l’autoriciclaggio, ossia il reato di chi in Italia investe e reinveste i profitti derivanti da un atto illecito. Occorre andare nella direzione del superamento del segreto bancario, ratificare laconvenzione di Strasburgo, estendere a livello europeo il riutilizzo sociale dei beni confiscati e uniformare i controlli doganali.

Prevenzione
Al di là delle prove di efficacia dei diversi interventi preventivi, su cui il dibattito è aperto e più che mai vivo, la due giorni di studio del Gruppo Abele ha evidenziato due problemi di base: il primo è quello relativo agli investimenti. “In Olanda – denuncia il vicepresidente dell’associazione – alla prevenzione è riservato l’ 1% degli investimenti, in Svezia  il 3%, mentre per l’Italia i dati non sono stati resi noti. Oltre alla scarsità dei fondi, esiste anche un  problema di continuità dei progetti: la prevenzione è efficace soltanto se è continua e durevole. Degli scarsissimi fondi usati oggi per la prevenzione, poi, si fa un uso inefficace, a forte rischio di effetto boomerang: basta vedere le ultime campagne in onda oggi sui network nazionali”. La due giorni di studi, nel suo documento finale, ribadisce la necessità di una pluralità delle prevenzioni. “Informazione ed educazione – chiarisce Leopoldo Grosso – sono assi portanti, insieme alla cultura della comunità locale. La  prevenzione è sfida di vicinanza, e soprattutto offerta di opportunità“.

Trattamenti
Il convegno del Gruppo Abele ha espresso forte orgoglio per quello che i servizi in tema di trattamenti hanno saputo costruire in 35 anni di storia. “Quello dei trattamenti – chiarisce Grosso – è il più ricco, ma anche il meno integrato dei servizi. Una sorta di bellissimo impianto idraulico con tanta dispersione. Siamo certamente orgogliosi per la tenuta dei nostri servizi, ma sappiamo che questa tenuta non si è  tradotta nella rappresentazione sociale che ad esempio troviamo in Olanda”. Il sistema si è molto trasformato ma oggi – denuncia il Gruppo Abele –  è in fase di crisi per i tagli pesanti che delegittimano i servizi. “Sui territori si taglia come prima cosa proprio sui servizi di frontiera. I nuovi operatori, poi, sono precari e spesso con ritardi fortissimi sugli stipendi. Insomma non sono messi nelle condizioni di appassionarsi”. Ribadita anche la necessità del protagonismo degli operatori, pur tra le difficoltà legate ai tagli. “Ciò non vuol dire – chiarisce Grosso – cancellare i vincoli giuridici, ma chiarire bene la distinzione dei ruoli di ciascuno”.

Riduzione del danno
La riduzione del danno non è mai stata accettata come “quarto pilastro”per la lotta alle dipendenze. “Storicamente scontiamo una difficoltà di rapporti tra cura e riduzione; mai siamo riusciti a creare una sinergia costruttiva, come tutta l’esperienza di questi anni dimostra. Vogliamo ribadire l’idea di una riduzione del danno come bene comune – ha detto Grosso –  che fa gli interessi di tutti ed è utile a tutti. Occorre far partire davvero una rete di riduzione del danno che diventi centro di riferimento culturale di elaborazione e proposizione”.
È anche sulla necessità di un riequilibro dei costi economici che si è concentrata l’attenzione dei lavori: se in Olanda per i trattamenti vengono investite il 13% delle risorse per la lotta alle tossicodipendenze e in Svezia il 15%, per la riduzione del danno scendiamo rispettivamente al 9% e al 3%. “Per la repressione, invece – denuncia il Gruppo Abele – si concentrano il 76% degli investimenti”. Quanto alla riduzione del danno sociale, si è tornato a parlare della proposta di concessione di residenza, anche solo nominale, per i senza dimora: “La concessione della residenza – chiarisce Grosso – segna un bivio importante tra inclusione ed esclusione. Siamo contrari alle liste dei “senza dimora” , che segnalano il forte emergere di percorsi di non inclusione”.

E se nel 2009, a Vienna, l’Onu ha ammesso “insoddisfazione per i risultati raggiunti dalla cosiddetta lotta alla droga”, è proprio da qui che il Gruppo Abele intende ripartire. “Occorre riequilibrare gli investimenti e pensare a nuove modalità per la lotta alle dipendenze – ha chiuso Grosso –  aprire una fase post proibizionista è una sfida possibile”.

(federica grandis)



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