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Fame e sete nel mondo: come combatterle

01 Jun Fame e sete nel mondo: come combatterle

Nell’era in cui la società riesce a produrre più cibo anche il numero di persone affamate è più alto che mai. A dirlo è l’ong britannica Oxfam, che ha presentato il suo rapporto annuale dal titolo Coltivare un futuro migliore. I dati descrivono l’aggravarsi dell’ingiustizia alimentare. In tutto il pianeta sono circa un miliardo – sui sette totali – coloro che non hanno da mangiare a sufficienza. La crisi alimentare descritta da Oxfam è causata da una serie di fattori ormai noti: crescita della popolazione e cambiamento della dieta prevalente (aumento del consumo di proteine animali), cambiamenti climatici, esaurimento delle risorse naturali (sovrautilizzo di terreni e fonti d’acqua), trasformazione di beni alimentari in agrocarburanti.
La produzione di beni alimentari non riesce a fare fronte alla domanda e questo fa sì che i prezzi salgano in maniera costante. Nei prossimi vent’anni, spiega il rapporto, i prezzi di alcuni alimenti base (il grano, il mais) aumenteranno dal 120% al 180%, mentre la domanda d’acqua crescerà del 30% e le terre coltivabili procapite diminuiranno.
La situazione delle risorse idriche non è migliore. L’Assemblea parlamentare paritetica (Acp) – organismo che riunisce i deputati europei e i parlamentari provenienti dagli Stati di Africa, Caraibi e Pacifico con l’obiettivo di migliorare il livello di vita e di sviluppo economico dei paesi ACP, e per istituire una stretta cooperazione tra quei paesi e l’Unione europea – riunita ieri a Budapest ha denunciato i rischi per la salute di milioni di persone per cui il libero accesso all’acqua potabile è impossibile. Un sesto degli abitanti della Terra utilizzano acqua contaminata. Ogni anno la mancanza di condizioni igienico-sanitarie di base, l’utilizzo di acqua ‘sporca’  e la scarsità di approvvigionamento idrico provocano circa un milione e mezzo di morti.
Oxfam e Acp hanno sollecitato misure concrete e globali per cambiare la situazione.
Per entrambe è necessario creare un nuovo sistema di governance globale dotato delle competenze e dell’autorità per poter da un lato garantire l’accesso all’acqua potabile e migliorare le strutture igienico-sanitarie nei Pesi in via di sviluppo, dall’altro evitare le crisi alimentari.
Quattro sono le misure concrete per riformare il sistema, individuate da Oxfam. Abolire le misure di sostegno ai biocarburanti che, ad oggi, costano circa 20 miliardi di dollari l’anno e che portano il 40% del mais statunitense ad un uso industriale e non alimentare. Raggiungere un accordo mondiale relativo ai cambiamenti climatici e regolare le speculazioni sulle materie prime. In seguito canalizzare gli investimenti verso i produttori dei Paesi più poveri in modo da garantire anche a loro l’accesso alle risorse e ai guadagni.
Per agire concretamente contro la fame nel mondo, Oxfam Italia invita a firmare l’appello per “coltivare un futuro migliore”. Tra i primi firmatari anche il presidente del Gruppo Abele, Luigi Ciotti.

(toni castellano)



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