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Fame nel mondo, il Rapporto Sofi 2015

04 Jun Fame nel mondo, il Rapporto Sofi 2015

sofi 2015Sono 216 milioni  in meno rispetto a 25 anni fa (biennio 1990-92) il numero delle persone che soffrono la fame. A dirlo è il rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla fame  presentato a Roma dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e dal Programma alimentare mondiale (Pam).
Tuttavia a destare ancora molte preoccupazioni sono i Paesi storicamente poveri dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia meridionale.
Secondo il report le principali cause della fame sono i disastri naturali, i conflitti, la povertà endemica, l’assoluta scarsità di infrastrutture per l’agricoltura e lo sfruttamento eccessivo dell’ambiente. Come si legge nel documento “eventi climatici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili hanno impedito ogni progresso”. Il rapporto stima non soltanto i progressi già realizzati, ma individua i problemi da risolvere nell’immediato, fornendo delle linee guida sulle politiche necessarie per il futuro. Va affrontata e risolto secondo il report il problema dell’Africa, continente in cui  ventiquattro paesi africani, devono supportare il doppio delle crisi alimentari rispetto al 1990.
Sradicare la povertà estrema e la fame nel mondo è il primo degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite (Millennium Development Goals o MDG). L’impegno preso dai Paesi membri delle Nazioni Unite, che in passato ha contribuito a dimezzare la quota delle persone denutrite tra il 1990 e il 2015, prevede la riduzione del 50% della fame nel mondo entro l’anno.
Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha commentato positivamente questi dati: “Il quasi raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sulla fame ci dimostra che è possibile eliminare questa piaga nel corso della nostra esistenza. Dobbiamo -prosegue da Silva essere la generazione Fame Zero. Questo obiettivo dovrebbe essere integrato in tutti gli interventi politici ed essere al centro della nuova agenda per lo sviluppo sostenibile da stabilire quest’anno”.

(delia coroama)



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