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Energie rinnovabili: se il verde resta “al verde”

01 Apr Energie rinnovabili: se il verde resta “al verde”

tito_ammiratiLe energie verdi? Un vero e proprio boom, almeno secondo Legambiente. Il cui ultimo rapporto mette sotto la lente gli oltre 8 mila comuni italiani, registrando che il 94% di questi ospita almeno un impianto da rinnovabile, con un contributo energetico delle fonti pulite che lo scorso anno ha coperto il 22 percento dei consumi elettrici complessivi. E mentre il Giappone ci insegna una dura lezione sul nucleare, il principale traino della “green economy” italiana, quello degli impianti fotovoltaici, rischia di restare di colpo al verde. Abbiamo chiesto a Tito Ammirati, presidente della cooperativa sociale Arcobaleno, di fare il punto sulla questione dellasostenibilità ambientale nel nostro paese.

Secondo Legambiente il nostro paese sta facendo significativi passi avanti nell’utilizzo delle energie pulite. Gli obiettivi europei per il 2020 sono più vicini?
Fino a un mese fa ero completamente d’accordo con la posizione di Legambiente. Oggi quell’obiettivo mi sembra più lontano, nonostante tra le persone si sia sviluppata in questi anni una forte sensibilità in merito all’utilizzo di fonti rinnovabili. Ciò che rischia di distruggere i progressi fatti sono alcune recenti, infauste, vicende legislative.

Ti riferisci al decreto Romani?
Esattamente. Si tratta di uno strumento miope. Pochi settori in Italia stavano dimostrando di saper realizzare un vero sviluppo. L’energia rinnovabile era uno di questi. L’esperienza di Dinamo (la divisione della cooperativa sociale Arcobaleno che si occupa di fotovoltaico, ndr.), nel suo piccolo, è emblematica di quanto è accaduto a livello nazionale. Siamo partiti nel 2008, con fatica e determinazione, convinti della bontà e della necessità di un progetto che sostenesse la diffusione dell’energia pulita. Abbiamo superato le barriere culturali con cui ci siamo scontrati: molte persone erano scettiche o non conoscevano l’argomento. Abbiamo incontrato cittadini e imprese, spiegando le potenzialità e i benefici di questa fonte energetica rinnovabile. Alla fine sono iniziati ad arrivare i primi ordini. Poi, nel 2010, c’è stato un vero e proprio boom. Per noi così come per il resto d’Italia, il 2010 è stato un anno di forte crescita: abbiamo lavorato molto anche per l’installazione di impianti domestici, grazie agli incentivi e ad un’accresciuta attenzione e conoscenza dei singoli cittadini su questo tema. E anche Dinamo si è ampliata, fino a comporre un’unità lavorativa di 35 persone. In tutta Italia, come ricorda Legambiente, questo settore è arrivato a dare occupazione a 120 mila persone.

E ora cosa cambierà?
Con il brusco taglio agli incentivi e la conseguente mancanza di nuove richieste, noi, come molte altre realtà che hanno creduto in questo settore (soprattutto le più piccole) siamo costretti a mettere in cassa integrazione i nostri lavoratori, costringendo ad una condizione di precarietà molte famiglie. Oggi non siamo in grado di dire se questa cassa integrazione sarà solo temporanea o si trasformerà in una chiusura dei rapporti di lavoro. Perché anche se il decreto venisse modificato, ripristinando qualche forma di incentivo come chiedono gli operatori del settore, la posizione del Governo ha ormai generato nella psiche degli investitori potenziali il timore che improvvisamente si faccia retro-front sulla questione delle energie rinnovabili, ricreando quel sentimento di sfiducia e scetticismo che sembrava ormai superato.

Quali sono i vantaggi di produrre energia verde?
Un sistema di produzione energetica basata sullo sfruttamento di energie rinnovabili ci mette al riparo dalla dipendenza da fonti esauribili che si trovano principalmente in territori caratterizzati, lo vediamo chiaramente oggi, da una forte instabilità politica.
Produrre energia da fonti pulite consente inoltre di non inquinare. Viviamo in un pianeta che ci è stato dato in prestito: se abbiamo rispetto per il prossimo e per le future generazioni che dovranno viverci, non possiamo non investire su fonti che scientificamente non stanno inquinando.
Infine, l’energia rinnovabile è un settore che genera profitto: lo abbiamo visto chiaramente nel 2010. Lo hanno constatato gli operatori economici e anche i lavoratori. Il settore dell’energia verde ha creato occupazione, in un periodo storico di crisi economica e finanziaria.

Eppure molti Stati europei hanno già ridimensionato gli incentivi…
Il ridimensionamento, fino all’annullamento, del sostegno statale, è quello a cui il settore deve puntare anche in Italia. Ma questo passaggio, per non pregiudicare lo sviluppo delle energie pulite, avrebbe dovuto essere graduale.

Il tragico incidente di Fukushima ha riaperto anche in Italia il dibattito sul nucleare. E’ davvero così impensabile che l’alternativa alle centrali possa essere il fotovoltaico?
I risultati di questi ultimi anni rendono inutile parlare di un ritorno all’investimento sul nucleare. Il rapporto di Legambiente parla chiaro: gli oltre 200mila impianti distribuiti sul territorio italiano permettono di produrre ogni anno elettricità superiore a due centrali nucleari EPR di grande taglia, quelle, per intenderci, che si pensa di realizzare in Italia nei prossimi 10-12 anni. Senza considerare che il fotovoltaico si è imposto nello spazio di soli 3-4 anni.
Molti studi mettono a confronto queste due fonti di produzione energetica in base al mero rendimento economico, e il fotovoltaico ne esce perdente. Ma la situazione cambia se si mettono in conto i complessi sistemi di smaltimento delle scorie nucleari e di dismissione delle centrali. Un pannello fotovoltaico con una vita di almeno 25 anni può essere, una volta “fuori uso”, riutilizzato in molte sue parti, dal silicio fino ai metalli di cui è composto.

Grazie anche agli incentivi per i piccoli impianti, il Comune di Torino si è piazzato al settimo posto tra i dieci comuni italiani con il maggior numero di impianti fotovoltaici sui tetti. Questo è un settore che può ancora crescere? Come? 
Le amministrazioni locali dovrebbero definire degli obiettivi e ricoprire la superficie dei tetti di tutti gli edifici di proprietà pubblica con impianti fotovoltaici. Anziché lasciare l’iniziativa al caso o alla sensibilità del singolo amministratore, bisognerebbe definire obiettivi comuni da raggiungere in termini di copertura. La città di Torino ha già fatto alcune azioni di questo tipo, e questo si rispecchia nella sua buona posizione nella classifica di Legambiente.

Cosa possiamo “importare” da quelle esperienze europee virtuose, come la Germania, Austria, Danimarca, Francia e Grecia, che non solo hanno previsto di superare gli obiettivi dell’Ue per il 2020 ma hanno anche rilanciato con piani più ambiziosi, fino a prospettare nel 2050 un approvvigionamento energetico “verde” all’80%?
Dai governi di questi paesi, che hanno definito il programma di interventi e gli obiettivi da raggiungere nei prossimi quarant’anni, possiamo “copiare” anzitutto la lungimiranza. Questa capacità di programmazione e di definizione di obiettivi certi, produce lavoro, stabilità, legalità e benessere per i cittadini.
Un esempio per tutti: la Germania, con una superficie di irraggiamento solare del 40% in meno rispetto all’Italia, genera una produzione energetica da fotovoltaico che è 3-4 volte superiore alla nostra.

(manuela battista)



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