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Femminicidio: nessuna (in) più

25 Nov Femminicidio: nessuna (in) più

scarpe_rosseSuccede spesso che i concetti più complessi abbiano in sé le definizioni più semplici. Femminicidio, per esempio. Difficilissimo entrarne nelle pieghe, facilissimo capire cosa sia. Marilù Oliva, insegnante, scrittrice, curatrice di“Nessuna più”, un’antologia di racconti contro il femminicidio, ce la riassume così: “Femminicidio è violenza contro le donne in quanto donne. Una violenza che parte da uno stadio latente e può esplodere con diverse modalità, tra cui l’omicidio”.

Facile spiegare, dunque, ma difficile intervenire. E prevenire. In un periodo storico che fa del segno meno la sua costante (meno lavoro, meno nascite, meno potere d’acquisto per le famiglie, meno diritti, meno garanzie sanitarie e previdenziali, meno uguaglianza), la violenza sulle donne in generale, e il femminicidio in particolare, continuano a registrare valori positivi. Dal 1999, ogni 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un’occasione per restare in guardia. Per conoscere e far conoscere il problema.

E che di informazione ci sia bisogno, lo testimoniano le cifre contenute nelRapporto sul femminicidio in Italia condotto dall’Eures. Un dossier crudo, a tratti impietoso, che certifica il 2013 quale annus horribilis della storia d’Italia sotto il fronte femminicidio. 179 donne uccise nel nostro Paese. +14% rispetto al 2012, quando furono 157. Ma, soprattutto, una percentuale tanto alta rispetto al totale di omicidi non era mai stata registrata: 179 donne su un totale di 502 omicidi significa che di tutti le persone assassinate in Italia, il 35,7% è donna. Nel 1990 lo stesso dato era fermo all’11%.

Secondo l’Eures, è in casa che matura la stragrande maggioranza dei femminicidi. Nel 2013, 7 assassini su 10 sono stati commessi tra le mura domestiche (122 casi). Sono le trasformazioni e le dinamiche del rapporto di coppia a spiegare il maggior numero dei casi. Il 66,4% delle vittime è stata uccisa coniuge, dal partner o dall’ex partner (81 vittime su 122).  Ma aumentano anche i matricidi, per lo più legati a cause di denaro o per “dei rapporti derivanti da convivenze imposte dalla necessità”: sono 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari, a fronte del 15,2% rilevato nel  2012.

Nel 2013 il sud diventa l’area a più alto rischio (75 vittime ed una crescita del 27,1% sull’anno precedente), anche a causa del decremento registrato nelle regioni del nord (-21% e 60 vittime), ma è il centro a presentare l’incremento più consistente (+100%), passando le donne uccise da 22 a 44: i casi crescono nel Lazio (da 9 a 20), in Toscana (da 6 a 13), in Umbria (da 3 a 6) e nelle Marche (da 4 a 5). Proprio il Lazio, insieme alla Campania, presenta nel 2013 il più alto numero di femminicidi tra le regioni italiane (20). Per il resto, seguono Lombardia (19), Puglia (15), Toscana (13), Calabria e Sicilia (entrambe con 10 vittime). La graduatoria provinciale vede ai primi posti Roma (11 casi), Torino (9 vittime) e Bari (8), seguite, con 6 vittime, da Latina, Milano, Palermo e Perugia. Oltre ai mutamenti geografici, si riscontra anche una crescita dell’età media delle vittime di femminicidio, passata da 50 anni nel 2012 a 53,4.

A Torino saranno diversi gli eventi organizzati per celebrare il 25 novembre. Davanti all’ospedale Molinette, ci sarà un flash mob dal titolo “La cittadella si tinge di rosso”, con animazione, musica e letture darà risalto a un problema che vede vittime molte donne. In via Chambery – via Cirenaica – via Col di Lana sarà intitolato alle vittime di femminicidio un parco urbano. A Rivalta, la comunità del Gruppo Abele “Il filo d’erba” ha allestito anche quest’anno una installazione davanti alla propria sede, con le “scarpette rosse” che abbiamo visto in molte piazze d’Italia, un paio per ogni vittima, sperando ogni anno di poter accorciare la traccia, di non averne nessuna in più. E poi, mostre, spettacoli teatrali, incontri di sensibilizzazione. Perché la peggiore delle armi è il silenzio.

(piero ferrante)



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