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Fede, omosessualità e diritti

22 Jun Fede, omosessualità e diritti

gaysSarà un matrimonio di rito valdese, domenica prossima, ad unire Ciro e Guido, la prima coppia omosessuale a “sposarsi” in Italia. Per i valdesi, come per le altre fedi protestanti, il matrimonio non è un sacramento: ecco perché la scorsa estate il Sinodo ha lasciato libere le singole chiese di benedire l’unione anche di coppie dello stesso sesso. Da domenica Ciro e Guido otterranno dunque dai fratelli valdesi il riconoscimento e l’accoglienza del loro amore e del loro progetto comune. Un riconoscimento che non otterranno però dal nostro Paese, visto che le coppie di fatto non godono ad oggi di alcun tipo di tutela o di diritto. Sulle difficoltà affrontate dai credenti omosessuali nelle loro comunità e in particolare nella Chiesa cattolica, ospitiamo una riflessione di Gustavo Gnavi, presidente del centro studi dedicato a Ferruccio Castellano, associazione torinese di volontariato che si occupa del rapporto tra fede, religioni e omosessualità.

L’Europride che si è tenuto a Roma all’inizio di giugno ha visto i delegati di varie associazioni di persone GLBT (Gay, lesbiche, bisessuali e transgender) credenti scrivere una lettera al Papa per chiedere una maggior attenzione ai diritti umani delle stesse. Nella lettera si toccano tutti i punti caldi che riguardano lo spinoso rapporto fra le persone GLBT e la Chiesa cattolica, dal rifiuto della Santa Sede di sostenere la dichiarazione dell’Onu sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, all’insistenza con cui alcune parti del magistero consigliano ancora l’uso di “terapie riparative” per modificare l’orientamento sessuale; dalla necessità di un riconoscimento delle copie di fatto, alla consapevolezza che l’affettività delle persone GLBT non possa essere da meno di quella delle persone eterosessuali.
La lettera quasi certamente non avrà alcun riscontro, come d’altra parte non ha suscitato interesse nei media nazionali, tuttavia mi pare possa essere un’occasione per porre alcuni interrogativi. Il Papa è il capo supremo della Chiesa cattolica, ma quando parliamo di Chiesa cosa intendiamo? E’ la Chiesa una “pia società di mutuo soccorso” come appare in certi spot televisivi sull’8 per mille? Oppure per Chiesa dobbiamo intendere lo Stato della Città del Vaticano? Oppure ancora, prendendo dal Concilio, è il popolo di Dio costituito da laici, religiosi, sacerdoti e vescovi e chiamato a portare al mondo il messaggio di Cristo?
Purtroppo la Chiesa è tutto ciò e da secoli si vive in questa ambiguità che favorisce certamente la sua presenza nel mondo, ma che crea anche situazioni anomale e contrastanti con il messaggio evangelico che dovrebbe trasmettere. Allora, se ha senso chiedere alla Chiesa, come Stato vaticano, il rispetto dei diritti umani delle persone, qualunque esse siano, e quindi pretendere che sostenga ogni azione politica indirizzata a favorire l’uguaglianza e la giustizia fra gli esseri umani, senza distinzione di razza, di religione di orientamento sessuale perché l’uguaglianza e la giustizia sono alla base dell’insegnamento evangelico, trovo non abbia però molto senso fare simili richieste alla Chiesa come popolo di Dio.
Il Magistero cattolico, di cui il Papa è la maggiore espressione, dovrebbe essere al servizio di tutto il popolo di Dio, ma in che modo si dovrebbe esercitare questo servizio? In passato lo si esercitava stabilendo ciò che è bene e ciò che è male e obbligando i fedeli a credere alla sua parola sotto pena di essere non solo considerati peccatori, ma di vedersi chiudere le porte del Paradiso. Oggi tutto ciò andrebbe cambiato. Compito del Magistero, in un mondo sempre più evoluto e cosciente, dovrebbe essere quello di educare le coscienze per metterle in grado di fare le opportune scelte e al momento opportuno. Se così fosse, ma purtroppo siamo ancora lontani da questa situazione (e anzi sembra che da varie parti si ritorni indietro), non ci sarebbe bisogno di vescovi che dalle loro posizioni di prestigio, si sentano in dovere di interferire più o meno pesantemente presso gli organi legislativi di una nazione. Non ci sarebbe bisogno di bloccare, come avviene da anni, l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole per paura che vengano trasmesse nozioni contrarie alla morale cattolica; non ci sarebbe bisogno di definire l’affettività delle persone GLBT come un “amore debole”. Non ci sarebbe bisogno di tutto ciò e di altro perché le persone sarebbero in grado di scegliere grazie alla loro coscienza correttamente formata sia dagli insegnamenti ricevuti, sia dalle situazioni concrete vissute ogni giorno. Allora più che parlare di diritti e chiedere al Papa, come vescovo e capo della Chiesa cattolica, che anche questa li rispetti (cosa giusta e doverosa proprio per la forza del Vangelo), credo occorra un’opera di educazione che parta dalla base e arrivi a coinvolgere tutti coloro che hanno compiti di guida e di insegnamento. Oggi più che mai su certi temi, all’interno della Chiesa cattolica, c’è una grande ignoranza e quel che è peggio non sembra ci sia la volontà di colmare le varie lacune. Piuttosto che cercare di capire come va il mondo e partire da questo per diffondere il messaggio di Cristo, si preferisce chiudersi in una posizione difensiva ed accusare della perdita di senso religioso, del calo di pratica religiosa e dell’immoralità dilagante tutta una serie di “ismi”, dal relativismo al capitalismo, al comunismo e così via, senza chiedersi se quanto sopra non è il frutto di un allontanamento di una parte della Chiesa dal messaggio evangelico e dalla realtà quotidiana e quindi di errori interni. Perciò in un’ottica nuova di essere Chiesa,  senza togliere nulla alla richiesta del rispetto di fondamentali diritti, credo sia ora che le persone GLBT prendano in mano non solo la politica e le altre scienze umane e sociali ma anche la teologia e,  come è già successo con le donne, possano e sappiano dire la loro. E poco per volta i diritti saranno automaticamente acquisiti. Ci vorrà tempo ma la speranza in un mondo diverso e anche in una Chiesa diversa è ultima a morire.

(gustavo gnavi- Centro studi e documentazione Ferruccio Castellano)

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