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Eternit: don Ciotti, non può cadere in prescrizione verità

20 Nov Eternit: don Ciotti, non può cadere in prescrizione verità

20.11.2014 | Ansa


Roma – “La sentenza della Cassazione sul processo Eternit è una ferita per i famigliari delle vittime, ma deve esserlo anche per le coscienze di tutti noi. Non può esserci una dissonanza tale tra l’applicazione della legge e l’affermazione della giustizia”. Lo ha dichiarato don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e Libera. “Non è mia intenzione, sia chiaro, giudicare il lavoro dei magistrati, che spesso non posso fare altro che applicare puntualmente le leggi. Mi chiedo però – aggiunge don Ciotti – che leggi siano quelle che ammettono la prescrizione per reati gravi, tali da configurarsi come una vera e propria strage, e i cui effetti si protraggono oltre i tempi stabiliti per la loro punibilità”. “Come può cadere in prescrizione la ricerca di verità e la speranza di giustizia? Come può essere prescritta la responsabilità? Meccanismi di questo genere – sostiene il sacerdote – mettono in discussione il principio dell’uguaglianza di fronte alla legge, dunque la legge stessa, perchè chi è ricco e potente troverà sempre modo, attraverso abili strategie difensive, di allungare i tempi dei processi e arrivare a un’ingiusta impunita'”. “Nel nostro Paese troppe sono le stragi avvolte nel mistero, le morti non rischiarate da una luce di verità da un atto di giustizia. La sentenza Eternit – prosegue – si aggiunge al triste elenco, con l’aggravante che in questo caso erano state accertate le responsabilità e c’erano tutti gli strumenti per affermare la giustizia”. “Per questo non possiamo limitarci all’indignazione. Quelle morti – e il dolore dei famigliari – ci chiedono molto di più. Ci chiedono l’impegno per costruire condizioni di maggiore uguaglianza sociale, cioè di maggiore tutela della dignità delle persone, la dignità dimostrata dal Comune di Casale nel rifiutare a suo tempo il risarcimento milionario dell’imputato. Ci chiedono di fare di quella dignità il principio saldo e non negoziabile di una giustizia ancora fragile, di una democrazia ancora incompiuta”, conclude don Ciotti. 



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